Piovono kiwi a pecorelle

Helvetia

(Auto)celebrazioni

La piccola mi guarda. La saluto sorridendo mentre seguo il mio scricciolo. Non la conoscevo. L’avevo notata seduta in prima fila durante il concerto, però. Su quella panchina aggiunta davanti alle sedie perché, che diavolo, non c’erano più posti a sedere nella palestra. Dopo un po’ me la ritrovo davanti, e la ragazza più grande che la accompagna mi dice che la piccola vorrebbe fare una foto con me. Spiazzata e lusingata faccio la foto, pensando che l’ultima volta che mi era successo era in India (e lì un viso pallido come me si nota, non ci si scappa), qui mi fa sentire una vip. Ci scambio con piacere due parole e poi proseguo con il mio scricciolo che ancora vuole danzare, quando la musica è finita da un po’. Ma il ritmo scorre ancora.

Questa è solo una delle immagini di stasera. Una bimba con gli occhi sorridenti per i nostri canti. Goccia di Voci ha celebrato l’accoglienza stasera. Un’accoglienza oltre i confini e oltre le parole. E la gente ha risposto: a quanto pare oltre 300 persone e sui 100 rifugiati (primi numeri che girano) ci hanno fatto compagnia nella palestra dell’ex caserma di Losone, ora uno dei centri rifugiati del Ticino. Quei ragazzi, perlopiù giovani ci hanno ascoltati tranquilli, poi alla fine si sono svegliati, hanno preso l’iniziativa e cantato e ballato con noi (o noi con loro?). Non ho idea di quanti sapessero l’italiano, ma non importa. La musica scavalca le barriere e il sorriso è un linguaggio universale.

Colonna all’entrata e palestra gremita. Un’immagine insolita per me. Siamo un coro. Solitamente snobbati quindi. Ma la musica di ispirazione etnica, i colori e l’allegria si spargono, attirano. E poi, giusto per celebrare un po’ Goccia di Voci,  alptransit ci ha posto ben bene in luce davanti a migliaia di persone, presenti e davanti allo schermo televisivo. Non è nemmeno la prima volta che vengono a filmarci per un documentario e simili, o che il coro partecipa a uno spettacolo che comprende canto e teatro. Quello che però mi riempie davvero il cuore a essere parte di questo gruppo, è il potere di tutte queste Gocce di creare sorrisi e lacrime e grandi energie. Celebriamo l’accoglienza, ma celebriamo anche la musica e il canto, ambasciatori di pace nel mondo.

Che Goccia di Voci continui a portare le sue armonie di pace anche nei prossimi vent’anni. Quest’estate non si fa pausa e si partecipa ancora a uno spettacolo. A ottobre si riprendono i festeggiamenti per  il ventesimo. Un anno strabiliante.

Finché i bimbi si commuovono, affascinano e divertono ai concerti quanto i loro nonni, e finché l’età dei cantanti continuerà a variare tra i 19 e i quasi 80…be’ si continuerà su questa rotta tra culture e luoghi, lingue e suoni. E speriamo di non essere gli unici ambasciatori.


Alptransit, la sicurezza e l’organizzazione svizzera

Ho l’onore e anche un po’ l’orgoglio di far parte di un progetto importante. Sia chiaro, ci sono finita dentro per caso e mica sapevo cosa mi aspettasse. Nessuno di noi sapeva cosa ci aspettasse, credo. Quando il coro polifonico Goccia di Voci ha ricevuto l’invito a partecipare allo spettacolo di inaugurazione dell’Alptransit, io ero ancora dall’altra parte del mondo per la Terra di Mezzo. Ma delle mail dall’oggetto anomalo hanno attirato la mia attenzione e ho chiesto di poter partecipare anch’io nonostante la mia assenza fino a pochi mesi prima. Detto fatto ero catapultata in questo nuovo tragicomico mondo.

Alptransit. I ticinesi sanno cos’è credo, gli italiani ne hanno probabilmente sentito parlare dal loro simpatico sciur Renzi che ha improvvisamente svelato al mondo che è tutta opera degli italiani, se gli svizzeri hanno costruito su territorio interamente svizzero e progettato da ingenieri credo anch’essi svizzeri la galleria ferroviaria più lunga al mondo che trapassa le Alpi da nord a sud (e da sud a nord, ovviamente). Eccerto. Si è dimenticato di specificare che l’ha costruita direttamente lui in persona. Avrebbe potuto farlo questo mercoledì alla festa di inaugurazione alla quale è stato invitato (forse è stato effettivamente l’invito a confonderlo), ma è sparito prima della cerimonia ufficiale con i discorsi.

Insomma Alptransit: quella galleria che ci hanno impiegato 17 anni a costruirla (più di metà della mia vita). Oggi 1. giugno c’è stata l’inaugurazione ufficiale a Pollegio ed Erstfeld. Noi siamo in ballo da un po’ con prove, non prove, canti, non canti, movimenti, non movimenti. Due volte ci hanno chiesto le misure. Ma tutte. A momenti anche del sopracciglio destro e della narice sinistra. Due volte certo: perché siamo svizzeri, non eravamo stati abbastanza precisi pare. E noi mica abbiamo ancora capito perché io, per esempio, mentre viaggiavo per la nuova Zelanda e l’India ho dovuto misurarmi testa, gambe, braccia, piedi, unghie, capelli e quant’altro. Ma siamo svizzeri, ci lamentiamo certo, ma non troppo. E poi il cibo e le nostre pause che non combaciano. La sicurezza che ieri ha chiuso tutto il sito per assicurare la zona e da domani se non siamo pronti per l’aeroporto non si possono più fare le prove. Speriamo solo che ci abbiano lasciato interi i costumi e non li abbiano sezionati nella loro ricerca di non si sa cosa. In definitiva questa organizzazione milionaria che ci fa disperare qua e là è quella che ha creato alptragik. Le parti oscure di un grande evento. Perché solo in Svizzera si è talmente pignoli che la disorganizzazione si crea dall’organizzare troppo.

Io però un po’ di orgoglio ce l’ho. Orgoglio nazionale e orgoglio artistico. Quello nazionale si smorza un po’ quando penso all’esito della votazione di febbraio mentre io ero in giro per il mondo. Una doppia galleria automobilistica proprio ora che è stato terminato questo progetto atto a spostare il traffico dalle strade (oltre che ad avvicinare nord e sud delle Alpi e della Svizzera), ecco questo proprio non lo capisco. Però speriamo che l’Alptransit serva comunque. Quello artistico è dato invece da questa esperienza fantastica, esasperante, distruttiva e completamente nuova e assurda che sto vivendo. Abbiamo praticamente dovuto rinunciare all’attività del coro, ai nostri canti, la nostra gioia, la nostra introspezione pure, per dare spazio al nostro corpo, al nostro respiro, alla nostra presenza fisica e con l’anima. Assieme a centinaia di altri artisti ci intrecciamo in una mezz’ora di performance che si è rivelata quasi nulla di conosciuto dal coro e anche qualcosa di assurdo, surreale, ogni tanto incomprensibile anche per noi che ne siamo parte. Mezz’ora di performance che ha continuato a modificarsi e chiederci flessibilità assoluta in ogni dettaglio grande o piccolo che sia.

L’Alptransit per me ormai non è più solo un grande progetto ferroviario e di ingenieria, ma un’esperienza di vita. Un’esperienza che mette alla prova le mie capacità ed esperienza inesistente in questo campo. Un’esperienza che mi prova che le Gocce formano sempre una Goccia di Voci unica, e questa è la nostra grande forza. Un’esperienza che mi ha portato a collaborare con docenti, allievi ed ex allievi della rinomata Dimitri (e con un cugino ormai artista con il quale non avevo quasi più contatti) che lavorano mille volte più di noi e non so come fanno ancora a stare in piedi.

Tra un po’ sarà finita e ne sarò felice, ma sono contenta dell’opportunità che ci è stata data e della fiducia riposta in noi. E mi mancherà sentire parlare italiano, tedesco, francese, inglese e spagnolo tutti insieme. Perché Pollegio è uno specchio della Svizzera: una piccola babele dove ci si capisce e non ci si capisce, con tante lingue e tante culture, e l’organizzazione che ne esce è quella che è. Soprattutto: non dimentichiamo la sicurezza, che siamo svizzeri. Alcuni di noi. E non dimentichiamo chi sul posto lavora diecimila volte tanto per rendere la vita più facile a tutti noi, perché dall’alto complicano tutto. Quindi grazie, perché non è facile neanche per loro.

Siamo andati in scena oggi. Ed è stata una grande emozione! C’era una gran energia positiva già prima dello spettacolo stamattina e la prima è stata una meraviglia. Tutti noi abbiamo visto, sentito, riconosciuto e acclamato l’impegno di tutte le parti coinvolte nello spettacolo. Concentrazione, presenza, energia. È finita in fretta e abbiamo festeggiato. Ma non prima che, neanche il tempo di rendermi conto che ce l’avessimo fatta, mi placassero con microfono e telecamera per una breve intervista con uno strano essere passato dietro a indicarmi con labiale “è mia cugina!”. Non ho potuto appurare la sua versione dei fatti essendo che non hanno mostrato l’intervista stasera (meglio che non so se io abbia detto qualcosa di sensato).

Ascoltando in seguito discorsi dei grandi boss svizzeri ed europei mi sono anche trovata molto onorata ed orgogliosa di questa piccola Svizzera. Devo ammettere che non mi succede troppo spesso, nonostante la gratitudine di vivere in un paese del genere. Ma i premier, presidenti e cancellieri dei cinque stati confinanti (Italia,  Austria,  Liechtenstein, Germania e Francia) riuniti tutti assieme in Ticino già è un fatto straordinario. Poi quando una Merkel definisce l’Alptransit il cuore di un’opera tecnica e ingenieristica di superlativi e un Hollande dice che la Francia (che vanta una galleria sotto la Manica) oggi si inchina alla Svizzera, be’ a questo punto ci si emoziona un po’ nel momento in cui la banda militare suona l’inno svizzero. Mai successo prima e probabilmente mai più.

Ci si dimentica di tutte le polemiche e i momenti di disperazione durante la preparazione di questo spettacolo per l’inaugurazione. E ci si porta dentro l’energia e l’emozione sperabilmente rinnovata sabato e domenica. Nella speranza, anche, che venga sfruttata al meglio per alleggerire le strade a facilitare i viaggi per il resto della Svizzera. Come speravano le persone che più di 20 anni fa hanno votato sì per la costruzione di questa infrastruttura con durata di costruzione 17 anni.


Kiwians 14

I ciliegi sono ancora in fiore. Il sole picchia come non mai nonostante siano massimo 20 gradi. Il mare e l’oceano attirano i più e accolgono i più coraggiosi. Solo le cicale non so bene che stiano facendo… Nessuna idea di quando romperanno la quiete e invece dei solitari tui e kingfisher si sentirà il chiaro e implacabile sottofondo cicaleggiante.
L’estate si avvicina e con lei il natale. Dopo il compleanno in inverno il natale in estate sarà un’altra strana avventura. Il bus è appena passato sotto delle renne peluche giganti, in città ci sono tanti piccoli alberi sbrilluccicanti nei centri commerciali. Ricordo che l’anno scorso ci ho messo parecchio prima di sentire lo spirito natalizio. Quest’anno mi sa che con l’estate proprio non me ne capaciterò. Dicembre è quasi alle porte e con lui i miei esami dopodiché mi fionderò in un letargo estivo per qualche settimana cercando di dimenticare di essermi quasi vista tranciare i piedi da un fuoco che invece che verticalmente ha deciso di artificiare orizzontalmente qualche metro avanti ai nostri piedi. E il suo fratello che lo ha seguito poco dopo. Ma per il resto il mio guy fawkes è stata una bella esperienza. Molto kiwi… Dopo scuola fuori città per un paio d’ore a Piha, una delle più famose e pericolose spiagge della Nuova Zelanda, fantastico tramonto sul mare e poi tutti sul bussino di nuovo per un rientro in città che esplode tra i fuochi d’artificio. E i Kiwi sono talmente felici di festeggiare la democrazia che dopo il 5 di novembre non smettono di sparare fuochi a quanto pare fino a Natale. Perlomeno è parzialmente confermato dai fuochi che ogni tanto durante la settimana tra le 11 e mezzanotte ancora esplodono fuori casa mentre io cerco di dormire.

L’altro giorno mi è capitato di leggere sul blog di un’amica reporter un suo post sul viaggiare da soli. Mi ha fatto pensare parecchio sulla mia esperienza qui, sulle mie paure, le mie domande prima di partire, il mio sollievo una volta partita che ce l’avevo finalmente fatta, la mia felicità per tutte le cose nuove che stavo per vivere. Non è ovvio decidere di prendere e partire per l’ignoto da soli, ma poi diventa una dipendenza. Sono stata sempre una persona piuttosto solitaria e indipendente, ho avuto le mie esperienze, ma avevo sempre qualcuno a cui appoggiarmi o qualcuno che mi aspettava dopo dieci o quindici ore di viaggio. Questa volta sono finita dall’altra parte del mondo e tutte le persone a cui solevo appoggiarmi sono disponibili solo via etere. Ho avuto la fortuna di finire in una famiglia fantastica, locale, accogliente, entusiasta, curiosa, supportiva che mi ha permesso di aprirmi all’ignoto anche al di fuori ed esplorare a mio piacimento questo nuovo mondo. Mi sono creata una cerchia di amicizie e persone significative, continuamente in partenza. Sono poche le persone che restano relativamente a lungo. E poi quattro settimane a spasso da sola, viaggiare, scoprire, conoscere… Non avere nessuno con cui spartire le decisioni, poter scegliere dove andare, quando, per quanto, come.. Sono state settimane intense che mi hanno mostrato i miei limiti e le mie possibilità ancora più di quanto tutta questa esperienza a testa in giù sta facendo. Ripensare al mio arrivo ad Auckland dieci mesi fa devo dire che mi fa strano. Ieri… Eppure è un vago ricordo datato secoli fa. E la mia memoria è pure alquanto confusa con tutte le persone che sono entrate a far parte della mia vita per poi sparire a tempo indeterminato per svariate case sparse per il mondo. Non è facile, non è facile per niente. Dire addio a qualcuno resta difficile anche se è la ventesima persona in qualche mese. E alcuni addii sono più difficili di altri. Anche a sapere che sono arrivederci. Un giorno arriverà il mio turno, tra due mesi e poco più a dire il vero. Strana sensazione. Qualche settimana fa ho letto un testo sui reporter di viaggio e di quanto utopici siano i primi testi di un nuovo viaggiatore. Credo non smetterò mai di essere in quella condizione. Dopo dieci mesi con base operativa nello stesso luogo mi sento a casa e sempre in viaggio. Sempre più mi sfiora il pensiero che potrei restare qui. Ma quell’Europa di cui sempre più mi vergogno ha pur sempre alcune ragioni che mi fanno restare sulla mia decisione presa mesi fa.

L’Europa.. Un continente che sta coltivando paura. E da questa non deriva nulla di buono, questo è certo. Situazione di emergenza o meno l’Europa dovrebbe aprirsi, accogliere e integrare. È l’unico modo per fronteggiare la situazione, l’unico modo per evitare che la situazione degeneri. Ho sempre avuto la sensazione che il mio paese sia chiuso e che il razzismo stia crescendo, a causa di problemi effettivi ma soprattutto grazie a propaganda xenofoba. Da quando sono qua ne ho la conferma: non sento più di essere giudicata per il mio mero esistere. Tutta l’attenzione è sul vecchio continente, Parigi, l’esodo, … Chi è che parla di Beirut? Chi è che parla della Siria? Chi è che parla di tutti quei paesi che nemmeno io so cosa stia succedendo? La Francia è sulla bocca di tutti, sul facebook di tutti. È bellissimo vedere la gente dimostrare il proprio supporto quando succede qualcosa di tragico. Un po’ meno bello è vedere la selettività con cui questo supporto è dato. Ma tralasciando questo discorso eurocentrico. È abbastanza rivoltante vedere gente postare video riguardanti l’esodo siriano verso l’Europa e la Germania che mostrano un invasione e violenza. Non sono così impreparata da dire che non è assolutamente vero. Ma c’è da sottolineare che tra milioni di persone in fuga necessariamente c’è una parte violenta, come dappertutto. E se l’Europa non cercasse di respingerli la disperazione di queste persone in esilio rimarrebbe più contenuta. Ricordo soltanto che lo scorso secolo l’esodo è partito da Germania e Italia. E le reazioni in America sono state le stesse, le condizioni pure. Cerchiamo di fare un po’ meglio di così. .
Detto questo, sono dieci mesi che non sono in Europa. Quindi ascoltatemi o meno. Aggiornatemi e correggetemi. La mia paura ora è di tornare in Svizzera e con tutto questo caos.. Non accorgermi assolutamente di nulla. Ho letto un commento interessante: chi non accetta i rifugiati si sta semplicemente arrendendo al terrorismo. La neutralità a mio parere qui non ha spazio.


Bombe d’aprile

Il primo d’aprile del 1944 non è stato uno scherzo per chi era nella cittadina svizzera di Sciaffusa, sul confine con la Germania. E ora, esattamente 70 anni dopo, un avvenimento di cui ho sempre saputo, ma che credevo lontano da me scopro che mi ha toccata molto da più vicino.. Sentire il racconto di mia nonna di quel giorno a soli 13 anni che ricorda così bene, e sapere che i miei nonni e bisnonni hanno vissuto di persona il bombardamento aereo da parte degli americani della città di Sciaffusa in cui sono morte una cinquantina di persone mi ha fatto riflettere:  tutto un ramo della mia famiglia avrebbe potuto non esistere, nella tragedia una serie di fortunati o casuali eventi ha fatto in modo che io sia qui a scrivere i miei pensieri. Tutto sembra diverso, in questo mondo ancora uguale a prima.

 

Qui: Foto e articolo della città bombardata


La ricchezza svizzera


La Svizzera ha tante qualità, ed è famosa per tante cose, oltre che per essere piccola, patria di Heidi, Guglielmo Tell, formaggi, cioccolata e orologi. E avere un popolo strano con una lingua inesistente (il famosissimo all’estero, e sconosciuto in patria, svizzero).

Ma forse è ora che qualcuno sveli cosa ci sta veramente dietro..

La NEUTRALITÀ della Svizzera: è comoda quando i sette nani (quelli al governo) non hanno il coraggio di andare contro qualcuno. Chiaro, siamo piccoli e indifesi.. e ci tagliano le risorse se non ci prostriamo ai piedi di gente come mister Geddhafi. Un po’ di coraggio e coerenza signori!

La PULIZIA degli svizzeri: in realtà.. come popolo non siamo per niente più puliti per strada, siamo solo più viziati. Dai netturbini che passano continuamente a tirare su le schifezze. Forse un tempo lo eravamo di più, ma ci sono talmente tanti miei compatrioti che lincerei quando vedo fare il lancio dei rifiuti.

L’INTEGRAZIONE e la MULTICULTURALITÀ: a questo punto.. be’ oramai ci stiamo un po’ svelando, siamo uno dei popoli più razzisti, sempre di più.. il bello è che mi sa che tranne il nonno di Heidi non si trovano più veri elvetici a questo mondo! Si parla tanto dei paesi vicini che ne combinano di tutti i colori.. e che dire di un bel sparare per tre volte su un campo rom in piena notte? Predicevano alla nascità dei leghismi che sarebbero stati un fenomeno temporaneo. Mi fa piacere: ora che sono al potere dopo una ventina d’anni o che, saranno anche al potere temporaneamente?

La Svizzera è un popolo di RISPARMIATORI: effettivamente siamo un popolo di debitori! Facciamo concorrenza agli statunitensi, perciò non penso ci sia molto più da aggiungere..

Da non dimenticare che siamo tutti RICCHI: peccato che il fenomeno dei Working Poor (6-7% in CH, in Ticino siamo al 10% della popolazione!) sia in continuo e drastico aumento, come le migliaia e migliaia di persone in assistenza sociale (spesso a vita), gente che non arriva a fine mese e si indebita a non finire con lo Stato perché si vergogna di richiedere gli aiuti a cui hanno diritto. Una persona su 10 in Svizzera è ufficialmente povera. Ma non mi meraviglia che all’estero si continui a pensare che siamo tutti ricchi, in fondo anche noi stessi ci nascondiamo la verità che abbiamo davanti agli occhi.. la vergogna di essere poveri fa restare questo tema ancora un inutile tabù!

E infine, ma non meno importante.. il diffuso BENESSERE nel paese, non solo a livello prettamente finanziario: a comprova di questa affermazione potrei affermare che la Svizzera ha la rata più alta di suicidi a livello europeo. All’interno di questi la maggioranza sono giovani tra i 12 e i 25 anni, i quali hanno questa come maggiore causa di morte. Ogni tre giorni in Svizzera un giovane si suicida, e non sono solo loro a prendere questa via.. Ma in terra elvetica il tema suicidio è ancora TABÙ.


(12 gennaio 2008) Sai di essere Svizzero quando..

Crocetta vicino a quel che è vero per me [X]

 

  1. [X] ti lamenti se il bus/treno/tram è in ritardo di cinque minuti
  2. [X] sei stato confuso con uno svedese  
  3. quando vai all’estero ti lamenti perché non hanno almeno 10 tipi diversi di cioccolato o formaggio
  4. [X] hai imparato 3 o 4 lingue [-] e pensi che sia completamente normale
  5. ti hanno chiesto se vivi nelle montagne con le mucche
  6. [X] puoi pronunciare "Chuchichäschtli" e sai cosa vuol dire
  7. [X] sai cosa sono i "Röschti"
  8. [X] vai a fare la settimana bianca con la scuola
  9. [X] ti diverti (o ti arrabbi) quando ti chiedono che lingua si parli in Svizzera
  10. hai posseduto uno swatch e/o ne possiedi ancora uno
  11. dai tre bacini sulle guance ai tuoi amici
  12. [X] puoi guardare più di 10 canali diversi in tre lingue diverse e non ti sembra strano
  13. [X] ti diverti quando vedi gli Svizzeri tedeschi che vengono sottotitolati sulla TV Germanica
  14. [X] affermi che sia meglio fare le cose accuratamente che velocemente
  15. ti é stato legalmente permesso di bere birra e vino dall’età di 16 anni
  16. [X] camminavi da solo per andare all’asilo
  17. quando ti chiedono di parlare di come funziona la Svizzera dici: "beh, dipende da cantone a cantone…quindi…"
  18. [X] vieni chiamato alle urne per un referendum o un’iniziativa 3 o 4 volte all’anno
  19. [X] sei abituato a bere da qualsiasi fontana pubblica a meno che non ci sia scritto "acqua non potabile"
  20. sei cresciuto pensando che tutte le mucche debbano indossare una campana
  21. [X] pensi che guidare per 4 ore sia un lungo viaggio
  22. [X] conosci qualcuno che colleziona i "tappi" dei cremini del caffé


Switzerland

“Ich bin Schweizer
Je suis suiss
Jau sun Svizzer
…e parlo anche italiano.”
Breve lista (oggetttiva) di ciò che all’estero conoscono della nostra piccola Svizzera:
  • cioccolato
  • mucche
  • Heidi
  • dj Bobo
  • montagne
  • orologi Swatch
  • puntualità (mah)
  • pulizia (mah)
  • i Gotthard (e il Gottardo?)
  • formaggio (?)
  • banche
  • Ursula Andress
  • lingua strana (Schwitzerdütsch)
  • Roger Federer
  • è piccola (ma non la PIÙ piccola)
  • fondue

Breve lista di ciò che all’estero (troppo) spesso non sanno:

  • in CH ci sono 4 lingue nazionali
  • (per chi lo sapesse) uno svizzero solitamente non sa tutte queste 4 lingue
  • le 4 lingue sono (in ordine di espansione):
    1. Tedesco (svizzero tedesco)
    2. Francese
    3. Italiano
    4. Romancio
  • la mucca milka NON è svizzera!