Piovono kiwi a pecorelle

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Misteri di questo mondo

Avevo un phön, un asciugacapelli, di quelli che funzionano una meraviglia, tanto che me lo sono portata dall’altra parte del mondo. Ben due volte. Ma la seconda non ce l’ha più fatta, dopo qualche settimana ha deciso di autoimmolarsi, si è bruciato dentro e lentamente si è spento. Il suo successore ha deciso di mettere tutto sè stesso nel suo operato. L’ho attaccato alla presa, acceso la presa, acceso il phön, asciugato i miei capelli, spento l’asciugacapelli, … e questo è rimasto acceso. L’unica via per spegnerlo è stata spegnere la presa. Poi ieri, dopo tre mesi circa, ha improvvisamente realizzato che se il tasto è sullo zero, non dovrebbe funzionare. Rivelazioni fantastiche, un click e si spegne. E ora funziona normalmente. I misteri della vita… come le consegne postali fallite alle 5.24 di mattina. Come la macchina che non si accende più, e un’ora dopo c’è un blackout generale lungo tutto il blocco.

E si ripescano il domino con cui ci si mette a costruire piste varie, e si esce dall’altra parte della strada a prendere candele, un puzzle da mille pezzi e carte da gioco (se poi ci si accompagnano i dadi anche meglio). Il menù è da cambiare perché non funziona il forno, m a almeno una nota positiva di avere il fornello a gas è che puoi ancora cucinare senza corrente.

A tutto questo si aggiunge che a inizio mese era la festa della donna. Festa che ho sempre ignorato, pensandola un’ennesima idea commerciale. E improvvisamente, perché qualcuno è rimasto sbalordito dal mio nominarla, sono andata alla ricerca del suo significato. E mi sono ritrovata a 27 anni a scoprire che la giornata internazionale della donna non è una festa, ma la commemorazione dei diritti che la donna ha raggiunto e ancora deve raggiungere. Un significato un po’ più grande di mimose regalate, un po’ più lotta per l’uguaglianza e diritti umani. E allora celebriamola, ricordiamola, che qua di mimose non ce ne sono neanche.

E poi, nella quotidiana vita post trasloco, si invitano amici a cena e improvvisamente lui ti chiede cosa è successo. Perché il brasiliano cucina vegetariano in pentola, e io mi metto a friggere frittelle vegane per gli ospiti. Solitamente lui, da bravo brasiliano, frigge, carne. Sono episodi così. Che ti fanno rendere conto di quanto ognuno sia perso nelle proprie abitudini.

Passeggiavo, l’altro giorno, pensando al fatto che in Nuova Zelanda i vetri sono singoli, i doppi vetri stanno arrivando pian piano, mentre in Svizzera le nuove finestre ne hanno pure tre. E l’isolamento termico di tetto e pareti figurarsi. Le vecchie case coloniali inglesi sono ancora come erano una volta, lentamente le stanno ristrutturando, isolando meglio i tetti. La mancanza di riscaldamento centralizzato è ancora un piccolo mistero per me, essendo le temperature molto simili a quelle svizzere. Poi però in tutti questi pensieri mi sono ricordata di aver notato l’assenza di tapparelle o persiane a protezione esterna delle finestre della casa. E camminando per strada ho cominciato a guardare ogni singola casa alla ricerca di persiane. Niente, assolutamente niente. Vetro singolo e niente protezione esterna, bici senza lucchetto nel cortile sul retro senza alcun cancello a bloccare l’accesso. E cosa ti vanno a rubare? Il vaso con la pianta di rosmarino! Maledizione. E avevo giusto pensato di trapiantarla pochi giorni prima. E sono quasi sicura che in questo mondo qua a testa in giù, io sia l’unica a usare il rosmarino per cucinare e non come pianta decorativa. Questa è Wellington ragazzi, questa è la capitale di uno dei paesi più a sud del mondo.