Piovono kiwi a pecorelle

Kiwi notes go overseas – Brasile (part4)

L’aeroporto Guarulhos di São Paulo non ha gli altoparlanti (ancora no, ci sono passata nuovamente e continuavano a urlare dai gate), il piccolo terminal 2 di Brasilia invece ci fa salire su un bus per percorrere 50 metri onde evitare che noi poveri passeggeri ci bagnamo.  E un gentile signore con un ombrello tra il bus e le scale per l’aereo. Questo lo chiamo servizio! Ora comunque sono affidata a me stessa e al mio fantasmagorico portoghese alla volta di un piccolo borgo nello stato di Minas Gerais, chiamato Ibitipoca. Un amico della regione me l’ha consigliato, per il parco dove si possono fare un sacco di camminate. E anche se c’è un posto nello stato chiamato coromandel, non c’è sbocco sul mare nemmeno qua.
Avete mai fatto caso al colore del cielo quando andate in vacanza? Il colore delle nuvole, il colore del tramonto variano considerevolmente. Svizzera, Nuova Zelanda, Brasile.. da noi il tramonto è rosa, qui lo vedo di un rosso fuoco o arancio intenso. Da cartolina.
Ma torniamo a Ibitipoca! Già arrivarci è un avventura, non mi meraviglia più che i miei amici non conoscano questo posto. Scalo a Campinas da dove sono ripartita con l’aereo di linea più piccolo su cui sono mai salita (le turbine hanno l’elica all’esterno come i due posti biplani). Tanto che hanno spostato alcuni passeggeri per bilanciare il peso. Arrivati nell’aeroporto più piccolo che abbia mai visto il mio autista organizzato mi aspettava, ed è cominciata l’avventura portoghese. Il mio cervello in pappa che voleva solo dormire, durante le tre ore di viaggio quasi di cui l’ultima è stata nei trenta chilometri di terra sterrata (rossa ovviamente) su e giù destra e sinistra, tra mucche e conigli (il coniglio non l’ho visto, le mucche che non si spostavano decisamente sì). L’impressione di essere finita in un luogo disperso nel nulla ma che alla luce del sole apparirà stupendo.
E a proposito di questo, essendo che sto viaggiando mi sono adeguata come al solito alla luce, come le galline. Sveglia all’alba, a dormire al tramonto. Il problema è che la luce è dalle sei alle sei…non funziona molto. Mi sveglio troppo presto e quando vorrei dormire è troppo presto ancora. Se poi il gallo comincia a cantare alle 4 di mattina invece che quando si alza il sole…
Ma questo viaggio complicato decisamente vale la pena! Ibitipoca (Conceição do Ibitipoca e Parque estadual do Ibitipoca) sono forse il posto più bello che ho visto qua. Nelle montagne il paese è semplicemente minuscolo e adorabile. Tutto attorno, dentro e fuori dal parco, è inimmaginabilmente meraviglioso. Bosco, acqua, rocce, … I fiumi sono rossicci per via del vegetali e organismi che si decompongono lì. Ma molto limpida allo stesso tempo, e pare che faccia bene ai capelli. I sentieri sono di pietra, di roccia rossa, di sabbia bianca, … le cascate dove fare il bagno semplicemente bellissime (oramai sono un’esperta nel fare il bagno sotto le cascate), alberi, fiori, cactus con frutti buonissimi. Il tempo mooolto caldo e più umido di tutti i posti che sono stata prima. Di modo che sono riuscita a bruciarmi due giorni di fila nonostante tanta crema, e le zanzare e moscerini mi amavano anche con quintali di repellente (specialmente il secondo giorno).
In compenso la mia prima meta solitaria è diventata un’avventura in compagnia di due coppie di Rio, che non parlano inglese ovviamente perciò via di portoghese! Il primo giorno è stata molto dura, non riuscivo a rispondere tanto più che sì no bene che bello … Poi però è andata. E destino volle che tornavano a Rio lo stesso giorno che ci andavo io. Perciò via di passaggio ed evitiamo tre bus.
Rio de Janeiro. Rende proprio onore al suo nome devo dire: quando piove le strade diventano un rio e si può nuotare giusto fuori casa. Ma a parte questo ho avuto fortuna nella sfortuna meteorologica. Il primo giorno l’ho passato ancora con una delle ragazze conosciute a Ibitipoca e nonostante la pioggia quando siamo arrivate su al Cristo e la quasi non vista abbiamo passato una bella giornata poi al giardino botanico (con scimmie e tucani!), tramonto alla Lagoa e guarda un po’… ennesimo açai. Secondo giorno: in centro (con le mille precauzioni prese su consiglio della mia guida personale il giorno precedente quindi principalmente assolutamente no telefono e no avenida del presidente vargas che è quella dove avvengono la maggior parte dei furti), giro per i negozietti, tappa alla pasticceria più vecchia della città (confeitaria Colombo, ma che buona?!). Poi tram per Santa Teresa e attesa al coperto proprio durante il temporale tempesta che ha imperversato su Rio per una quarantina di minuti, conosciuto un italiano (ovvio, no?) che mi ha detto dopo aver scoperto che parlo italiano che non ho per nulla un accento italiano in portoghese (nemmeno lui, ma vive qua da 7 anni). Non ci poteva mancare il filosofo gentiluomo romantico a cui ho chiesto informazioni e con un baciamano mi ha detto “il Brasile non è terrorista, è amore!”. Ho ricevuto anche le mie informazioni comunque. La mia avventura nella pericolosa e pacifica Rio è finita con una colazione in compagnia di un’amica e un giro alla fiera di são cristovão dove non ho provato il cibo nordestino per cui è famosa perché ero troppo piena dalla buonissima e tarda colazione al parco lage, ma ho fatto diecimila giri a zig zag per poi tornare al mio letto distrutta..

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