Piovono kiwi a pecorelle

Film

Invictus – Nelson Mandela

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His people needed a leader.
He gave them a champion.

Clint Eastwood ha fatto di nuovo centro. Invictus, il suo nuovo film, racconta la storia del Sud Africa tra il 1990 al 1995. Dalla liberazione di Nelson Mandela fino alla vera riunificazione, mettendo al centro l’importante ruolo giocato dalla squadra di rugby sudafricana del tempo. Gli Springboks sono la squadra che si è formata già sotto l’apartheid: un solo nero in mezzo agli afrikaans, il simbolo più forte dell’apartheid caudta. Ma Mandela decide di sostenerli, per creare la vera nazione arcobaleno…

Invictus mi ha convinto, grazie soprattutto a Morgan Freeman nel ruolo del presidente Nelson Mandela, e a Matt Damon nel ruolo del capitano degli Springboks.

Se qualcuno vuole delle letture avvincenti sul tema Nelson Mandela:

  • "Playing The Enemy: Nelson Mandela and the game that made a nation" di John Carling è il libro da cui è tratto il film. Non l’ho letto ancora, ma se è come il film è sicuramente bello (purtroppo credo non esista la versione italiana, oppure è difficilmente trovabile).
  • "Il colore della libertà – Nelson Mandela da nemico a fratello" di James Gregory è un’ulteriore lettura che consiglio vivamente (è uno dei miei libri preferiti) racconta ciò che è avvenuto prima: la prigionia di Nelson Mandela raccontata da un suo carceriere.


Trovate la poesia Invictus in inglese e tradotta da me in italiano nel post precedente.

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Sherlock Holmes

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Su questo film è stato discusso parecchio. O piace o non piace, pare non ci sia via di mezzo. Io mi aggrego ai primi.

La regia di Guy Ritchie ha avuto il mio apprezzamento. Bella immagine, forti inquadrature, buona musica, Hans Zimmer è sempre il benvenuto, e bell’ambientazione. Il mio apprezzamento va pure ai due protagonisti, Downey Jr e Law sono una gran coppia, e grandi attori. Finale aperto.. che abbiano in mente un secondo? Credo lo andrei a vedere.

Ne stiano lontani gli amanti di Sherlock Holmes. Questo è un film d’azione, etichettato "avventura". L’unica cosa che rimane del classico Holmes è la pipa, e l’occhio per i dettagli.

Definire il film con una parola? Direi spettacolare!


(21 luglio 2008) As it is in heaven..

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Una
piccola scoperta personale, di un grande film svedese. Un po’
particolare, ma chi conosce i miei gusti non si aspetta altro. Un po’
tragico, ma irrimediabilmente profondo. Eppure non ti fa del male. La
sua tragicità diventa quasi felicità.


Un
piccolo paese di provincia in Svezia pieno di problemi. Un uomo, famoso
direttore d’orchestra, che ci torna dopo essersene andato a sette anni.
Non sa perché, ma ci torna. Non sa cosa cerca, ma potrebbe trovarlo.


Stupendo. Unico commento.



(19 luglio 2008) Nel nome del padre

Dopo anni di ricerche, curiosità,
consigli e occasioni perse, finalmente stasera sono riuscita a
guardare Nel nome del padre – In the name of the father.

La
traccia principale della colonna sonora, In the name of the father, non
mi ha più lasciata da quando l’ho sentita la prima volta. Non sapevo
nulla della storia che c’era dietro, ma la sua tragicità mi aveva
colpito così tanto che ho continuato ad ascoltarla anche a ripetizione.
Ma solo di fronte alla storia, questa canzone esplode e ha un senso più
completo.

Ambientato negli anni ’70 e ’80 in Gran
Bretagna. Il conflitto tra Inglesi e Irlandesi è ben lontano
dall’essere risolto e le bombe cominciano a scoppiare anche a Londra.
1974. Una bomba scoppia senza preavviso e gli Inglesi
hanno bisogno
di colpevoli. Quattro giovani di Belfast che si trovavano a Londra e
la famiglia di uno di loro vengono trattenuti arrestati processati e
gettati in prigione. Sotto false testimonianze. Ma dopo la prima
arresa, decidono di lottare per la giustizia. 15 anni più tardi la
situazione cambia, ma chi può cancellare più quello che è successo?

Una Londra e una Belfast in fiamme, un
sistema giudiziario corrotto, innocenti torturati, e tanta voglia di
riscatto. È un film tragico, un film vero. Che non è
adatto a tutti, come c’è invece scritto sul disco, dove c’è
anche un divieto ai minori di 12, 13, 15 e 18 anni. La violenza non è
quella che siamo abituati a vedere oggi al cinema. È più ambigua, ma di violenza pur si
tratta, e della peggior specie.

Lo
consiglio, a chi è abbastanza grande, a chi si interessa per la storia
dell’Irlanda, a chi non ha un cuore debole. Lo sconsiglio a chi si
vuole un semplice thriller, ai bambini e ragazzi, a chi non gliene
frega assolutamente niente di niente e a chi non sopporta il tragica
verità. O forse lo consiglio proprio a queste due ultime categorie. In
ogni caso, a mio parere, è un film da vedere.


(25 maggio 2008) Glory Road

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Stati Uniti d’America. Texas. 1966. Quando Martin Luther King ancora combatteva la sua lotta non violenta per i pari diritti, e il clima americano era ancora altamente razzista, un allenatore di basket riceve l’opportunità di allenare una squadra di una piccola università di El Paso. Ma lui non vede colori. Vede solo velocità, tecnica, talento. Così recluta i sette giocatori mancanti tra giocatori neri. Non sarà facile però portare avanti la squadra, ora diventata vincente, in quel clima. E la vittoria non sarà più solamente per una partita di basket, ma per la propria vita.

Glory Road, del pluripremiato Jerry Bruckheimer, è basato su una storia vera ambientata nell’America del 1966. Josh Lucas interpreta Don Haskins, il nuovo coach di El Paso in questa nuova storia sul basket. Da notare le brevi interviste nei titoli di coda dei veri interpreti di questa storia, fieri di esserne stati parte.

Ross: "Bene coach, a questo punto sono costretto a farti il quadro della situazione. Qui al sud non ci sono ragazzi di colore che giocano in division 1 … e tu ne vuoi mettere sette nella nostra squadra? Ma forse ho problemi di udito, corro a farmi l’apparecchio?"

Haskins: "No, Ross, io ho intenzione di vincere." Ross: "Sì… ti comporti come se i negri fossero il futuro della pallacanestro, ma te lo immagini?! Ci sono delle regole, delle regole non scritte: ne fai giocare uno in casa, due in trasferta, tre se stai perdendo. Dio misericordioso, un’ammucchiata di negri? non si può fare. Metterai a repentaglio la tua carriera, la mia carriera, e anche quella di Mo!"


(15 dicembre 2007) Secret Garden

"Der Fluch war gebrochen. Mein Onkel lernte lachen. Und ich lernte weinen.
Der Garten war wieder offen. Und wenn ihr gut betrachtet, sieht ihr dass die ganze Welt ein Garten ist."
Mary Lennox (Il giardino segreto)
 
La maledizione era rotta. Mio zio imparò a ridere. E io a piangere.
Il giardino era di nuovo aperto. E se guardate bene, vedrete che tutto il mondo è un giardino..

(18 novembre 2006) Babele

Babel
Titolo originale: Babel
Genere: Drammatico
Regia: Alejandro González Iñárritu
Cast: Cate Blanchett, Brad Pitt, Gael García Bernal, Mahima Chaudhry, Mahima Chaudhry, Kôji Yakusho, Shilpa Shetty, Lynsey Beauchamp
Età: 14 anni (decisa dalla Commissione film per giovani)
Trama:
Il film é diviso in tre storie; durante un viaggio organizzato in Marocco, una donna che si trova in vacanza col marito viene ferita da un colpo di fucile sparato per sbaglio da due ragazzi. La coppia ha affidato i propri figli ad una tata messicana a San Diego, ma la donna non può assolutamente mancare al matrimonio del figlio. Nel contempo un ragazza giapponese sordomuta, vive la sua adolescenza con i disagi del suo handicap.

Ho copiato la descrizione del film dal sito del Cinestar, perché a scriverne la trama, avrei solo creato casino. L’ho visto una settimana fa, non sapendo bene cosa aspettarmi. Sapevo che aveva vinto al festival di Venezia, ma temevo lo stesso, viste le star presenti, che fosse comunque un film commerciale. La paura mi è stata smentita, assolutamente. È esattamente un film da festival: particolare e, in questo caso, per niente commerciale (confermato pure dalla poca gente nella piccola sala). È un film fatto veramente bene, me ne sono accorta subito, o quasi. Ma non ho ancora capito se mi è piaciuto. Quando è finito mi ha lasciato un che di amaro, non necessariamente da interpretare negativamente.
Se qualcuno è interessato, sappia che è un film più impegnativo dei soliti filmetti presenti in sala.