Piovono kiwi a pecorelle

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Kiwians 13 – di bandiere e rugby

Heya!

Quando è l’ultima volta che avete scelto la vostra bandiera nazionale? Ve lo ricordate? Oserei dire che la risposta è per tutti no. In Nuova Zelanda invece è una questione attualissima. Hanno fatto un concorso per una nuova bandiera. Hanno ridotto da 10’000 a 40 effettivamente legalmente e razionalmente possibili, poi a 4 papabili. E riaggiunta una su pressione della popolazione. A novembre vanno a votare. Ma non è finita lì.. Una volta scelta la nuova bandiera andranno a votare nuovamente nei primi mesi dell’anno prossimo: per decidere se cambiarla o meno. Un processo lungo, complicato e costoso. La gente si lamenta: 26 mio di dollari per una bandiera. Si potrebbero spendere altrimenti. E dò loro pienamente ragione. Forse pure spesi inutilmente, nel caso (probabile per alcuni) in cui la seconda votazione decida per non cambiarla. Ma un motivo per tutto questo c’è. Non si tratta solo di distanziarsi dal Regno Unito, anche se è uno dei motivi, visto l’union jack nella bandiera neozelandese. Ma ammettiamolo, quanti di voi sanno come è fatta la bandiera della Nuova Zelanda? O quanti di voi lo sapevano prima di cominciare a leggere i miei diari di viaggio e forse andare a ricercarla? Scommetto che il numero è vicino allo zero. E se qualcuno alza la mano là fuori allora sono convinta che è per via di un soggiorno tra i kiwi. La bandiera nazionale è solitamente un simbolo identitario e di riconoscimento. Bene… Se i kiwi si riferiscono alla bandiera neozelandese riferendosi in realtà al silver fern, ovvero alla bandiera nera con la felce argentata che è prima di tutto simbolo degli All Blacks, orgoglio nazionale, allora c’è qualcosa che già non quadra. Proprio ieri il mio hostfather mi ha chiesto se avessi notato tutte le bandiere neozelandesi sventolare sulle macchine. Ma di bandiere nazionali nemmeno l’ombra. La gente sceglie il simbolo, non il vessillo ufficiale. In aggiunta non so chi e non mi interessa tanto saperlo è andato in giro per il mondo con la bandiera di queste due isolette e ha chiesto alla gente per strada di che nazione fosse. Nessuno ha avuto dubbi al riguardo, ovviamente è l’Australia! Non una persona ha nominato la Nuova Zelanda..

E ora i Kiwi sono già pronti per bene per supportare i propri famelici eroi All Blacks lottare per la coppa contro gli (amati) odiati fratelloni Wallabies. I pub sono tutti prenotati, gli amici si organizzano, la nazione è pronta: alle 5 di mattina di domani Auckland sarà più viva che mai. E prevedo un caos totale, sia che vincano, sia che perdano. Perché è l’Australia. È assolutamente da battere! Rugby forever. A questo proposito… il mio maestro ci ha fatto notare che per i Kiwi che crescono con la cultura machista del rugby, il calcio è qualcosa di completamente errato: è come vedere degli uomini piagnucolare tutto il tempo per essere caduti sull’erba. Ma la felce argentata è in lizza per la seconda coppa mondiale in fila. Teniamogli i pugni!

E nel frattempo dopo questo freddo inverno io mi godo la primavera, sperando che si stabilizzi e aspettando l’estate con le sue cicale. Primo bagno nell’oceano della stagione, fatto. Visita al luogo definito principio della nazione, fatta. Viaggio di quattro giorni nel northland con un sacco di svizzeri, fatto. Studiare tanto e avere lavoro in arretrato, fatto. Ora mi organizzo un po’, che è meglio. Alla prossima, non si sa quando, non si sa come, non si sa perché.

See ya :)

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Appunti di viaggio kiwiani 4

 

Sono ormai passate poco più di tre settimane dal mio arrivo ad Auckland. Ho visitato due volte l’Auckland Memorial Museum (uno dei due musei nazionali, l’altro è a Wellington, la capitale), sono stata all’acquario, ho sostituito i miei occhiali da sole, ho momentaneamente deciso di abbandonare la mia ricerca di un ombrello visto il vento che gira sempre, il bus ha cominciato a saltare corse tanto per divertirsi un po’, la gelataia mi ha chiesto se sono di qui, per poi scoprire che è italiana. Qualche parola in italiano per venire a sapere che Auckland è piena di italiani.. al che mi chiedo: dove si nascondono? È stata la prima persona, e finora unica, con cui ho potuto scambiare due parole di italiano. Effettivamente ci sono parecchi ristoranti italiani, anche se non tutti mi convincono sull’autenticità. E ne ho trovato uno che devo provare assolutamente. Uno di quei ristoranti o da provare o da evitare. Ma io sono curiosa: come si fa a non esserlo di un ristorante chiamato “me ne frego”? Unico problema… non ho idea di dove si trovi, perché ci siamo passati davanti in macchina forse la prima settimana. Ma esiste internet!

Come già scritto ci sono parecchie colline qui, tante sono verdi e meta turistica e di tempo libero. Tra i colli più visitati si trova One tree hill. Quando ho letto per la prima volta il nome ho pensato a una strana coincidenza. Invece no. È la stessa collina che da il nome a una canzone degli U2 (alzi la mano chi ora vorrebbe essere qua per spararmi). La storia della canzone? Un roadie che ha lavorato per loro mentre erano in Nuova Zelanda ebbe un incidente mortale. In occasione del funerale a cui i quattro irlandesi erano presenti nacque questo brano. La storia della collina? Un po’ più allegra. Come dice il nome un tempo c’era un albero in cima al colle. Ora non c’è più, ma si trova un monumento che fu eretto, per sua volontà, dopo la morte di un importante politico del paese, in onore della popolazione maori con cui i bianchi dividono il paese. L’obelisco è visibile da molte parti della città, e dalla piattaforma dell’obelisco si può vedere tutto intorno la città.

La settimana scorsa mi sono fatta sgamare. Ora la mia famiglia ospite non ha più alcun dubbio riguardante la mia nazionalità. Non dopo che una sera mi hanno vista preparare un bircher muesli (loro pronuncia bircer) per il pranzo del giorno dopo!

Per la prima volta in vita mia una docente mi ha definita un’allieva che partecipa tanto e lavora tanto con i compagni… e la cosa grave è che non ha allucinazioni. Per la prima volta sono uscita da Auckland, e per la seconda volta in vita mia ho dormito in tenda. L’occasione per la scampagnata in tenda è stato il Waitangi Day. Festa nazionale che ricorre al 6 di febbraio e vuole ricordare il giorno in cui è stato firmato un accordo tra diverse tribù maori e la corona britannica. I primi hanno riconosciuto la corona, questa ha assicurato diritti e protezione. Correva l’anno 1840. Sono seguiti diversi dibattiti al riguardo, diverse guerre, alcune interne tra maori e i britanni. Ma quel giorno, nonostante delle differenze tra le versioni in inglese e in maori, e le controverse opinioni al riguardo, sembra comunque essere considerato il giorno in cui è stata fondata la Nuova Zelanda come paese di entrambi i popoli.

Destinazione della scampagnata: dispersi nel nulla (ovvero Taumarunui). Tre notti e tre giorni di campeggio con la family. Campeggio con un grande prato, un fiume, una piccola foresta preistorica. Questo weekend ho visto il primo opossum… spianato sulla strada. In compenso ho avvistato dei tui, animai indigeni nativi della Nuova Zelanda: un essere piumato nero e bianco che vola tra gli alberi della foresta e fa due differenti suoni, tali da farmi credere di stare inseguendo due differenti uccelli. E poi improvvisamente, quando avvisto i tui in alto alto, improvvisamente uno stormo di fantail, o piwakawaka, mi accerchia distraendomi dai tui e volandomi in giro sui rami appena più in alto della mia testa. Altri volatili nativi e canterini. Un simbolo della Nuova Zelanda, che da anche il nome ai suoi abitanti, è il kiwi (quello strano essere zompettante con il becco, presente unicamente in questo paese e in via d’estinzione). Altro simbolo molto usato è la felce argentata (the silver fern): effettivamente – oltre a essere usato come logo in metà delle cose, squadre e non so che neozelandesi – è pure una pianta molto presente ovunque in giro. Qualche cespuglio nelle aiuole o nel sottobosco, ma principalmente cresce come albero. Talvolta alto anche 3-4 metri fa concorrenza alle palme nell’aspetto e certi tronchi sono probabilmente troppo grandi per me da abbracciare. A stare in quella piccola foresta con degli alberi giganti, gli alberi di felce e quegli uccelli indigeni mi sembrava quasi di stare in una foresta di un’altra era. Fantastico! Da Taumarunui parte pure la forgotten world highway. Strada persa nel nulla lungo la quale puoi viaggiare probabilmente per ore senza incontrare altro che colli, valli, prati, alberi, pecore, mucche e qualche fattoria. Prati gialli, a causa dell’estate più secca da decenni…solitamente è tutto verde. In macchina mi pareva ogni tanto di viaggiare per l’Irlanda, la Grecia o la Toscana. E sulla via c’era un cimitero maori sul fianco di una collina: più in alto sta la tomba, più importante era la persona.

Lunedì di nuovo scuola e sul bus sono stata accolta dall’autista pazzo, che stavolta non mi ha chiamata sorella, ma mi ha chiesto se sono francese. A rispondere che sono svizzera mi sono sentita esclamare “oh, guten morgen fräulein! wie geht’s?”. Alla mia precisazione che parlo italiano (lo so… sono svizzeramente pignola) ovviamente… “ciao bella!” e “arrivederci signorina!” quando sono scesa. Quell’uomo sa qualche parola in tutte le lingue del mondo mi sa. Ma soprattutto rende le giornate più allegre.

Ora spero di non avervi dato false informazioni. Ma il mio sproloquio è finito.

See you!

 

ps sono un po’ indietro con le foto.. ma qualche scatto nuovo c’è! passeggiata per il mio quartiere:  http://ekarezzonico.wix.com/saoirsesworld#!auckland—remuera/c14c2