Piovono kiwi a pecorelle

Kiwi notes go overseas – Brasile (part3)

Questa volta ho preso un aereo in compagnia. E siamo finite a Bonito, città che promette bene, non solo per il nome che significa bello, ma per quanto offre. Viaggio lungo: due voli e poi da Campo Grande ancora quattro ore di bussino. E l’orologio che è appena tornato indietro di un’ora una settimana fa ora si è spostato di un’altra ora per il fuso. Ma il cielo è finto quanto in Nuova Zelanda, dipinto là in fondo, fantastico (che io sia finita nel mondo di Truman?). Gli spazi sono immensi anche qui, come era a Piri. Tra una città e l’altra c’è il nulla per chilometri: campi, pascoli, terra rossa e foreste. Ogni tanto si intravede una fattoria. Per il resto mucche, o cavalli. E il primo nuovo avvistamento: cioccolata! Un camioncino pieno di cioccolata sul bordo della strada. E struzzi allegramente a spasso per i campi. Mentre tucani volano in giro e famiglie di oche attraversano la strada bloccando il pulmino (ma dove le hanno inventate queste poi? Si divertono così in tutto il mondo..).
Bonito è una piccola cittadina molto rettangolare  (nel senso di planimetria della strade), ma davvero carina e soprattutto offre tante attività. Se Piri è conosciuta per le sue mille cascate,  Bonito è famosa per i fantastici ecotour. Primo giorno pedalata fino al parco ecologico Rio Formoso, la mia prima cavalcata in assoluto (in giro per una palude: il fiume esce dappertutto nel terreno lì intorno e se tutti quanti avevano i piedi slozzi io essendo bassa ho tenuto i miei piedi all’asciutto), il mio primo arara vermelho (ara rosso) ever, e tornata a casa graffiata (il mio cavallo era un ribelle e gli piaceva prendere strade alternative a tutti gli altri, solitamente affiancando gli alberi), con un quasi morso sulla gamba del cavallo della mia compagna di viaggio perché non gli piace il mio cavallo, e una bellissima slozzata di sei chilometri pedalando fino a Bonito. Rotte e distrutte, ma è stata una giornata divertente. Altri soldi spesi nella gruta lago azul (la grotta lago blu, uou…), snorkeling nel Rio da Prata (un ginocchio sfasciato perché se non mi faccio male non son felice, ma un sacco di pesci amici piccoli e grandi e grossi e minuscoli, ma che bellezza O.o), buraco das araras (il burrone/buco degli ara, ma c’erano anche pappagalli verdi e un tucano) e infine cascate, ancora (perché ne siamo innamorate ormai), ara blu con cui condividere cibo, altri tuffi, altri pesci, e un tapiro da accarezzare (solo le scimmie ci siamo perse). E ci sarebbero tante altre cose che si possono fare tutto intorno a Bonito. Ma quattro giorni pieni sono mica male, anzi! Se non fosse che di non turistico non offrono nulla  (cinema teatro pub…) sarebbe un posto mica male per starci in generale. Tranquillo, nella natura, buon cibo, …
È interessante comunque vedere come i punti di vista siano ogni tanto completamente differenti: il servizio innanzitutto e la cognizione di temperatura. Rispetto a quanto conosco da casa trovo che i brasiliani hanno l’accoglienza innata. Anche quando non hanno conoscenza linguistica per comunicare con te, le guide sono fantastiche: attente, allegre, competenti, alla buona. Gli autisti e i camerieri mi hanno finora dato la stessa impressione spesso. Eppure quando ne ho parlato con la mia amica lei ha storto un po’ il naso. Abituata al carattere brasiliano lei vede molto di più la differenza, tra buon servizio o meno, di quanto la veda io. Per quanto riguarda la temperatura ho notato che io soffro spesso molto meno il caldo della gente del posto che dovrebbe esserci abituata, mentre non posso soffrire il ghiaccio nelle bibite mentre loro non sanno vivere senza. E soprattutto le docce. Spesso hanno tre o quattro temperature impostate tra cui puoi scegliere: se me la impostano su freddo per loro, spesso io mi brucio la pelle e non riesco a starci sotto; gelata è tiepido/caldo per me. Eppure in inverno la doccia calda la faccio… È forse lo shock culturale maggiore, assieme alla carta igienica nel cestino (per noi non propriamente igienico, per via che le acque di scarico spesso non vengono trattate ma finiscono direttamente nel fiume lago mare). Un’amica brasiliana prima di partire era preoccupata io potessi avere un grande shock culturale. Sinceramente quando mi chiedono cos’è la cosa più diversa, che mi ha colpito di più o che mi ha scioccata culturalmente io non so mai cosa rispondere. Sarà che sono passata prima per Bali e India che di occidentale non hanno assolutamente nulla, sarà che ho passato quasi un anno con brasiliani che nonostante siano all’estero ho potuto conoscere la loro cultura, le loro caratteristiche e mi hanno raccontato “tutte” le cose belle e brutte del loro paese. In ogni caso mi sento a mio agio, le persone sono accoglienti, il cibo è buono e troppo (un piatto per una persona l’abbiamo quasi sempre diviso in due ed era ancora troppo..), e la mia unica preoccupazione al momento è di riuscire a farmi capire nella mia prossima tappa dove non avrò nessuno a tradurmi tutto (e specialmente a parlare per me). Quando parlare tre lingue non serve a granché… Beijos gente

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2 Risposte

  1. che bello andare in viaggio con te, io che sarei sempre in giro, ma la vita mi ha fatto mettere radici. E allora ti seguo volentieri e siccome sei molto brava e semplice a descrivere quello che fai mi ritrovo e vivo con te i tuoi spostamenti, continua così, ciao e buoni viaggi in una buona vita.

    marzo 11, 2016 alle 10:02 am

    • Grazie mille! Mi fa piacere che mi segui e sapere che è possibile districarsi nei miei pensieri :) buona vita anche a te, e non smettere di viaggiare. Con il corpo o la mente non importa.

      marzo 17, 2016 alle 6:51 pm

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