Piovono kiwi a pecorelle

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Misteri di questo mondo

Avevo un phön, un asciugacapelli, di quelli che funzionano una meraviglia, tanto che me lo sono portata dall’altra parte del mondo. Ben due volte. Ma la seconda non ce l’ha più fatta, dopo qualche settimana ha deciso di autoimmolarsi, si è bruciato dentro e lentamente si è spento. Il suo successore ha deciso di mettere tutto sè stesso nel suo operato. L’ho attaccato alla presa, acceso la presa, acceso il phön, asciugato i miei capelli, spento l’asciugacapelli, … e questo è rimasto acceso. L’unica via per spegnerlo è stata spegnere la presa. Poi ieri, dopo tre mesi circa, ha improvvisamente realizzato che se il tasto è sullo zero, non dovrebbe funzionare. Rivelazioni fantastiche, un click e si spegne. E ora funziona normalmente. I misteri della vita… come le consegne postali fallite alle 5.24 di mattina. Come la macchina che non si accende più, e un’ora dopo c’è un blackout generale lungo tutto il blocco.

E si ripescano il domino con cui ci si mette a costruire piste varie, e si esce dall’altra parte della strada a prendere candele, un puzzle da mille pezzi e carte da gioco (se poi ci si accompagnano i dadi anche meglio). Il menù è da cambiare perché non funziona il forno, m a almeno una nota positiva di avere il fornello a gas è che puoi ancora cucinare senza corrente.

A tutto questo si aggiunge che a inizio mese era la festa della donna. Festa che ho sempre ignorato, pensandola un’ennesima idea commerciale. E improvvisamente, perché qualcuno è rimasto sbalordito dal mio nominarla, sono andata alla ricerca del suo significato. E mi sono ritrovata a 27 anni a scoprire che la giornata internazionale della donna non è una festa, ma la commemorazione dei diritti che la donna ha raggiunto e ancora deve raggiungere. Un significato un po’ più grande di mimose regalate, un po’ più lotta per l’uguaglianza e diritti umani. E allora celebriamola, ricordiamola, che qua di mimose non ce ne sono neanche.

E poi, nella quotidiana vita post trasloco, si invitano amici a cena e improvvisamente lui ti chiede cosa è successo. Perché il brasiliano cucina vegetariano in pentola, e io mi metto a friggere frittelle vegane per gli ospiti. Solitamente lui, da bravo brasiliano, frigge, carne. Sono episodi così. Che ti fanno rendere conto di quanto ognuno sia perso nelle proprie abitudini.

Passeggiavo, l’altro giorno, pensando al fatto che in Nuova Zelanda i vetri sono singoli, i doppi vetri stanno arrivando pian piano, mentre in Svizzera le nuove finestre ne hanno pure tre. E l’isolamento termico di tetto e pareti figurarsi. Le vecchie case coloniali inglesi sono ancora come erano una volta, lentamente le stanno ristrutturando, isolando meglio i tetti. La mancanza di riscaldamento centralizzato è ancora un piccolo mistero per me, essendo le temperature molto simili a quelle svizzere. Poi però in tutti questi pensieri mi sono ricordata di aver notato l’assenza di tapparelle o persiane a protezione esterna delle finestre della casa. E camminando per strada ho cominciato a guardare ogni singola casa alla ricerca di persiane. Niente, assolutamente niente. Vetro singolo e niente protezione esterna, bici senza lucchetto nel cortile sul retro senza alcun cancello a bloccare l’accesso. E cosa ti vanno a rubare? Il vaso con la pianta di rosmarino! Maledizione. E avevo giusto pensato di trapiantarla pochi giorni prima. E sono quasi sicura che in questo mondo qua a testa in giù, io sia l’unica a usare il rosmarino per cucinare e non come pianta decorativa. Questa è Wellington ragazzi, questa è la capitale di uno dei paesi più a sud del mondo.


Appunti di un’anima un tempo razionale

Sono qui, dall’altra parte del mondo, da ben 9 giorni ormai. Il tempo passa velocissimo, sembra troppo, non riesco a concepire che è già passata più di una settimana da quando sono arrivata, che sono passati 11 giorni da quando ho lasciato il territorio elvetico. Sono tornata, con solo una persona ad accogliermi, quella importante però. Tante altre sono presenti sul territorio ma chissà quando (e in parte se) le vedrò. Sono tornata, ma arrivata in una cittadina a me praticamente sconosciuta, eppure mi sono sentita subito a casa, nel posto giusto. E le strade, i colori, le persone… è come se quei nove mesi in mezzo non ci fossero mai stati, come se questo luogo avesse continuato a essere parte di me e io parte di esso. Attraverso la cittadina la prima volta e incontro tre ristoranti tailandesi, il primo è quello autentico, il secondo è quello originale, e il terzo è la sua casa. Qui vento e pioggia sono più o meno all’ordine del giorno, significa che ho già inquadrato i momenti in cui non piove e il vento non mi spinge a destra e sinistra come bel tempo. Se continuo di questo passo mi terrò bene in forma, anzi con questi passi visto che scarpino almeno ogni due giorni fino in città e/o ritorno. Sui 10-15 chilometri al giorno. Ma qui si ha tempo. E nonostante ciò batto il tempo predetto da google maps e ci ho messo solo 1h25 a tornare i miei 6,7km verso casa. Ma è in discesa, tendenzialmente. Presto spero di avere una bici, almeno riduco il tempo di percorso casa-scuola e mi aggrego al gran numero di pedalatori. Mentre io cammino comunque la gente se ne sta tranquilla in coda per entrare in un negozio di apparecchi elettronici (apparentemente c’era una qualche grande azione oggi) e la linea si snoda lungo il marciapiede, arriva all’incrocio, gira l’angolo e continua lungo altri cinque edifici. Tranquilli, sereni, composti, ordinati. Solo in Germania ho visto succedere una cosa simile.

C’è chi mi ha esplicitamente chiesto (o persino richiesto) se una volta ripartita avrei ripreso con i miei diari. In realtà ero convinta avessi solo due o tre lettori… ma pare che gli stalker si diano da fare qui. :) Non so quanto scriverò ancora prossimamente, essendo che ho cominciato un corso all’università. E nonostante sia solo di tre mesetti, già mi sento che per la prima volta avrò una vera esperienza di vita da campus. Vicino al centro città. Numero di edifici ancora indefinito collegati tra loro e per cui ci sono bisogno mappe per arrivare a destinazione. 3000 qualcosa studenti internazionali ogni anno. Ho in classe cinesi, giapponesi, srilankesi, ruandesi, tedeschi, papuanuovaguinesi, solomonislandesi. Interesting! Altro che un dipartimento in un edificio in zona industriale di Lugano :P

Prima della mia partenza tanti hanno avuto come primo pensiero che io stessi scappando dalla Svizzera, dall’Europa. No. Non sto fuggendo da una situazione sociale e di lavoro difficile e complicata. Non sto scappando da casa mia, anzi, mi sento in colpa perché vorrei fare la mia piccola parte per migliorarla. A dirla tutta ho rincorso quella parte del mio cuore che la voleva saper lunga. Mi sono sorbita altre trenta ore di volo, sono lontana da casa, dalla mia famiglia, dai miei amici, dalla mia vita precedente e che già mi manca, il mio futuro è pieno di dubbi e domande. Ma essere qui con lui è la cosa più naturale del mondo, ed essendo questo un paese che ho imparato ad amare in passato, è semplicemente il posto giusto dove essere ora. Probabilmente tra qualche settimana comincerò ad avere le mie crisi esistenziali, poi vi scrivo eh, non preoccupatevi. Ma nel frattempo, ebbene sì lo avete capito e lo ammetto, sono di nuovo a testa in giù in Nuova Zelanda, per Amore. Ora ditemi: sono finita inconsapevolmente in un film romantico o in un romanzo d’amore? Perché, sinceramente, ancora mi sembra assurdo.

Cheers, see you later guys!


Kiwians 16 – di ritorni e partenze

Natale è dietro di noi, con questo caldo e i tuffi in mare faccio ancora fatica a realizzare, ma è stata una bella giornata. La compagnia definitivamente un bel regalo. Il mio primo Natale non in famiglia ha visto Nuova Zelanda, India, Brasile e Svizzera riuniti intorno a una dolce scimmietta che per l’occasione è diventata una sirena. E non scherzo, dall’Inghilterra è arrivata una coda di sirena con cui la piccola kiwi è andata a nuotare nell’oceano il giorno dopo, per l’invidia e meraviglia degli altri abitanti della spiaggia. Peccato che mi sia persa la scena!

In ogni caso… Passato Natale, Capodanno è alle porte. E la mia Squoiattola è in viaggio per raggiungermi. Capodanno scorso a Tokyo, questo Capodanno ad Auckland, l’anno prossimo ci dobbiamo inventare un’altra meta dove passare assieme il Capodanno. Ma forse ce l’abbiamo già!
L’anno nuovo porta però anche la fine di questo mio viaggio. Ora che è così vicino da una parte non vedo l’ora di essere a casa. Troppe cose una dopo l’altra… Squoiattola, famiglia, Bali, matrimonio in India (non il mio..), Brasile… Casa! Il volo fino a Milano c’è. Poi è meglio che qualcuno venga a prendermi :) Non so in che stato sarò..

Non vedo l’ora di tutto quanto, il mio cervello già sta tornando all’italiano. Avrò dimenticato l’inglese ora che avrò i risultati dei miei esami a metà, fine gennaio… Non vedo l’ora che tutto succeda, anche se significa lasciarmi dietro questo paese, la mia nuova famiglia, il mio amore, i miei amici, … E be’… Mi sa che ci si rivede l’anno prossimo, ad aprile.

PS happy new year to everybody! See ya later

 


Kiwians 14

I ciliegi sono ancora in fiore. Il sole picchia come non mai nonostante siano massimo 20 gradi. Il mare e l’oceano attirano i più e accolgono i più coraggiosi. Solo le cicale non so bene che stiano facendo… Nessuna idea di quando romperanno la quiete e invece dei solitari tui e kingfisher si sentirà il chiaro e implacabile sottofondo cicaleggiante.
L’estate si avvicina e con lei il natale. Dopo il compleanno in inverno il natale in estate sarà un’altra strana avventura. Il bus è appena passato sotto delle renne peluche giganti, in città ci sono tanti piccoli alberi sbrilluccicanti nei centri commerciali. Ricordo che l’anno scorso ci ho messo parecchio prima di sentire lo spirito natalizio. Quest’anno mi sa che con l’estate proprio non me ne capaciterò. Dicembre è quasi alle porte e con lui i miei esami dopodiché mi fionderò in un letargo estivo per qualche settimana cercando di dimenticare di essermi quasi vista tranciare i piedi da un fuoco che invece che verticalmente ha deciso di artificiare orizzontalmente qualche metro avanti ai nostri piedi. E il suo fratello che lo ha seguito poco dopo. Ma per il resto il mio guy fawkes è stata una bella esperienza. Molto kiwi… Dopo scuola fuori città per un paio d’ore a Piha, una delle più famose e pericolose spiagge della Nuova Zelanda, fantastico tramonto sul mare e poi tutti sul bussino di nuovo per un rientro in città che esplode tra i fuochi d’artificio. E i Kiwi sono talmente felici di festeggiare la democrazia che dopo il 5 di novembre non smettono di sparare fuochi a quanto pare fino a Natale. Perlomeno è parzialmente confermato dai fuochi che ogni tanto durante la settimana tra le 11 e mezzanotte ancora esplodono fuori casa mentre io cerco di dormire.

L’altro giorno mi è capitato di leggere sul blog di un’amica reporter un suo post sul viaggiare da soli. Mi ha fatto pensare parecchio sulla mia esperienza qui, sulle mie paure, le mie domande prima di partire, il mio sollievo una volta partita che ce l’avevo finalmente fatta, la mia felicità per tutte le cose nuove che stavo per vivere. Non è ovvio decidere di prendere e partire per l’ignoto da soli, ma poi diventa una dipendenza. Sono stata sempre una persona piuttosto solitaria e indipendente, ho avuto le mie esperienze, ma avevo sempre qualcuno a cui appoggiarmi o qualcuno che mi aspettava dopo dieci o quindici ore di viaggio. Questa volta sono finita dall’altra parte del mondo e tutte le persone a cui solevo appoggiarmi sono disponibili solo via etere. Ho avuto la fortuna di finire in una famiglia fantastica, locale, accogliente, entusiasta, curiosa, supportiva che mi ha permesso di aprirmi all’ignoto anche al di fuori ed esplorare a mio piacimento questo nuovo mondo. Mi sono creata una cerchia di amicizie e persone significative, continuamente in partenza. Sono poche le persone che restano relativamente a lungo. E poi quattro settimane a spasso da sola, viaggiare, scoprire, conoscere… Non avere nessuno con cui spartire le decisioni, poter scegliere dove andare, quando, per quanto, come.. Sono state settimane intense che mi hanno mostrato i miei limiti e le mie possibilità ancora più di quanto tutta questa esperienza a testa in giù sta facendo. Ripensare al mio arrivo ad Auckland dieci mesi fa devo dire che mi fa strano. Ieri… Eppure è un vago ricordo datato secoli fa. E la mia memoria è pure alquanto confusa con tutte le persone che sono entrate a far parte della mia vita per poi sparire a tempo indeterminato per svariate case sparse per il mondo. Non è facile, non è facile per niente. Dire addio a qualcuno resta difficile anche se è la ventesima persona in qualche mese. E alcuni addii sono più difficili di altri. Anche a sapere che sono arrivederci. Un giorno arriverà il mio turno, tra due mesi e poco più a dire il vero. Strana sensazione. Qualche settimana fa ho letto un testo sui reporter di viaggio e di quanto utopici siano i primi testi di un nuovo viaggiatore. Credo non smetterò mai di essere in quella condizione. Dopo dieci mesi con base operativa nello stesso luogo mi sento a casa e sempre in viaggio. Sempre più mi sfiora il pensiero che potrei restare qui. Ma quell’Europa di cui sempre più mi vergogno ha pur sempre alcune ragioni che mi fanno restare sulla mia decisione presa mesi fa.

L’Europa.. Un continente che sta coltivando paura. E da questa non deriva nulla di buono, questo è certo. Situazione di emergenza o meno l’Europa dovrebbe aprirsi, accogliere e integrare. È l’unico modo per fronteggiare la situazione, l’unico modo per evitare che la situazione degeneri. Ho sempre avuto la sensazione che il mio paese sia chiuso e che il razzismo stia crescendo, a causa di problemi effettivi ma soprattutto grazie a propaganda xenofoba. Da quando sono qua ne ho la conferma: non sento più di essere giudicata per il mio mero esistere. Tutta l’attenzione è sul vecchio continente, Parigi, l’esodo, … Chi è che parla di Beirut? Chi è che parla della Siria? Chi è che parla di tutti quei paesi che nemmeno io so cosa stia succedendo? La Francia è sulla bocca di tutti, sul facebook di tutti. È bellissimo vedere la gente dimostrare il proprio supporto quando succede qualcosa di tragico. Un po’ meno bello è vedere la selettività con cui questo supporto è dato. Ma tralasciando questo discorso eurocentrico. È abbastanza rivoltante vedere gente postare video riguardanti l’esodo siriano verso l’Europa e la Germania che mostrano un invasione e violenza. Non sono così impreparata da dire che non è assolutamente vero. Ma c’è da sottolineare che tra milioni di persone in fuga necessariamente c’è una parte violenta, come dappertutto. E se l’Europa non cercasse di respingerli la disperazione di queste persone in esilio rimarrebbe più contenuta. Ricordo soltanto che lo scorso secolo l’esodo è partito da Germania e Italia. E le reazioni in America sono state le stesse, le condizioni pure. Cerchiamo di fare un po’ meglio di così. .
Detto questo, sono dieci mesi che non sono in Europa. Quindi ascoltatemi o meno. Aggiornatemi e correggetemi. La mia paura ora è di tornare in Svizzera e con tutto questo caos.. Non accorgermi assolutamente di nulla. Ho letto un commento interessante: chi non accetta i rifugiati si sta semplicemente arrendendo al terrorismo. La neutralità a mio parere qui non ha spazio.


Kiwians 12

Settembre… l’estate finisce e l’autunno si avvicina. La scuola ricomincia e tutti sono più presi. Solitamente. Non so bene cosa stia succedendo a casa. Ognuno nel suo piccolo tran tran immagino. La mia scricciola oggi comincia scuola. Primo giorno. Quanto in fretta passa il tempo…e io sono dall’altra parte del mondo. Ancora. Lontana, troppo lontana.

Primo giorno di primavera qui, arrivato con il diluvio e strade bloccate per la troppa acqua. Ora c’è il sole ovviamente, come al solito il cielo di Auckland si diverte a prenderci in giro. Così è la vita, e credo di non essere mai stata così grata alla vita di quanto lo sia da quando sono partita. Mi ha dato gioia, lacrime, amore, frustrazioni, affetto, emozioni, adrenalina, rispetto, sfide e mi ha mostrato la bellezza. E non ha smesso. Dubito smetterà.

Non vedo l’ora di ritrovarmi a casa, ma non voglio andarmene da qui. Non voglio tornare in Europa, non in quel luogo in crisi e pieno di problemi, chiuso. Ma c’è casa mia. Ed è casa che mi dà la forza di vivere e apprezzare ogni momento qui. Non so cosa sarà di me, cosa combinerò quando sarò di ritorno, quanto difficile sarà (perché lo sarà e ne sono maledettamente spaventata). Ma so che casa mi sta aspettando, e spero lo farà ancora per qualche mese.

Chiuso un capitolo lavorativo, mi aspettano tre mesi di studio adesso, prima di lavorare ancora e prendermi cura della mia piccola kiwi. Poi sarà già natale. La mia squoiattola verrà per una rimpatriata. Poi finalmente condividerò un pezzo di questo viaggio con la mia famiglia. Dopodiché addio e arrivederci, in viaggio verso casa, forse in uno o due mesi.

Ogni tanto vorrei solo essere come Eddie e Oli… spaparanzati da qualche parte, saltare in giro, sfidare i bipedi coinquilini ed essere viziati. Ma non so se loro vivano quel pieno di vita che sto sperimentando io. Grata. Nostalgica. Viva.


Kiwians 11

25/06 – Qui imperversa forse il primo temporale da quando sono in Nuova Zelanda. Seduta comodamente (o quasi) sul letto con doppio sottofondo del nuovo album dei Mumford e della tempesta fuori casa con pioggia, vento e tuoni penso tranquillamente a questa città che ormai amo. Tranquillamente finché una bambina di cinque anni non viene a dirmi che tra cinque minuti si mangia (e guai a contraddirla sui cinque minuti, non è pronto ora, FRA CINQUE MINUTI!). Ma torniamo a me, e Auckland. Non sono mai stata una ragazza di città: cresciuta in campagna, mi affascinano le città, ma l’idea di viverci per davvero non mi è mai piaciuta. Ora sono qui, dopo essere passata per la metropoli di Tokyo, da quattro mesi (quasi cinque) stazionata ad Auckland, la più grande abitata e trafficata città della Nuova Zelanda. È una città di cui mi sono innamorata subito: è talmente verde che non sembra quasi di essere in una città. Amo passeggiare per i parchi interminabili, amo passeggiare per le strade e sentirmi sicura, nonostante la strana e inquietante gente che ogni tanto incontro. Amo anche uscire la sera e passeggiare per Queen Street (la via principale del centro) per raggiungere gli amici o per tornare a casa e sentirla un po’ mia. Ma non sopporto la visione di tutti i senza tetto in fila lungo gli edifici per terra a dormire o chiedere l’elemosina, la maggiorparte di loro che se ne stanno lì per tutto il giorno. Durante il giorno diversi artisti di strada (in minima parte alcuni dei senzatetto, perlopiù diversi viaggiatori e altri ormai visione quotidiana) allietano la passeggiata lungo la strada della Regina. Amo pure questo tempo ormai, incerto, pieno di sorprese, il sole c’è sempre almeno per un po’, la pioggia in realtà anche. In questi cinque mesi ho visto credo più arcobaleni che in tutta la mia vita, e spettacolari: sicuramente gli arcobaleni più meravigliosi che abbia mai visto. Se l’arcobaleno è segno della promessa di Dio.. la Nuova Zelanda è quindi la terra promessa? Solo il vento gelido mi fa pensare che non sia così, e sentirmi dire che non era così freddo da più o meno quarant’anni. O che perlomeno si sono registrate le temperature più fredde mai registrate nell’isola sud. Fortunatamente sono completamente al nord, perché stare a -20 gradi non è proprio il mio sogno… sto congelando abbastanza in questi 2-3 gradi! E sì che dovrei essere abituata a queste temperature.

9/07 – Ebbene sì. Oggi ho tirato fuori anche il riscaldamento dall’armadio in camera mia e l’ho acceso per scongelare la mia stanza. E me stessa. Una delle cose che assolutamente mi mancano della Svizzera? Il riscaldamento centralizzato e le case con buona isolazione! A dover stare con la giacca all’interno non aiuta certo a combattere il freddo. Per due settimane erano tornate temperature più che abbordabili, ora è tornato il gelo.

11/08 – Non ci credo. Ha nevicato ad Auckland, da qualche parte. E io ero sotto la pioggia a congelare. Stamattina c’è un sole che acceca e io mi sto ghiacciando alla fermata del bus dopo essere passata dal mio chilometro di giardini curati, ma selvatici. Rispecchia un po’ il carattere generale dei Kiwi: curati nel fare le cose, responsabili e attenti, ma allo stesso tempo legati alla natura, al naturale, alla curiosità e semplicità. Un po’ selvatici. In senso buono.

Qui il tempo meteorologico fa sempre i capricci. Un giorno sono 15 gradi, l’altro sono 2. Un minuto c’è il sole immerso in un cielo azzurro che più non si può e quello dopo c’è il diluvio universale. O grandina, come l’altro giorno. Fortunatamente ad Auckland il tempo è di carattere mite. Niente cicloni, niente strade (e villaggi) bloccati per la troppa neve, niente allagamenti che mettono ko una capitale per qualche giorno, niente terremoti, … I vulcani dormono. E la gente la mattina si alza, prende la macchina, il bus o il treno mezza addormentata ben sapendo che la giornata è una grande incognita.

Razzismo? Ancora non ne ho visto. Chiunque venga in possesso di un passaporto neozelandese è considerato Kiwi. Pregiudizi ce ne sono, preferenze pure. I securini ogni tanto se le inventano di sana pianta per non farti entrare. Ma alla notizia che la popolazione neozelandese tra non so quanti anni sarà di maggioranza asiatica i kiwi di tutta risposta hanno detto “oh, ok”. Eppure è un’isola. Da noi il Nano sarebbe resuscitato e avrebbe cominciato una nuova campagna razzista. Che avrebbe probabilmente fatto successo. Sarà che hanno un grande controllo su chi (e cosa) entra, ma poi una volta entrato sei più che benvenuto.

Le cose non sono perfette qui, hanno i loro difetti, sono occidentali pure loro perlopiù. Ma le cose funzionano diversamente. Pure il tempo. In Europa ci si squaglia, qui si congela mentre camelie e magnolie sono in fiore in pieno inverno. Forse anche perché di stagioni qui ce ne sono due: 5-7 mesi di estate e 5-7 mesi d’inverno. Con la speranza ogni volta che il sette ricada sulla prima stagione. Pure io funziono diversamente qui. Le mie compagne di scuola non credono che io fossi non solo timida, ma pure chiusa e muta. I don’t believe it! Quante volte me l’hanno ripetuto aspettandosi una mia smentita non me lo ricordo. Ma la smentita ovviamente non è arrivata. E io continuo a saltellare allegramente e sorridere e ridere.

Auckland.. Tra una settimana sono sette mesi che vivo in questa città. Che la percorro, che ci studio, che ne scappo, che ci ritorno felice, che ci faccio festa, che mi vede fare nuove conoscenze e ritrovarne di vecchie, che mi fa innamorare e disilludere. Amo Auckland. Non sono mai stata una ragazza di città. La campagna è il mio habitat. Eppure qui mi sento a casa. Sarà che è una nuova esperienza, sarà che è così verde, sarà la gente, sarà che mi ha cambiata. Innamorata di questa città. Nonostante le complicazioni talvolta, nonostante il traffico, nonostante la strada della regina sia casa di molte persone che ne abitano i marciapiedi giorno e notte. Alcuni artisti, altri senzatetto passivi. Nonostante per andare da qualsiasi parte la sera se non hai un documento valido (per loro) non entri nemmeno in un pub. Talvolta. Tutti si lamentano della pioggia. Io apprezzo il sole cinque minuti dopo. E ringrazio il cielo che non è un tipico inverno da pioggia 24ore. È freddo. Nonostante le temperature simili al nostro inverno ho freddo. L’aria di mare mi frega, il vento, l’umidità, non so cos’altro. Nella mia fuga nelle alpi a -1 grado ci stavo a meraviglia. Qui tra 5-10 gradi mi sento un ghiacciolo. Ma non potrei essere più felice di avere scelto questo paese e questa città.

17/08 – Da qui sono potuta scappare verso mete impressionanti e spettacolari. Come la mia ultima fuga verso Sud in cui mi sono ritrovata sotto il fantastico cielo notturno di Lake Tekapo, o nella pace delle valli e delle montagne attorno al magnifico Mount Cook. Ma pure una divertente sciata in compagnia a Mt Ruapehu nel Tongariro National Park rientra nelle mie fughe. E soprattutto ora, dopo sette mesi, posso dire di aver visto un kiwi bird! Ok, nel kiwi house, non in libertà. Ma l’assurda e buffa enorme palla saltellante su due zampe che attaccava gli stivali della tipa che gli stava portando da mangiare era uno spettacolo da non perdere!

Sette mesi oggi. Ho visto già un sacco di posti e ogni volta resto scioccata di trovarne ancora che mi lasciano senza fiato. Conosco dei Kiwi, ho mangiato kiwi verdi, dei gold kiwi, e dei kiwiberry, ho visto un kiwi bird. Ho un invito per un matrimonio indiano, in India. Il mio inglese continua a migliorare e dopo il test di oggi non sono più così preoccupata per il corso Cambridge. Anche se sarà un bel da fare. Continuo a rimuginare se cercare un altro lavoro adesso oppure aspettare dicembre quando avrò il certificato. Continuo a conoscere nuova gente e imparare nuove cose su altre culture. E sono sempre più convinta che di studenti e viaggiatori internazionali ci sono solo due tipi: quelli sereni e allegri pieni di curiosità e voglia di scoprire, e quelli che si lamentano di qualsiasi cosa e non si godono il viaggio. Io ovviamente sono tra gli ultimi. Ah no, tra i primi :)

See you later. Qui si è busy a scoprire il mondo!

Buonanotte


Kiwians 10 – South Island

Diario di viaggio, diario di bordo. Tre settimane a spasso per l’isola sud della Nuova Zelanda: on the road in New Zealand’s South Island. Niente programmi, qualche idea di dove andare, dieci cambiamenti di programma almeno. Tre settimane di me, con me stessa, l’isola e gli sconosciuti per strada. Vi trascrivo qui di seguito il mio diario di viaggio, tralasciando tutti i pensieri più generali ed elaborati che ho già scritto appena tornata.

DOMENICA 15.3.2015 – WELLINGTON

E sono di nuovo in viaggio. Ovviamente ho dimenticato la mia sciarpa e il the di timo appena arrivatomi per la tosse che mi sto portando dietro. Ma il resto penso di averlo con me. Prima tappa sul lato opposto dell’isola nord: Wellington, la capitale, dove il tempo cambia come ad Auckland e dove sto errando senza vera meta tra parlamento, cimiteri, giardini botanici, … L’unica sicurezza sono due giorni qui, poi l’incognita South Island. E per fortificarmi un bel hot lemon, honey & ginger!

Dopo essermi persa per il giardino botanico ho scalato Mount Victoria, con la vista sulla città, aprofittando del bel tempo, viste le previsioni piovose per domani. Poi ritorno all’ostello via waterfront.

LUNEDÌ 16.3 – WELLINGTON

La pioggia è arrivata, e non solo. Un gran bel vento e un bel calo di temperatura pure. Ma fortunatamente avevo prevenuto: programma di oggi museo! Il museo nazionale di Wellington ha 6 piani, copre la storia neozelandese, maori, terrestre, … Un interessante percorso di diverse ore, a entrata gratuita. Mi sono ritrovata a dare comunque un offerta prima di uscire dal quel posto dopo qualche ora diventato freddo. Ritorno in ostello per aggiungere un qualche strato di vestiti e per sostituire l’ombrello con la giacca per la pioggia, poi di nuovo fuori sotto la pioggia alla ricerca della partenza del traghetto. Ma guarda un po’: era proprio sotto l’ostello! Che genio, come al solito.

MARTEDÌ 17.3 – WELLINGTON – PICTON

Traghetto – Ho lasciato la mia prima tappa dietro di me. Non so ancora se passerò nuovamente di qua al ritorno o se mi deciderò a prendere un volo. In ogni caso non mi è costato molto salutare Wellington. Sarà che tutti ne avevano parlato così bene che mi ero aspettata troppo, sarà che non vedo l’ora di girare per quelle lande meridionali. Avrei potuto perdermi ancora a lungo per il parco botanico o Mount Victoria; e Zealandia e Kapiti Island probabilmente sarebbero stati bellissimi. Ma la cittadina non mi ha detto granché all’infuori del parco, del museo e del lungomare particolare con gente strana e pazza e simpatici posti.

Ora sono in attesa di arrivare in una nuova terra, dove ho già capito che potrei restare nello stesso luogo per una settimana. Ma ce la farò ad andare avanti. Prima però devo arrivare a Picton, visto che il traghetto per via del maltempo è partito un’ora e mezza dopo e ci metterà un’ora e mezza in più. Così la mia idea di partire presto la mattina e avere ancora mezza giornata a Picton si è un po’ dispersa nel vento e nelle intemperie dello stretto di Cook. Ma una simpatica chiacchierata con un’anziana signora sudafricana mi fa passare il tempo più velocemente, e dalla tempestosa Wellington arrivo nella soleggiata Picton.

Picton – Dopo aver trovato un’ostello e aver fatto un giro nella cittadina ho continuato la passeggiata fino a Bob’s Bay, lungo il fianco del Victoria Domain (ma alla fine oltre a essere la regina cosa ha fatto questa Queen Victoria?) che si fa strada lungo il Queen Charlotte Sound.

Oggi è San Patrizio, e non so perché qui lo festeggiano ovunque. In ogni caso una pizza in un pub irlandese in paese mi procura una chiacchierata con una coppia che abita in Australia e il loro contatto (nel caso finissi mai dalle loro parti).

MERCOLEDÌ 18.3 – QUEEN CHARLOTTE TRACK

Oggi la prima tappa del Queen Charlotte Track. Partenza in battello da Picton direzione Ship Cove (dove ha attraccato captain Cook un qualche secolo fa). Non ancora salpati e già avvistiamo un gruppo di delfini nel porto. Li andiamo a salutare, restiamo un’attimo ad ammirarli e poi continuiamo. Picton si trova nei Marlborough Sounds, una serie di fiordi a nord dell’isola sud. Navigare in mezzo a queste lingue di terra e queste isole è affascinante, e il prossimo avvistamento non si lascia aspettare: dei dolcissimi pinguini blu (nativi della Nuova Zelanda, si trovano solamente qui e sono i più piccoli pinguini al mondo) galleggiano tranquillamente nell’acqua come fossero in vacanza. Un giro attorno a loro per salutarli e poi si continua. Ultima fermata Ship Cove: scendo, faccio un giro e poi mi incammino per il sentiero. I colori sono semplicemente meravigliosi: quella serie infinita di tonalità di verde, di marrone e quel blu intenso dell’acqua che si confronta con l’azzurro del cielo… I weka, ennesimo volatile non volante di questa assurda terra, sono solo interessati al cibo o a squadrarci. Non una parola per chiacchierare un po’: noiosi!

GIOVEDÌ 19.3 – HAVELOCK

Havelock è… una strada! Minuscolo, eppure pieno di bar, ristoranti, negozi, … Mi sono resa conto di essere un po’ in ritardo sul piano di marcia, ma se non mi perdo per strada ancora dovrei starci dentro. Faccio fatica a capacitarmi che è già giovedì. Oggi non ho combinato nulla: relax e bus per Havelock a mezzogiorno. Che poi dalle 12:15 è diventato 12: 35. Ma sono troppo svizzera, devo abituarmi che non sono nel posto sbagliato se i bus non arrivano. La tappa qui me l’ha consigliata la donna dell’ostello per poter andare al Pelorus River domani a fare kayaking. Prima serata a cucinare in ostello.

VENERDÌ 20.3 – PELORUS BRIDGE

Kayaking tour saltato. Sono andata a fare una passeggiata nel bosco in compagnia di numerosi simpatici e curiosi fantail, poi sono riuscita comunque a raggiungere Pelorus Bridge e fare dei giri nei paraggi. Mi sarebbe piaciuto fare di più, ma avendo con me tutti i bagagli (zaino e tracolla) non ho voluto strafare. Infatti già così le mie spalle si sono lamentate parecchio. Però alcuni bei posti li ho trovati lo stesso. E un giro sopra una piccola cascata me lo sono pure permesso. Nel mio errare per i sentieri ho anche incontrato il pazzo proprietario dell’ostello di Picton, e ho scoperto che i ponti sospesi non sono i miei preferiti.

SABATO 21.3 – NELSON

Arrivata ieri sera dopo una simpatica scarrozzata in bus, mi sono trovata in un’ostello non di mio gradimento. Nonostante la bella chiachierata con un francese in viaggio per le vigne del mondo con la sua classe di enologia dell’uni, la svogliatezza già sentita al telefono la mattina mi si era confermata all’arrivo. Così stamattina per prima cosa i-site per prenotare bus e ostello a St Arnaud per domani, dopodiché ho trovato un altro ostello più accogliente, bello e pulito. E poi mi sono goduta questa accogliente cittadina. Dopo un giro al mercato, dove mi sono spennata con un cd di un pianista di strada e con un maglione di alpaca visto il freddo, sono partita alla volta del centro della NZ! Su per la collina dove ho trovato una bella vista e bello caldo, da lì lungo il fianco di un altro colle ho camminato fino alla zona del mio ostello, sempre sopraelevata e con vista su città e mare, dopo una bella discesa ho raggiunto Miyazu garden, il giardino giapponese, prima di tornare a riposare nella mia stanza.

DOMENICA 22.3 – ST ARNAUD

Sono arrivata in questo paesino disperso tra le montagne del Nelson Lakes National Park. Ho fatto in tempo a fare un salto sulle sponde del lago Rotoiti e salutare le anatre che mi volevano mangiare un dito, e poi fare il giro sbagliato (molto più lungo di quello che mi avevano consigliato) nella foresta semplicemente stupenda. Dopo due buone orette a passeggio sono tornata in tempo in ostello per osservare la pioggia cadere fuori dalla finestra.

LUNEDÌ 23.3 – ST ARNAUD

Il mix di colori qui è incredibile, appena si prende un sentiero si entra in un altro mondo. Un mondo pieno di sfumature spettacolari, di forme imprevedibili, di cinguettii e canti svariati, di creature che svolazzano intorno e solo ogni tanto si lasciano catturare in uno scatto. Non ho fatto grandi scalate, ma con questo lago nella nebbia ne è valsa lo stesso la pena venire fin qui nel nulla. Semplicemente magico.

Domani dovrei avere un passaggio, se non fino all’incrocio per prendere il bus, almeno fino a Nelson di nuovo. Ieri invece mi sono ritrovata a parlare schwitzerdütsch, accorgendomi che già lo sto perdendo: continuavo a piantarci dentro parole in inglese. Ho la sensazione di essere quasi un’estranea da casa. Sono qui da due mesi eppure l’Europa mi sembra così lontana; non solo fisicamente, ma pure temporalmente e mentalmente. Questo luogo mi riempie di nostalgia: nella sua bellezza mi riporta a terra, io qui sola a camminare per così tanto tempo nella natura. Dopo più di una settimana in giro per conto mio. Nonostante tutte le nuove conoscenze ho tanto tempo per pensare. Parecchio.

In ogni caso dopo una settimana ho anche capito che qui gli ostelli che offrono la colazione sono un grande lusso e piano piano mi sto organizzando per cene e colazioni e risparmiare un po’. E mangiare un po’.

MARTEDÌ 24.3 – NELSON

L’oasi di pace di St Arnaud l’ho ormai lasciata alle spalle. Ma anche qui a Nelson è tranquillo al Shortbread Cottage e nei Queens Gardens). Domani mi aspettano dieci e passa ore di bus per arrivare a Fox Glacier. Oggi sono tornata qui con un kiwi del nord che mi ha fatto risparmiare un giorno. Una camminata lungo il fiume e tra le casette di legno prima di tornare nell’ospitale ostello. Qui i backpackers sono veramente alla buona: nome di battesimo (non sempre giusto) e siamo a posto. Prima del traghetto era ancora d’obbligo il passaporto. Se poi non sono presenti lasciano biglietti di accoglienza, oppure a chiamarli ci si può mettere comodi. E si fanno conoscenze interessanti da tutto il mondo: dopo la signora dal Sud Africa, la coppia australiana, il francese che sta girando il mondo per studiare le vigne, ho conosciuto due ragazze canadesi, una coppia svizzera, un’anziana coppia scozzese, una ragazza australiana (educatrice), …

E mentre cerco di capire come funziona il cricket, ormai alle semifinali della coppa del mondo, attorno a me le case sono tutte costruite di legno, con listelli a coprire le pareti di non so ancora cosa, e solo poche case di lusso sono costruite con i mattoni, in pietra o cemento. In assenza di zanzare poi ci sono dei simpatici moscerini succhiasangue che con le prime sei fastidiosissime punture mi hanno già tolta dalle loro amicizie.

MERCOLEDÌ 25.3 – PUNAKAIKI – HOKITIKA

Traversata in Intercity della West Coast, da Nelson a Fox Glacier. Con breve fermata a Punakaiki a vedere i pancake rocks (mi viene fame a parlare di pancake..) e a Hokitika dove c’è una spiaggia stupenda, con sabbia chiara, grandi onde e tante sculture di legno, ma che ovviamente ho scoperto solo alla fine quando dovevo tornare al bus. Tutta la Westcoast è stupenda! Da qualche parte nell’entroterra la polizia ha fermato il bus per chiederci aiuto nel trovare una macchina a quanto pare caduta in un dirupo lungo quella strada (avvistata da una passeggera di un altro bus giorni prima). Missione compiuta e polizia avvisata del punto esatto.

GIOVEDÌ 26.3 – FOX GLACIER & LAKE MATHESON

Oggi sono stata al ghiacciaio, poi al lago. Ovviamente avrei dovuto invertire i due perché al pomeriggio Mount Tasman e Mount Cook, per cui è così famoso il Lake Matheson in cui si specchiano maestosamente, erano immersi nelle nuvole. Posso essere sincera? Mi ha affascinata di più la camminata nella valle fino al ghiacciao che il ghiacciaio stesso. Gli unici tour possibili in questo periodo sono quelli… costosi! Comunque stupenda camminata, anche se finita in stanchezza e mal di testa. E non c’è niente da fare: ormai se qualcuno mi parla di “bush” sono già pronta per attraversarli. A Fox la prima foresta pluviale, tutto ricoperto di verde, muschio e altre piante ricoprono gli alberi che si intrecciano tra loro formando nuove piante. E ogni bush è così diverso! In pochi chilometri può cambiare completamente.

VENERDÌ 27.3 – WANAKA

Oggi ho deciso di risparmiare un po’ e fare autostop. Ovviamente mi ha preso su un ragazzo tedesco. Girando qui per il sud sento quasi più tedesco che inglese. In ogni caso ho rispolverato un po’ il mio tedesco (e ci ho messo un po’!) e ho fatto un viaggio in compagnia una volta tanto. Destinazione per entrambi Wanaka: i laghi di Wanaka e Hawea sono semplicemente stupendi. Le montagne e l’acqua hanno dei colori bellissimi! Vedrò di godermi questi luoghi magnifici anche con il maltempo in arrivo.

SABATO 28.3 – WANAKA & ARROWTOWN

Stamattina abbiamo scalato il Mount Iron nella pioggia e nella nebbia. Una volta in cima ha cominciato a schiarirsi e scendendo dall’altra parte si è improvvisamente aperto tutto: arcobaleni vari e una vista spettacolare sui due laghi hanno preannunciato delle belle giornate. Tornati a terra siamo ripartiti assieme allla volta della mitica Arrowtown, una bella e interessante fermata, per poi continuare verso Te Anau all’inizio dei fiordi. La strada dai laghi fino a lì era anch’essa stupenda! E poi cucinato e mangiato in compagnia, che bello! E buono!

DOMENICA 29.3 – MILFORD SOUND & GERTRUDE WALK

Sempre in compagnia una crociera nel fiordo poi una camminata lungo l’inizio del Gertrude Walk. Arrivati fino alla cascata abbiamo pranzato chiedendoci dove fosse finita la svizzera incontrata sul battello con cui volevamo fare la camminata ma abbiamo perso nel posteggio di Milford Sound. Poi abbiamo guardato il cielo e deciso che non avremmo affrontato la scalata fino in cima e siamo tornati indietro. Fortunatamente visto il diluvio arrivato poi. L’acqua più cristallina che mai, il sentiero continuamente diverso e più impegnativo e bello di altri. Niente di faticoso, ma ci ha visti arrampicare e saltare in giro un po’ più del solito. Poi qualche altra breve fermata sulla via del ritorno a Te Anau dove distrutti abbiamo ritrovato le due ragazze con cui avevamo chiacchierato la sera prima.

LUNEDÌ 30.3 – KEPLER TRACK

Oggi abbiamo percorso una piccola parte del Kepler Track, fino a Rainbow Reach e di nuovo indietro. Abbiamo incontrato due pensionati che si occupano delle trappole per le faine e ci siamo fermati un po’ a chiacchierare. Poi il mio compagno di viaggio tedesco mi ha riportata a Te Anau e ci siamo salutati. Di nuovo da sola, dopo quattro giorni in sua compagnia, strano. Uno di quegli incontri che sembrano la cosa più normale del mondo: dopo due giorni ci siamo meravigliati ci conoscessimo da così poco tempo, e le altre due ragazze si sono meravigliate più di noi. Mi è dispiaciuto salutarci, ma le nostre mete sono diverse, e sono anche contenta di essere di nuovo da sola. Continuerò a rincorrere il sole e farmi rincorrere dalla pioggia per conto mio. Ovviamente: poco dopo essermi sistemata nella mia nuova stanza è arrivato il primo compagno di camerata, tedesco.

MARTEDÌ 31.3 – DUNEDIN

Prossima trasferta in bus. Stavolta solo 5 ore, in cui l’autista ogni due per tre continuava a sbracciarsi per salutare gli altri autisti di bus e camion che incrociavamo. Ed erano parecchi. Dunedin? Più collinosa di Auckland! Il nome significa Edin sulle colline ed è un miscuglio tra Edinburgh e un’altra cittadina di cui non ricordo esattamente il nome.

MERCOLEDÌ 1.4 – DUNEDIN

Dunedin si è dimostrata molto più intrigante di quanto mi è sembrata inizialmente. Una cittadina scozzese per bene con edifici che mi hanno fatto tornare in mente che voglio girare la Scozia! Il centro e tutta la zona che porta all’uni sono deliziosi. L’università mi ha anche fatto tornare voglia di studiare di nuovo, da quanto è bello l’edificio. Il parco botanico ci sarei stata parecchie ore in più se ne avessi avuto il tempo. Peter dell’i-site è semplicemente il vecchio simpatico ultra gentile e competente signore. Mi sono ritrovata a dormire a Hogwartz. Mi sono ritrovata a fare su e giù per le colline. Mi sono ritrovata a fare un bel tour nella mozzafiato Otago Peninsula con Sean come bravissima guida e un’altro kiwi come compagno di viaggio e pieno di informazioni sugli albatros, lavorando lui alla colonia. Mi sono ritrovata anche a due passi dai leoni marini e dai pinguini, e a tre dalle foche. E ovviamente tra le pecore. I colori come sempre bellissimi, spettacolari. E alla fine mi sono ritrovata a cena con il compagno di tour kiwi e il suo amico indiano in un ristorante indiano (per una sera mi sono permessa qualcosa in più). Prima di tornare poi in ostello, perché domattina ho il bus… presto!

GIOVEDÌ 2.4 – CHRISTCHURCH

Christchurch mi ha sorpreso positivamente. Non mi aspettavo niente da questa città, solo risultata una tappa d’obbligo. Invece ha del fascino. Il terremoto di qualche anno fa l’ha trasformata, forse anche devastata. Più che una città sembra un’enorme cantiere. Tutto è in costruzione o ristrutturazione, dovunque ancora macerie. Tra gli edifici nuovi, ricostruiti o mezzi distrutti ci sono infiniti buchi. Il centro è fatto di negozi, take away e banche situati in prefabbricati e container colorati. Dovunque street art, in generale una città piena d’arte e che sembra offrire tanto. Colori e musica, in mezzo ai container e ai graffiti. Per la prima volta da quando sono in viaggio mi sono fermata ad ascoltare un po’ di buona musica per strada. Credo almeno per un’ora. Ah già, ho una compagna di stanza tedesca e una svizzera un po’ schizzata. E per via del weekend di Pasqua trafficato ho prenotato tutto fino ad Auckland, tranne il traghetto.

VENERDÌ 3.4 – CHRISTCHURCH & KAIKOURA

Oggi diverse ore nel parco botanico di Christchurch. Enorme! E a differenza del resto della città qui non si vedono segni del terremoto. Ma ho preferito altri parchi botanici visti prima: questo è molto europeo. Poi dall’artistica Christchurch ho preso il bus, ammo’, con la mia compagna di stanza tedesca, senza metterci d’accordo siamo pure finite nello stesso ostello a Kaikoura.

SABATO 4.4 – KAIKOURA

Oggi kayaking tour dalle foche, giretto nel mercato, poi passeggiata lungo l’oceano prima che arrivasse il mio compagno di viaggio del Sud anche lui a Kaikoura, alla fine i nostri viaggi si sono incrociati di nuovo. L’ultima sera, dopo tre settimane, sono uscita la sera dopo cena e mi sono ritrovata al pub con due compagni di viaggio tedeschi. È stato un bel finale per questo viaggio!

DOMENICA 5.4

Primo giorno di autunno qui. Cambio orario. Pasqua. Tra mezz’ora circa lascio l’isola sud, in orario stavolta. Le emozioni in contrasto: triste di lasciare queste terre e queste esperienze che mi hanno portato nuove immagini, nuove persone, nuove amicizie, nuove foto… Nuovi lati di me, forse. E vecchi. Ma tanti sorrisi, anche tra le incognite, tra i momenti di frustrazione o in cui mi sentivo sola. Sono stanca, fisicamente. E non vedo l’ora di essere di nuovo ad Auckland, perché mi manca un sacco. La città, le persone, casa. Oggi mi ritrovo sul viaggio verso casa in attesa sul traghetto a scrivere con la penna che ho trovato sul traghetto all’andata e con un maglione, tre vestiti estivi e una chitarrina in più. E un po’ di soldi in meno. Stanca morta. E felice. Con un ciondolo di giada chiamato la spirale della vita che dopo avermi stregata ho scoperto significare e augurare nuova vita o inizio, crescita, armonia e pace. Ah è Pasqua e in NZ pare esserci un easter liquor act per cui sul traghetto oggi c’è il divieto di vendita e consumo di alcolici.

Dopo quasi due mesi di ritorno qui ancora penso con meraviglia a St Arnaud, Wanaka e Dunedin. Ai colori, alla gente incontrata, alle nuove amicizie e agli incontri sfuggenti. Ma interessanti e arricchenti. Alle emozioni provate talvolta di sconforto, confusione, insicurezza, incognita, talvolta di meraviglia, stupore, pace, vita. In mezzo al freddo e al caldo.