Piovono kiwi a pecorelle

Articoli con tag “vita

Quando l’umanità ti sorprende

Ultimamente mi sono connessa alla pagina zero waste locale, per consigli principalmente. Chiedevo se qualcuno sapesse dove trovare del tè di timo e verbena, e ho ricevuto del timo fresco gratuitamente (o meglio, in cambio di alcuni cioccolatini che avevo fatto qualche giorno prima), che sta facendo radici e si spera diventerà una qualche piantina durante l’inverno. Questo scambio di risorse tra perfetti sconosciuti mi riempie sempre il cuore.

Ma oggi un’altra persona mi ha scioccata. Ero al negozietto di frutta e verdura nel quartiere. Ci sono già stata altre volte, ma non lo frequento troppo spesso. Quando mi sono trovata alla cassa mi sono resa conto che avevo solo il borsellino del mercato, senza carta, e ormai senza contanti perché spesi tutti al mercato. Ho detto al cassiere (quasi ogni volta c’è qualcun altro) che sarei andata a casa a prendere i soldi, se potevo lasciare la spesa lì per 10 minuti. Mi ha chiesto se vivessi nel quartiere, e poi mi ha detto di prendere su tutto, mi ha fatto uno scontrino e detto di pagare la prossima volta.

Sono piacevolmente scioccata. C’è ancora fiducia negli esseri umani.

Annunci

Interazioni

Quando vivi lontano da tutto e tutti, lontano da quella che è casa tua, piccole cose hanno una grande importanza. Sono quei piccoli messaggi che ti arrivano a caso, da persone a caso, un saluto, un link a un articolo su cosa sta succedendo da quelle parti, un abbraccio, una emoticon, una foto, … Sono questi i piccoli segnali che ti dicono “casa è ancora lì”, non solo la tua famiglia e i migliori amici. E allora puoi andare avanti in questa tua vita parallela. Tutto va bene e puoi immergerti di nuovo nel quotidiano fatto di lavoro e interazioni. Perché se anche il tuo presente e futuro è altrove, sai che il tuo passato è lì, a sostenerti, e ad aspettarti. Interazioni. Non ci si rende sempre conto del lungo viaggio che anche le più insignificanti fanno con noi.


I bambini che ti salvano la giornata

Passi ore, giorni, mesi a disperarti per quanta plastica ci sia in giro. Per tutti i sacchetti di plastica che cercano di rifilarti al supermercato, e per tutti quelli che la gente semplicemente accetta (e butta via). Ti disperi a guardare le strade pulite, e tutti i rifiuti fuori strada come quell’immagine di chi pulisce la stanza piantando tutto sotto il tappeto o letto per un apparente pulizia.

Poi a lavoro una bimba di sette anni viene da te, e ti chiede se dopo merenda per favore può avere un sacchetto per raccogliere i rifiuti dal parcogiochi. L’ha già fatto, ti rassicura. Ti salva la giornata, e pensi che allora le speranze ci sono ancora. Anche se, in realtà, ti ha chiesto un sacchetto di plastica. Ma come puoi lamentarti a questo punto?

Altro giorno, altra bambina di otto anni, al parcogiochi. L’altalena le ha dato un pizzicotto. Mi pare giusto chiederle se l’altalena sia viva, e in questo caso quale sia il suo nome (altalena), e quale il suo genere (in inglese è “it”, non ha un genere). La risposta ovvia: è un transgender. Ma non senti malizia, e allora non puoi fare a meno che ridere. E si passa ad altri discorsi. Nuova generazione.


Appunti di un’anima un tempo razionale

Sono qui, dall’altra parte del mondo, da ben 9 giorni ormai. Il tempo passa velocissimo, sembra troppo, non riesco a concepire che è già passata più di una settimana da quando sono arrivata, che sono passati 11 giorni da quando ho lasciato il territorio elvetico. Sono tornata, con solo una persona ad accogliermi, quella importante però. Tante altre sono presenti sul territorio ma chissà quando (e in parte se) le vedrò. Sono tornata, ma arrivata in una cittadina a me praticamente sconosciuta, eppure mi sono sentita subito a casa, nel posto giusto. E le strade, i colori, le persone… è come se quei nove mesi in mezzo non ci fossero mai stati, come se questo luogo avesse continuato a essere parte di me e io parte di esso. Attraverso la cittadina la prima volta e incontro tre ristoranti tailandesi, il primo è quello autentico, il secondo è quello originale, e il terzo è la sua casa. Qui vento e pioggia sono più o meno all’ordine del giorno, significa che ho già inquadrato i momenti in cui non piove e il vento non mi spinge a destra e sinistra come bel tempo. Se continuo di questo passo mi terrò bene in forma, anzi con questi passi visto che scarpino almeno ogni due giorni fino in città e/o ritorno. Sui 10-15 chilometri al giorno. Ma qui si ha tempo. E nonostante ciò batto il tempo predetto da google maps e ci ho messo solo 1h25 a tornare i miei 6,7km verso casa. Ma è in discesa, tendenzialmente. Presto spero di avere una bici, almeno riduco il tempo di percorso casa-scuola e mi aggrego al gran numero di pedalatori. Mentre io cammino comunque la gente se ne sta tranquilla in coda per entrare in un negozio di apparecchi elettronici (apparentemente c’era una qualche grande azione oggi) e la linea si snoda lungo il marciapiede, arriva all’incrocio, gira l’angolo e continua lungo altri cinque edifici. Tranquilli, sereni, composti, ordinati. Solo in Germania ho visto succedere una cosa simile.

C’è chi mi ha esplicitamente chiesto (o persino richiesto) se una volta ripartita avrei ripreso con i miei diari. In realtà ero convinta avessi solo due o tre lettori… ma pare che gli stalker si diano da fare qui. :) Non so quanto scriverò ancora prossimamente, essendo che ho cominciato un corso all’università. E nonostante sia solo di tre mesetti, già mi sento che per la prima volta avrò una vera esperienza di vita da campus. Vicino al centro città. Numero di edifici ancora indefinito collegati tra loro e per cui ci sono bisogno mappe per arrivare a destinazione. 3000 qualcosa studenti internazionali ogni anno. Ho in classe cinesi, giapponesi, srilankesi, ruandesi, tedeschi, papuanuovaguinesi, solomonislandesi. Interesting! Altro che un dipartimento in un edificio in zona industriale di Lugano :P

Prima della mia partenza tanti hanno avuto come primo pensiero che io stessi scappando dalla Svizzera, dall’Europa. No. Non sto fuggendo da una situazione sociale e di lavoro difficile e complicata. Non sto scappando da casa mia, anzi, mi sento in colpa perché vorrei fare la mia piccola parte per migliorarla. A dirla tutta ho rincorso quella parte del mio cuore che la voleva saper lunga. Mi sono sorbita altre trenta ore di volo, sono lontana da casa, dalla mia famiglia, dai miei amici, dalla mia vita precedente e che già mi manca, il mio futuro è pieno di dubbi e domande. Ma essere qui con lui è la cosa più naturale del mondo, ed essendo questo un paese che ho imparato ad amare in passato, è semplicemente il posto giusto dove essere ora. Probabilmente tra qualche settimana comincerò ad avere le mie crisi esistenziali, poi vi scrivo eh, non preoccupatevi. Ma nel frattempo, ebbene sì lo avete capito e lo ammetto, sono di nuovo a testa in giù in Nuova Zelanda, per Amore. Ora ditemi: sono finita inconsapevolmente in un film romantico o in un romanzo d’amore? Perché, sinceramente, ancora mi sembra assurdo.

Cheers, see you later guys!


Riordinare la vita

Assolutamente non è facile. Sono in un periodo un po’ caotico, un po’ irregolare, un po’ assurdo. Ma pian piano sto facendo ordine tra 27 anni di vita. E non sto parlando metaforicamente. Mi si prospetta un trasloco dall’altra parte del mondo. E non solo. La casa dove ci sono 27 anni della mia vita non sarà più qua ad aspettarmi con la terza stanza di una figlia ormai fuori casa e solo in visita. Ho quindi qualche mese per rovistare tra le mie cose, riordinarle, incasinarle, buttarle, salvarle. È inutile: non si trovano solo pezzi di liceo o di università. Si trovano pezzi di vita, ricordi, passioni, nomi scritti ripetutamente, emozioni e sensazioni trascritte e disegnate, pensieri astrusi e alquanto profondi che sai essere opera della tua stessa mente, ma che avevi rimosso e non riconosci più. Nonostante ogni tanto un campanellino suoni. Gioia e disperazione di tutta una vita racchiusi in diari e piccoli (o grandi) oggetti. Specialmente ad avere il collezionismo nei geni.
Lentamente sto buttando via pezzi della mia vita. Ogni tanto con leggerezza, ogni tanto con sensi di colpa. La mia stanza ha talmente tante cose in meno stipate tra le sue mura, che l’aspetto è sempre lo stesso. Già. Però sono ore di lavoro che una alla volta e con calma mi sto togliendo di torno. Devo visualizzare l’ammasso di cose buttate nel cestino, le pile enormi finite nella carta straccia, gli oggetti che hanno trovato una nuova casa. E ripetermi che sono ore e ore di lavoro che non devo più fare. Fa proprio bene buttare via e lasciare andare. E riordinare almeno la propria vita, se là fuori già il caos ci sta beffeggiando.


I do like mondays

Stamattina mi sono svegliata, rigirata una volta, rigirata due volte, forse anche tre. Poi il pensiero ora mi alzo. Erano le nove. Ma no: leggo prima un po’. Ovvero mi alzo un’ora dopo. Stacco il telefono dalla presa e lo accendo abbandonandolo lì, vado a togliermi questa umidità estiva di dosso e una volta rinfrescata ripesco il telefono dalla stanza, vado a prepararmi un bel bicchiere di limone spremuto e una fetta di treccia mentre controllo cosa è successo nel mondo. Poche nuove, scopro che il Portogallo ha vinto gli Europei, per il resto solite cavolate, solite tragedie, solita gente in giro. È un bel lunedì mattina, ieri mi sono disimpallidita un po’ sotto il sole al castello per le prove per lo spettacolo del finesettimana in arrivo. E ho scoperto che c’era la partita la sera, e che fosse la finale. Ma guarda un po’. Per un anno non mi interesso e gli europei volano via che è una bellezza! Con solo qualche ricordo, per me, di tifosi irlandesi e di islandesi alla ribalta. Sarà l’assonanza.

È lunedì, e non sono in vacanza. Forse, chi lo sa, andrò da qualche parte in settembre. Ma forse anche no. Lavorando a turni ogni tanto c’è questa bella cosa di avere giorni liberi in settimana. Perché bisogna be’ trovare i lati positivi di tutto. Con il mio bel thé di timo e zenzero mi ritrovo a scrivere qua di nuovo. Ogni tanto bisogna trattarsi bene, e cominciare la giornata non con pigrizia, ma con calma. Oggi vedrò di rimettermi dietro al mio curriculum kiwi style che si sta lentamente delineando (sempre che le mie nipotine in visita oggi me lo “permettano”).

Tutto questo per dire che mi piacciono i lunedì. Specialmente quando dopo lo sfasamento temporale dovuto ai turni riesci a rientrare in una parvenza di ritmo normale sentendoti relativamente in forma.

Da qua è tutto. Sa sentum, forse con nuove più nuove e informazioni più informative. Ciao ciao


(Auto)celebrazioni

La piccola mi guarda. La saluto sorridendo mentre seguo il mio scricciolo. Non la conoscevo. L’avevo notata seduta in prima fila durante il concerto, però. Su quella panchina aggiunta davanti alle sedie perché, che diavolo, non c’erano più posti a sedere nella palestra. Dopo un po’ me la ritrovo davanti, e la ragazza più grande che la accompagna mi dice che la piccola vorrebbe fare una foto con me. Spiazzata e lusingata faccio la foto, pensando che l’ultima volta che mi era successo era in India (e lì un viso pallido come me si nota, non ci si scappa), qui mi fa sentire una vip. Ci scambio con piacere due parole e poi proseguo con il mio scricciolo che ancora vuole danzare, quando la musica è finita da un po’. Ma il ritmo scorre ancora.

Questa è solo una delle immagini di stasera. Una bimba con gli occhi sorridenti per i nostri canti. Goccia di Voci ha celebrato l’accoglienza stasera. Un’accoglienza oltre i confini e oltre le parole. E la gente ha risposto: a quanto pare oltre 300 persone e sui 100 rifugiati (primi numeri che girano) ci hanno fatto compagnia nella palestra dell’ex caserma di Losone, ora uno dei centri rifugiati del Ticino. Quei ragazzi, perlopiù giovani ci hanno ascoltati tranquilli, poi alla fine si sono svegliati, hanno preso l’iniziativa e cantato e ballato con noi (o noi con loro?). Non ho idea di quanti sapessero l’italiano, ma non importa. La musica scavalca le barriere e il sorriso è un linguaggio universale.

Colonna all’entrata e palestra gremita. Un’immagine insolita per me. Siamo un coro. Solitamente snobbati quindi. Ma la musica di ispirazione etnica, i colori e l’allegria si spargono, attirano. E poi, giusto per celebrare un po’ Goccia di Voci,  alptransit ci ha posto ben bene in luce davanti a migliaia di persone, presenti e davanti allo schermo televisivo. Non è nemmeno la prima volta che vengono a filmarci per un documentario e simili, o che il coro partecipa a uno spettacolo che comprende canto e teatro. Quello che però mi riempie davvero il cuore a essere parte di questo gruppo, è il potere di tutte queste Gocce di creare sorrisi e lacrime e grandi energie. Celebriamo l’accoglienza, ma celebriamo anche la musica e il canto, ambasciatori di pace nel mondo.

Che Goccia di Voci continui a portare le sue armonie di pace anche nei prossimi vent’anni. Quest’estate non si fa pausa e si partecipa ancora a uno spettacolo. A ottobre si riprendono i festeggiamenti per  il ventesimo. Un anno strabiliante.

Finché i bimbi si commuovono, affascinano e divertono ai concerti quanto i loro nonni, e finché l’età dei cantanti continuerà a variare tra i 19 e i quasi 80…be’ si continuerà su questa rotta tra culture e luoghi, lingue e suoni. E speriamo di non essere gli unici ambasciatori.