Piovono kiwi a pecorelle

Ambiente

Ora tocca a NOI

Certo, anch’io ho pensato per prima cosa “È finita, siamo spacciati..”. Anch’io ho pensato, e ancora penso, non è possibile. Per mesi ho creduto che non sarebbe avvenuto, ma in fondo lo sapevo. Facebook è ora pieno di commenti, articoli, appelli disperati, battute… Trump ha raggiunto quello che voleva. È un uomo di scena, non un politico. È misogino, razzista, contradditorio, … ma sa cosa sta facendo. Purtroppo, forse.

Ma guardiamoci attorno. Abbiamo avuto Bush, per ben due mandati. Abbiamo avuto Berlusconi, per circa 20 anni. Abbiamo avuto Blocher che ha fatto (ri)partire tutto quanto in Svizzera. Abbiamo la destra al potere o che avanza in quasi tutti gli stati Europei. Trump è solo un altro. Quello che ci fa paura è il nucleare, la portata di potere che il presidente degli Stati Uniti d’America ha sul resto del mondo. Giusto, vero. Probabilmente. Ma è salito al potere e passerà il suo tempo come per tutti gli altri.

Forse più che fissare agli Stati Uniti con terrore e fascino, dovremmo tornare a guardare a casa nostra e cercare di cambiare le cose da noi. E per “da noi”, intendo “noi”. Non la nostra nazione, ma la nostra casa, le nostre abitudini, le nostre fisse. Affrontiamo le nostre paure, lasciamo più liberi gli altri, sorridiamo di più, aiutiamo il figlio, il genitore, il vicino, gli amici, facciamo qualcosa noi, a casa nostra, nel nostro quotidiano. E richiediamo che questo ci stia di diritto, non lamentiamoci, agiamo. Ma con testa, non seguendo il primo che dice di avere la soluzione estrema come al solito. Non è affidando i nostri problemi a un capo che si risolvono. La gente ha ancora il potere se lo vogliamo. Ma non facendo una rivoluzione o una guerra. Facendo pressione, aggiungendo la nostra voce, opponendoci ai grandi capi, ai presidenti, ai governi, alle multinazionali. Non è un’utopia, sta già accadendo. Con voti, petizioni, manifestazioni. Continuiamo. Sosteniamo!

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Kiwians 7

Sono di nuovo sulla mia isoletta nord. Dopo tre settimane passate al sud a programmare, riprogrammare, improvvisare, incontrare nuove persone, stringere nuove amicizie, raccogliere nuove stupende immagini, particolari sensazioni, forti emozioni, cambiare luogo ogni uno due tre giorni. Un po’ triste di lasciare l’isola sud e tutte le sue meraviglie ed esperienze ma felice di tornare ad Auckland. Impaziente direi. Nonostante in certi posti ci fossimo solo io e quel miracolo che è questo luogo e in quei momenti tanto mi sia mancata la mia compagna di “let’s get lost” (che per vederla dovrei attraversare un altro oceano).

Cercherò di fare velocemente una selezione tra le mille foto (strano ma vero, ma sono meno di mille) e caricarle non tra dieci anni. Cercherò. Ma i miei pensieri li posso già lasciare, assieme a un piccolo diario di viaggio!

I giorni appena prima di partire ho ricevuto visita da un’amica. Tre giornate passate insieme, strano al pensiero ma poi così normale al momento di vedersi. In tre giorni ho dimenticato due mesi di inglese, ma in qualche modo la mia esperienza qui è diventata per me più reale, più normale. Perché ho potuto condividere una piccolissima parte della mia vita qui con qualcuno di casa. E l’ho potuto fare di persona. E, nonostante abbia dovuto salutare a non si sa quando lei e diverse altre nuove amicizie prima di salpare per l’Isola Sud, sono partita con energia rinnovata.

Kiwi.. e parlo dei neozelandesi. Ho avuto l’occasione di conoscerli un po’ meglio. Sono una popolazione a parte. Occidentali, eppure aperti, disponibili, curiosi come pochi e sempre pronti ad aiutare, semplicemente da amare. Non posso far altro che adorare i kiwi se quando entri in un ristorante per chiedere dove sia un altro ristorante mentre preparano dei drink ti guardano sul telefono dov’è, e se quando arrivi in un ostello che ha ancora solo stanze private troppo costose ti chiamano gli ostelli intorno per trovarti un posto per poi augurarti buona pasqua tutti contenti. A casa è impensabile. I bus che collegano le cittadine e trasportano soprattutto turisti fanno anche da servizio scuola bus e portano posta e medicinali ai paesi dispersi. E in qualche modo sono tutti molto scialli e accoglienti. Non mi sono ancora completamente abituata al fatto che quando salutano chiedono sempre anche come si sta o come sta andando la giornata o serata.

Allo stesso tempo sono però molto responsabili in tutto, e molto orgogliosi del loro paese e della storia. La sicurezza prima di tutto: guida, escursioni, tempo libero, … La memoria del passato è molto importante per loro. Sia che si tratti di caduti in guerra (ogni città, cittadina, paesino disperso ha un war memorial), sia che si tratti di quando è stato costruito qualcosa (un edificio, un ponte, una piazza.. dovunque si trovano placche con descritto quando, da chi e perché è stato costruito qualcosa). Poi molto consapevoli di quanto abbiano distrutto questo paradiso in passato cercano di porvi un freno e anzi di ripararvi. E qui molti storceranno il naso: perché da un lato mettono molto l’accento sul mantenimento e produzione locale, biologica e attenta al territorio. Ma per salvare le foreste native e gli animali – o meglio gli uccelli (perché alla fin fine quello di nativo c’é, assieme a qualche lucertola, foche, delfini e pipistrelli) – eliminano (o ci provano) tutto quanto è considerato peste. Ovvero più o meno tutti i mammiferi presenti su queste terre, invasori importati un po’ da tutto il mondo, tralasciando ovviamente pecore, mucche e cavalli. Ma la caccia agli opossum australiani, ai topi e ratti, alle faine e simili, ai cervi, ai conigli e non so a chi altri è molto attiva e ben vista. Compresa di trappole nelle foreste.

Grande importanza per i Maori ha il rispetto per il luogo in cui viviamo: tutto quanto ci viene offerto dalla terra deve tornare a essa. Tutto quanto è connesso. Tanto l’attuale natura tra sè e con noi, quanto noi con i nostri avi: ciò che hanno imparato loro o possiamo sapere anche noi se solo siamo attenti a quanto ci circonda. Perché in tutto scorre la conoscenza che hanno acquisito i nostri antenati, perciò sta a noi coglierla e farne buon uso. La popolazione Maori non è santa, è un popolo guerriero e quando si è insediata in Nuova Zelanda ha portato con sé le prime specie animali e vegetali invasive e ha sterminato animali quali i Moa per mangiarli. Stessa cosa che hanno fatto gli europei qualche secolo più tardi credendo di fare buona cosa. Nei secoli sono stati introdotti infiniti specie estranee che hanno portato all’estinzione o quasi numerose specie indigene presenti unicamente su queste isole. Con il tempo hanno anche cercato di introdurre altre specie, nemici naturalidi quelle diventate peste, con il risultato di avere nuove specie invasive.

Un tempo la Nuova Zelanda era quasi interamente ricoperta da vegetazione. Foreste che coprono oggi il 20% del paese invece dell’80% di una volta. Foreste un tempo unicamente native, ora in maggioranza invasive. E tutti questi invasori sono appunto stati felicemente portati secoli fa dai maori e poi dagli europei. Per mangiare, per sport, per bellezza, per sentirsi più a casa, per eliminare gli invasori importati precedentemente. Pure l’erba è europea, e ricopre pascoli infiniti una volta inesistenti su queste terre. In effetti non di rado i paesaggi mi ricordano l’Europa, ma essendo qui tutto mescolato è comunque diverso. Ogni qualche chilometro il paesaggio cambia: colline, pianure e montagne si sostituiscono allegramente, boschi e foreste continuano a cambiare e lasciano poi lo spazio ai pascoli. Fiumi, laghi, mare e oceano si incrociano allegramente. E quello che non ho mai visto da nessun’altra parte sono i colori. Qui non si può parlare di boschi verdi, colline gialle e acqua e cielo blu. Non esiste. Qui ci sono venti sfumature di verde in un pezzo di bosco, altrettante di marrone, giallo, rosso, viola, rosa. L’acqua è blu, e anche di tutti gli altri colori. Ed è profonda, limpida, trasparente, chiara, scura… A dipendenza di cosa la circonda, e di quanto vento ci sia. E questo continua a essere definito il paese dalle quattro stagioni in un giorno.

Sono lontana dall’Europa da ormai quasi tre mesi, e già quella che è casa mia mi sembra così estranea. Mi sento staccata da essa in qualche modo, poiché anche se sento continuamente famiglia e amici in realtà non ho idea di cosa succeda e sono talmente lontana che è impossibile condividere veramente con le persone che formano casa mia. Sarà anche che in queste tre settimane, viaggiando, ho avuto parecchio tempo per pensare, riflettere, ricordare e ancora pensare. Nostalgia a bizzeffe. Mentre apprezzo e assaporo ogni momento che fugge in questo paradiso. Perché anche nel futuro il tempo corre, non c’è scampo.

E visto che finora ho scritto poco lascio il diario di viaggio a tra qualche giorno. Oppure finisce che posterò quanto scritto fra due anni (e mi toccherà prolungare il visto).

A chi è arrivato fin qui, conosciuto e sconosciuto, un saluto e un abbraccio virtuale. La selezione delle foto sta procedendo, lentamente.

See you later!

 

PS ho scoperto il nome dello sport con martello e pallina e archetti di metallo (e il perché lo confondevo con il cricket): croquet !  (v. kiwians 6)


Questo lo riciclo

Ho appena trovato casualmente questo blog davvero simpatico e creativo. Non so chi lo scriva, ma si trovano esempi pratici su come riutilizzare materiali e vestiti in modo creativo e/o utile, cibi in modo gustoso. Notizie, benessere e salute, eccetera eccetera. Il tutto suddiviso in modo molto chiaro in un menù che elenca tutto quanto si può trovare nel blog!

http://questoloriciclo.altervista.org/

 

Se preferite c’è anche la pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/Questo-lo-riciclo-ti-Piace-LIdea

Vi consiglio di passare a dare un’occhiata per vedere tutto! A presto

 

ps altre pagine fb che portano lo stesso argomento:

https://www.facebook.com/AmareNoielAmbienteConsigliEco (notizie, pensieri e riciclo, anche se non tutto mi convince)

https://www.facebook.com/pages/Ecoinventos/207354825966452 (riutilizzo creativo e utile)


NOI agiamo! Riscaldamento..

È certo la stagione giusta per parlare di riscaldamento! Siamo sotto natale, fine anno, i riscaldamenti alle nostre latitudini stanno andando spronati.

Avevo cominciato a scrivere consigli qui su come risparmiare energia, inquinare di meno e, non da meno, risparmiare soldi.. È ora che continui la serie cominciata, dando ora dei piccoli consigli riguardanti il riscaldamento e che troverete tutto raccolto nella pagina apposita NOI agiamo!

1. Temperatura
Per risparmiare molta energia bastarebbe spesso diminuire di uno o due gradi il riscaldamento in inverno (la temperatura ideale in casa si aggira intorno al massimo 21 gradi centigradi ma non sempre è necessario: non c’è bisogno di girare in maglietta per casa in inverno!). In estate si può fare la stessa cosa aumentando di uno o due gradi l’aria climatizzata (troppa differenza con l’esterno non è nemmeno salutare).

2. Spifferi
Quanti di voi hanno problemi con gli spifferi in casa? Immagino ancora tanti. Le finestre e le porte fanno passare aria (talvolta si vede pure fuori..) e mutano di diversi gradi la temperatura interna. Fare una spesa per cambiare finestre e porte (doppio o triplo vetro), o almeno impermeabilizzare qualcosa può portare a un maggiore benessere sia in inverno che in estate (in inverno tiene fuori il freddo, in estate tiene fuori il caldo). Una buona alternativa casalinga e temporanea è mettere per terra lungo finestre e porte quei lunghi “cuscini” paraspifferi a mo’ di bassotto che possono essere anche decorativi (qui trovate un esempio anche per costruirli voi).

3. Riscaldamento alternativo
Il riscaldamento si può anche avere più pulito. Per chi non vuole la nafta può informarsi su parecchie altre fonti di riscaldamento: stufa a pellet, sonda termica (scavata nel terreno), pannelli solari, … Specialmente per chi si costruisce una nuova casa dovrebbe pensare a queste alternative (fatte subito costano molto meno che aggiunte a una casa già esistente e funzionante).


La fine dell’inizio

..o l’inizio della fine?

Bene bene, guardando casualmente le statistiche di questo blog mi sono resa conto che mercoledì (19) ho avuto quattro visite. Giovedì (20) non è passato nessuno, nemmeno un cane, un gatto, un canarino. Che fossero tutti intenti a prepararsi psicologicamente, o anche non, alla fine del mondo? Perché ovviamente ieri qualcuno poi ha sfidato le intemperie e una morte certa per venire a farmi visita! Ben in due persone, bisogna precisare.

Finalmente è passato, non ne vedevo l’ora. Così ci si può rilassare un po’ e dimenticare tutte le cavolate che la gente ha o voleva fare in vista della fine. Salvarsi in un bunker per rimanere soli soletti a ripopolare un mondo devastato? L’avrei fatto anch’io effettivamente. Chissà se avremo un po’ di riposo prima della prossima storiella.

Vorrei scusarmi con i Maya. Perché si sono anche un po’ arrabbiati loro. I loro antenati finiscono un calendario a una certa data (o l’hanno proprio terminato lì? o c’era un accenno a qualcosa? mah, non lo so nemmeno io), e tutto il mondo va in delirio per la FINE. Mi sarei arrabbiata anch’io se i miei antenati avessero annunciato un NUOVO INIZIO e metà (chissà?) della popolazione mondiale parla di FINE.

Sono molto più avanti loro. Sanno che la fine non è che un nuovo inizio, la morte non è che una nuova nascita. Qualcosa deve finire per lasciare spazio a qualcosa di nuovo. Ma non diventiamo drammatici. Parlare di nuovo inizio non significa devastazione totale. Sarebbe bello poter credere che questa nuova era sia positiva e che la gente apra gli occhi e tutto questo panico e delirio sia servito a far rendere conto le persone che dobbiamo curarlo anche un po’ il nostro caro mondo che non vogliamo veder finire..

Ma come al solito penso che sto pensando troppo.. Nel frattempo su questo blog continua a nevicare. Ma tranquilli, non si scivola e le vie sono tutte percorribili!


Lontano e vicino sol levante

Il terrore.. rabbia.. frustrazione.. Non so cosa sia più giusto per descrivere cosa ho provato quando l’ho letto. Era una giornata come un’altra, non ricordo quando, non ricordo se tra le più belle o tra le più brutte. Neutra, se così si può definire una giornata. Ho preso in mano il giornale gratuito. E lì la giornata si è guastata..

Una ricerca in svizzera ha dato come esito che la paura del nucleare creato da Fukushima non c’è più. Il risultato della ricerca ha messo in dubbio il crollo della lobby atomica e l’avanzamento dei progetti della confederazione.

La psicologia umana talvolta è assurda. Ogni tanto la trovo anche ridicola. La logica è insensata. E già questo di per sè è contradditorio. Succede qualcosa come il disastro nucleare di Fukushima, e la gente parla parla parla. Pro, contro. Non interessa, basta avere un parola da dire. Sia la lobby sia i contrari ne aprofittano per portare avanti la loro lotta. È un argomento sentito. A tal punto che anche la politica si smuove e vengono portati avanti progetti a favore di nuova tecnologia. Sì, perché non si tratta soltanto di cercare energia alternativa, ma più avanzata tecnologicamente, e più sostenibile.

Io ero contraria all’energia atomica prima, lo ero in quel momento, lo sono ora. È vero che anch’io come tutti gli altri ho smesso di parlarne. Ma ciò non toglie che ho cambiato anche idea. Il Giappone è lontano, si era avvicinato estremamente, ma ora sembra essersi allontanato ancora più di prima.

Frustrazione.. non tanto per il fatto che parlavano che ci sia il rischio che i progetti vengano ritirati o ridimensionati. Piuttosto mi ha fatto arrabbiare il nostro modo di essere estremamente labili di memoria. Ogni qualvolta che sembra che si raggiunga qualcosa, ogni qualvolta si è attivi, ogni volta bastano poche settimane, pochi mesi per dimenticare tutto e non ritenere più importante qualcosa per cui poco prima si lottava a mani nude con tutti sè stessi.

Frustrazione.. perché io rientro in questa massa. E io ho sempre detto che amo le persone, ma non sopporto la massa.


Quel silenzioso miracolo

Era il tre dicembre di quest’anno.. e io ero tranquilla e ignara sul divano con mia sorella e sua figlia. Improvvisamente però è arrivato il buio! Tutta la valle, in su e in giù è rimasta al buio, e all’oscuro del motivo. Guardavo fuori dalla finestra e le uniche luci visibili erano quelle delle macchine che passavano sulla strada 100 metri più sotto. Quell’atmosfera rischiosa e tranquilla, a lume di candela, cercando di spiegare a mia nipote perché non potevamo riaccendere la luce (né cucinare i pommes-frites). Tutti riuniti intorno al tavolo.. Poi io mi sono decisa a tornare a casa mia, ma nonostante il gelo non sono riuscita a correre dentro casa: sono rimasta bloccata con lo sguardo in su, a osservare quel cielo limpido che se già solitamente in inverno fantastico, in quel momento, senza lampioni in mezzo, lo era mille volte ancora di più. Mi ci stavo perdendo.. Poi sono rientrata in casa al calore delle candele. E dopo un’oretta ancora la magia era svanita.

Era il 14 dicembre di quest’anno.. quando mi sono svegliata e fuori passava la cala. Aspettavamo la neve per sabato, eppure il venerdì mattina era lì. Bianca, soffice, silenziosa. Era arrivata in punta di piedi a sorprendere tutti. La sera torna a nevicare, e silenziosa attutiva tutti i rumori, gli orari erano sfalsati, e il freddo non lo si sentiva più, con gli occhi rivolti al cielo in un turbinio bianco e leggero. Una felice sensazione di perdersi che solo in rari momenti si può percepire.. :)