Piovono kiwi a pecorelle

Società

La vita

Sai che tutto quanto andrà bene, quando ti ritrovi a reimparare a fare a maglia perché una bimba a lavoro ti chiede di insegnarle. E un’altra bimba mentre la aiuti a fare qualcosa ti chiede “ma almeno ti pagano bene per fare questo?”. La vita è meravigliosa.

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Quando l’umanità ti sorprende

Ultimamente mi sono connessa alla pagina zero waste locale, per consigli principalmente. Chiedevo se qualcuno sapesse dove trovare del tè di timo e verbena, e ho ricevuto del timo fresco gratuitamente (o meglio, in cambio di alcuni cioccolatini che avevo fatto qualche giorno prima), che sta facendo radici e si spera diventerà una qualche piantina durante l’inverno. Questo scambio di risorse tra perfetti sconosciuti mi riempie sempre il cuore.

Ma oggi un’altra persona mi ha scioccata. Ero al negozietto di frutta e verdura nel quartiere. Ci sono già stata altre volte, ma non lo frequento troppo spesso. Quando mi sono trovata alla cassa mi sono resa conto che avevo solo il borsellino del mercato, senza carta, e ormai senza contanti perché spesi tutti al mercato. Ho detto al cassiere (quasi ogni volta c’è qualcun altro) che sarei andata a casa a prendere i soldi, se potevo lasciare la spesa lì per 10 minuti. Mi ha chiesto se vivessi nel quartiere, e poi mi ha detto di prendere su tutto, mi ha fatto uno scontrino e detto di pagare la prossima volta.

Sono piacevolmente scioccata. C’è ancora fiducia negli esseri umani.


Interazioni

Quando vivi lontano da tutto e tutti, lontano da quella che è casa tua, piccole cose hanno una grande importanza. Sono quei piccoli messaggi che ti arrivano a caso, da persone a caso, un saluto, un link a un articolo su cosa sta succedendo da quelle parti, un abbraccio, una emoticon, una foto, … Sono questi i piccoli segnali che ti dicono “casa è ancora lì”, non solo la tua famiglia e i migliori amici. E allora puoi andare avanti in questa tua vita parallela. Tutto va bene e puoi immergerti di nuovo nel quotidiano fatto di lavoro e interazioni. Perché se anche il tuo presente e futuro è altrove, sai che il tuo passato è lì, a sostenerti, e ad aspettarti. Interazioni. Non ci si rende sempre conto del lungo viaggio che anche le più insignificanti fanno con noi.


La lotta per i diritti e la falsa celebrazione – Giornata internazionale della donna

Ieri era la giornata internazionale della donna. Per me almeno, in Europa è ancora l’8 marzo. Molti la chiamano la festa della donna, o delle donne, ma io preferisco rimanere sulla giornata della donna. Perché non è una festa per celebrare la donna, non è il giorno all’anno in cui si è carini con noi e ci si regala fiori e non so che cosa. Negli anni ne ho viste e sentite di tutte, ma raramente qualcuno attorno a me mi ha detto, o accennato il vero significato di questo 8 marzo.

La giornata internazionale della donna non è per festeggiare, ma per ricordarci l’ineguaglianza. È nata in un tempo in cui le donne stavano lottando per i loro diritti, il diritto di votare, il diritto di studiare, il diritto di lavorare. È il 2018, possiamo votare, studiare, lavorare. Ma non dappertutto.

Ci sono paesi dove le donne ancora non possono fare queste cose, non possono nemmeno guidare una macchina. Paesi in cui le donne sono relegate a casa a crescere i figli mentre gli uomini vanno a lavorare, paesi in cui se non c’è (più) un uomo a sostenerle finanziariamente, queste donne sono rovinate e per non vedersi i figli morire sotto gli occhi finiscono per venderli con la speranza di offrir loro un futuro.

E che dire del mondo occidentale e civilizzato? Le donne ancora guadagnano in media il 20% in meno degli uomini a fare lo stesso lavoro. L’idea che famiglia e lavoro non coincidono, ancora è molto, troppo forte. L’idea che gli uomini possono occuparsi della famiglia anche loro, è così raro sentirla.

È il 2018. La metà della popolazione mondiale deve lottare giornalmente per avere i propri diritti riconosciuti, per non essere vista come inferiore all’altra metà, per poter scegliere dove mettere le proprie priorità nella propria vita (e sottolineo propria). Troppe ragazze e donne devono lottare per poter andare a scuola o studiare, poter lavorare invece di avere famiglia, o poter lavorare quando hanno famiglia. Metà della popolazione deve lottare mondialmente e vivere per una settimana al mese nell’imbarazzo e nel dolore di un tabù mondiale come le mestruazioni. METÀ della popolazione, per un totale di due o tre mesi all’anno. Imbarazzo, vergogna, dolore. E le donne in povertà non possono neppure permettersi soluzioni igieniche.

Quindi oggi voglio dire grazie a quelle donne forti e quegli uomini coraggiosi che mi hanno mostrato come il mondo dovrebbe essere, e cosa dovrebbe essere normalità. Grazie a quelle donne come mia madre che mi hanno insegnato a essere forte e a riconoscere i miei diritti come persona e a lottare per essi, per me e per gli altri. Grazie a quegli uomini come mio padre che mi hanno mostrato che prendersi cura di una donna non è fare tutto al loro posto ma condividere gli sforzi e le lotte della vita. Grazie a quegli uomini come mio cognato che quando è arrivata la prima figlia ha lasciato la scelta a mia sorella se restare a casa o lavorare entrambi part time. Grazie a quelle donne come mia sorella che hanno consciamente scelto di essere semplicemente mamme per un po’ prima di ricominciare a lavorare a tempo parziale, perché vogliono. Grazie a quelle donne forti come una mia amica che non si è lasciata fermare e allo stesso tempo era neo mamma, studente e lavoratrice, e di nuovo incinta ha finito l’università con un premio. E be’, grazie a quegli uomini come suo marito che sostengono queste donne e non ne hanno paura. Grazie a tutte le donne forti che esprimono le loro emozioni e non se ne vergognano, grazie a tutti gli uomini che sono abbastanza coraggiosi da fare altrettanto. Grazie a quelle amiche così forti che nonostante tutte le batoste ricevute ancora si rialzano, ridono e credono che il mondo possa cambiare e accettarle e riconoscerle con i loro sogni. Grazie al mio ragazzo per non mostrare né pretendere alcuna differenza tra noi, i nostri sogni, il lavoro o la vita quotidiana. Grazie per mostrare a me a tanti altri che non solo è possibile, ma pure reale.

Le donne non sono migliori degli uomini. Ma nemmeno inferiori. Quindi smettiamola di celebrare la donna, ricordiamoci piuttosto tutti quanti che la donna sta lottando ancora oggi per i suoi diritti, e facciamo qualcosa. È il 2018, ci riteniamo un mondo civilizzato.


Appello ai Ticinesi e agli Svizzeri in generale – NO alla NoBillag questa domenica!

PER FAVORE, VOTATE NO alla NoBillag.
Non mi piace dire a qualcuno cosa votare, non credo io l’abbia mai fatto. Discutere sull’argomento, sì. Dire a qualcuno che debba votare sì o no, mai fatto, mai pensato. Fino ad ora. Perché la NoBillag mi spaventa. Ho una paura matta di cosa succederebbe se passasse. Non si tratta di un tassa qui, si tratta del nostro paese. Si tratta di decidere se vogliamo mantenere una DEMOCRAZIA con un popolo informato decentemente e più intelligente, o se vogliamo un paese che funzionerà a mo’ di LAVAGGIO DI CERVELLO. Perché di questo si tratta, se la NoBillag dovesse passare significa una CATASTROFE su tutti i piani.
Disastro ECONOMICO con una ditta che lascerebbe una grande fetta di popolazione disoccupati, direttamente e indirettamente. Solo il Ticino perderebbe 1700 posti di lavoro, 1700 famiglie che rischiano di doversi affidare ai sussidi statali. Riuscite a immaginare in tutta la Svizzera con la radiotelevisione romancia, romanda e svizzero tedesca? Conosco troppe persone che ne verrebbero colpite. Probabilmente anche voi.
Disastro SOCIALE: come potremo affidarci alle informazioni forniteci dai nuovi media privati? (E dico nuovi perché quelli esistenti si affidano alla billag anche loro). Semplice diventare la nuova sede di fox news Europa… (per chi non conosce Fox news, è il canale statunitense che riporta un sacco di idiozie e bugie, anche sull’Europa, per incitare all’odio).
Disastro CULTURALE: la radiotelevisione svizzera supporta e diffonde la cultura, internazionale ma soprattutto locale. Il fatto che tutti gli artisti svizzeri, piccoli e grandi, si siano mobilitati in un movimento nazionale per chiedere un no alla popolazione, probabilmente vorrà dire qualcosa.
Disastro LOCALE: da dove riceverete informazioni sul vostro paese, la vostra valle, la vostra città? La pettegola di paese immagino rinascerà con grande successo. Di certo ai media in mano a ditte estere non gliene può fregar di meno. Come faranno i paesini isolati a ricevere supporto in caso di catastrofe se non ci sarà più la radiotelevisione svizzera a diffondere la notizia in tutti i salotti elvetici, in quattro lingue?
Disastro IDENTITARIO. Perché alla fin fine è sempre principalmente la cara radiotelevisione svizzera che crea un’identità comune.
Disastro per L’UGUAGLIANZA ed EGUAGLIANZA. La Svizzera ha quattro parti culturalmente e linguisticamente differenti. Il sistema radiotelevisivo svizzero è creato per dare uguali opportunità di espressione a tutti quanti. Se questo sistema viene a mancare, verrà a mancare non solo l’espressione, ma anche lo scambio culturale, di informazioni, di intrattenimento.

La scusa che non guardate la televisione non vale. Non la guardo nemmeno io. Ma ne usufruisco e ne ho usufruito a mille, in qualità di vita. Come pure la mia famiglia, le mie nipotine e i miei cugini che stanno crescendo in Svizzera, i miei amici che stanno crescendo una famiglia. CULTURA, INFORMAZIONE, INTRATTENIMENTO, SCAMBIO TRA MINORANZE E MAGGIORANZE, SUPPORTO RECIPROCO.

Ho paura delle conseguenze, perciò vi prego, VI IMPLORO, VOTATE NO alla NoBillag. Per pagare di meno e migliorare l’offerta, si può discuterne una volta il NO è passato…

Spero sia la prima e ultima volta che io mi ritrovi a cercare di convincere qualcuno su cosa votare.


Eco Spunto 4 – Compra locale

#EcoSpunto 4

Compra locale.

Prodotti locali semplicemente inquinano di meno. Perché in qualche modo se arrivano da lontano devono venire trasportati, e se è cibo pure refrigerati.

Ah, e sosterresti pure i produttori locali e la comunità, oltre a probabilmente avere più trasparenza del processo. Grandioso, no?!


Eco Spunto 3 – Compra e vendi di seconda mano

#EcoSpunto 3

Compra di seconda mano. Rivendi o regala invece di buttare via.

Non c’è molto da dire qui: la produzione va con la domanda. Se meno persone comprano un prodotto, la produzione diminuirà, saranno creati meno rifiuti, e aria, acqua e suolo saranno meno inquinati per via della produzione.

Spesso negozi di seconda mano hanno ottimi prodotti in ottima condizione, e forse pure con un fantastico prezzo. Online si possono trovare privati che vendono quello che non usano più (o magari non hanno mai usato). E al supermercato spesso si possono trovare inserzioni. Facile trovare se si vuole.

Vestiti, mobili, stoviglie, giochi, automobili, equipaggiamento vario, strumenti musicali, … dai prima un’occhiata se lo trovi di seconda mano. E regala una seconda vita anche alle tue cose, qualcuno ne sarà davvero grato :)