Piovono kiwi a pecorelle

Società

Eco Spunto 4 – Compra locale

#EcoSpunto 4

Compra locale.

Prodotti locali semplicemente inquinano di meno. Perché in qualche modo se arrivano da lontano devono venire trasportati, e se è cibo pure refrigerati.

Ah, e sosterresti pure i produttori locali e la comunità, oltre a probabilmente avere più trasparenza del processo. Grandioso, no?!

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Eco Spunto 3 – Compra e vendi di seconda mano

#EcoSpunto 3

Compra di seconda mano. Rivendi o regala invece di buttare via.

Non c’è molto da dire qui: la produzione va con la domanda. Se meno persone comprano un prodotto, la produzione diminuirà, saranno creati meno rifiuti, e aria, acqua e suolo saranno meno inquinati per via della produzione.

Spesso negozi di seconda mano hanno ottimi prodotti in ottima condizione, e forse pure con un fantastico prezzo. Online si possono trovare privati che vendono quello che non usano più (o magari non hanno mai usato). E al supermercato spesso si possono trovare inserzioni. Facile trovare se si vuole.

Vestiti, mobili, stoviglie, giochi, automobili, equipaggiamento vario, strumenti musicali, … dai prima un’occhiata se lo trovi di seconda mano. E regala una seconda vita anche alle tue cose, qualcuno ne sarà davvero grato :)


Eco Spunto 2 – Via con quegli imballaggi!

#EcoSpunto2

Scegli prodotti con meno o senza confezione, ed evita imballaggi di plastica.

Hai mai pensato a cosa finisce nel tuo cestino? Perlopiù sono confezioni, e la maggiorparte di cibo. Hai mai pensato a dove finiscono i tuoi rifiuti? Vengono o bruciati (inquinando l’aria), o finiscono in una discarica (inquinando il terreno e i fiumi). Le confezioni devono anche venir create, e il processo è molto probabilmente inquinante anche questo. Per ridurre la quantità di rifiuti puoi scegliere i prodotti che compri. Alcuni suggerimenti:

  • Compra in grande. Più è grande l’imballaggio, meno ce n’è per la quantità di prodotto all’interno. Ma fai attenzione a non dover poi buttare cibo per questo.
  • Evita plastica. Cerca di trovare la stessa cosa con un imballaggio di cartone o vetro, è molto meno inquinante che plastica e lo puoi riciclare.
  • Evita confezioni individuali. Lo so, stai pensando a quel buonissimo snack che è il tuo preferito e lo trovi solo in confezioni indivividuali, vero? Prova a comprarlo ogni seconda volta che vorresti, hai già dimezzato la quantità di rifiuti! O forse persino ogni terza volta?
  • Compra ricariche. Sapone liquido o inchiostro, il volume di confezione diminuisce notevolmente.
  • Riempi ed evita imballaggio. Ci sono cose che puoi andare e riempire nella tua confezione personale. Anche quel caffe take away nella tua tazza che porti ogni volta. Ci sono negozi dove puoi riempire ogni cosa.
  • Usa la tua borsa per frutta e verdura. Frutta e verdura possono essere messe nella tua borsa alla fine della spesa) o in certi casi durante la spesa. Evita quegli inutili sacchetti per la verdura.

Eco Spunto 1 – Sacchetti di plastica

È il primo giorno dell’anno, e cosa c’è di meglio che far partire una nuova serie di post?! Esatto, mooolte cose. :) Ma lo faccio comunque.

Qualcuno avrà notato in questo blog quella pagina in costruzione da anni, su consigli ecologici. Be’, ho deciso di rinunciarci, e cominciare qualcosa di nuovo. Nessuno vuole una spatafiata di cose, lista interminabile di consigli che diventano un noioso romanzo. Ma forse un piccolo input ogni tot, be’ l’impatto è maggiore. E parliamoci chiaro, comprare i prodotti biologici, naturali, molta gente non se lo può permettere. Perciò ecco, un piccolo consiglio al giorno che è semplice, accessibile e spesso aiuta anche a risparmiare denaro, non solo a salvare il nostro pianeta, questa è l’idea.

E giusto perché ci siamo, ogni vostra azione conta, per piccola e insignificante che sembri. È proprio quello che cambia il tutto. :) Se anche una sola persona che legge questi post cambia una qualche abitudine, sarebbe già grandioso.

Promesso, i prossimi post saranno solo gli spunti, niente intro ;)

 

#EcoSpunto1

Riusa i sacchetti di plastica, se puoi usa sacchetti e borsa di stoffa e altro materiale sostenibile.

Tema attuale in molte parti del mondo. Tutti quei sacchetti di plastica usa e getta, un sacco di petrolio, un sacco di plastica che tra 400 anni saranno ancora lì da qualche parte o che emettono sostanze nocive quando bruciati. Portali con te quando torni al supermercato, mercato o fare shopping. Averne sempre uno o due vuoti in borsa o macchina non cambia molto per te. Ovvio, se hai borse e sacchetti di altro materiale, molto meglio, spesso li si trovano a uno o due dollari/franchi/euro, o pure gratuitamente in giro ad eventi. Usateli per far la spesa. E dite di no quando cercano di rifilarvi l’ennesimo sacchetto che non vi serve. Semplice. L’impatto è enorme!


I bambini che ti salvano la giornata

Passi ore, giorni, mesi a disperarti per quanta plastica ci sia in giro. Per tutti i sacchetti di plastica che cercano di rifilarti al supermercato, e per tutti quelli che la gente semplicemente accetta (e butta via). Ti disperi a guardare le strade pulite, e tutti i rifiuti fuori strada come quell’immagine di chi pulisce la stanza piantando tutto sotto il tappeto o letto per un apparente pulizia.

Poi a lavoro una bimba di sette anni viene da te, e ti chiede se dopo merenda per favore può avere un sacchetto per raccogliere i rifiuti dal parcogiochi. L’ha già fatto, ti rassicura. Ti salva la giornata, e pensi che allora le speranze ci sono ancora. Anche se, in realtà, ti ha chiesto un sacchetto di plastica. Ma come puoi lamentarti a questo punto?

Altro giorno, altra bambina di otto anni, al parcogiochi. L’altalena le ha dato un pizzicotto. Mi pare giusto chiederle se l’altalena sia viva, e in questo caso quale sia il suo nome (altalena), e quale il suo genere (in inglese è “it”, non ha un genere). La risposta ovvia: è un transgender. Ma non senti malizia, e allora non puoi fare a meno che ridere. E si passa ad altri discorsi. Nuova generazione.


Stalker senza volerlo

Mi sono resa conto l’altro giorno, che WhatsApp è il nuovo facebook. E non hai nemmeno bisogno di andare di pagina in pagina, di profilo in profilo. Basta andare nella schermata contatti, dare un’occhiata alle foto profilo, e immediatamente sai quali vecchi amici si sono sposati, quali amiche hanno avuto un bambino. E se vai a guardare gli stati, be’, sai poi anche chi è sempre in giro da qualche parte per il mondo, e chi si annoia e va alla ricerca di foto. Non c’è nemmeno bisogno di aver avuto contatti con queste persone negli ultimi anni. Manco se volessi stalkerare qualcuno potrei sapere di più…


Educazione

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Una delle cose interessanti da scoprire in un paese straniero, è il funzionamento della scuola obbligatoria. La Nuova Zelanda ha per tradizione le uniformi scolastiche, e scuole (specialmente i licei privati) separati per sole ragazze o soli ragazzi. Sono finita a lavorare in un doposcuola di una scuola elementare pubblica, mista e senza uniformi. Come la conosciamo noi insomma. No, in realtà no. In Nuova Zelanda i bambini entrano a scuola il giorno che compiono 5 anni, per questo motivo la classe d’entrata, in certe scuole chiamata anno 0 (zero), è molto più malleabile. Un misto tra asilo e scuola. Inoltre, le scuole hanno cominciato a introdurre un sistema a case, più che a classi. I bambini, suddivisi per età possono passare da una classe all’altra all’interno della propria casa (solitamente tre classi, ognuna con il proprio spazio ma senza separazione fisica tra una e l’altra), per permettere a ognuno di restare nelle proprie capacità e interessi. Le attività speciali come ginnastica vengono eseguite per casa e non per classe. La doppia cultura inglese e maori viene integrata, offrendo lezioni di Te reo maori (lingua maori) solitamente a tutti i bambini, e in certe scuole offrendo lezioni completamente in lingua maori per i bambini di provenienza famigliare maori. L’offerta culturale maori non finisce qui. Lezioni di canto (con un misto di bambini di tutte le case) e lezioni di cultura quali danza e lotta (più per i maschietti), sono uno spettacolo che vedo settimanalmente quando vado a lavoro. Quello che mi colpisce anche è la partecipazione di tutti i bambini nel canto (maori o non maori): passione. Tutti i bambini sono entusiasti, o perlomeno cantano. Da noi nelle scuole è sempre uno spettacolo penoso, tutti imbarazzati e vergognosi, quasi come se la musica e il canto siano solo qualcosa per perdenti.

Ovvio, i bambini sono adorabili e disperati come ovunque. Ma in generale seguono la cultura aperta e appassionata, abituati a scegliere, a condividere e a non frenare la passione. D’altronde in questo paese crescono limoni sui pali della luce.