Piovono kiwi a pecorelle

Kiwi notes go overseas – Brasile (part1)

Dall’India al Brasile. Non è solo la lontananza, sono due mondi a sè. Ma prima di arrivare in Sud America ho avuto uno strano momento a Zurigo! Tre ore in quel dell’aeroporto con sentimenti confusi tra voglio restare qui e voglio continuare il mio viaggio immediatamente. E poi un’ora e mezza di agonia in aereo, fermi all’aeroporto, ad aspettare che riparassero l’aria condizionata. E io che rispondevo sempre in inglese quando mi parlavano. Confusa.
Dopo un interminabile secondo volo finalmente Guarulhos, São Paulo, e la mia migliore amica dalla Nuova Zelanda ad aspettarmi. Assurdamente qui dove comprenderei la gente parlare tra loro portoghese in mia presenza, essendo che sono a casa e che la maggior parte di loro non sa l’inglese, tutti cercano di parlarmi e di farsi capire. E finalmente comincio a capire, nonostante avrei sempre qualcuno che potrebbe tradurmi.
Quattro giorni in un panorama che mi ricorda tanto paesi in Italia o Spagna, ad avere conversazioni loro in portoghese io in inglese, a sentirmi chiedere se io sia nomade, a rivedere gente conosciuta quasi un anno fa, a essere parte di una famiglia, a mangiare (açai,  pasteis, coixinhas, mangioca, grigliate, …), a uscire la sera e avere gente che cerca di insegnarmi i passi base della samba. E poi a rivederci al mese prossimo per un altro paio di giorni.
In aeroporto di nuovo (sono la mia seconda casa ultimamente…) e via verso sud. Con il tipo che va in giro per i gate a urlare gli aerei in partenza (in un aeroporto nuovo e moderno… avranno finito i soldi per gli altoparlanti) e caramelle al gusto di torta di limone (davvero!).
A Porto Alegre altra amica e altra famiglia ad aspettarmi. Un giorno tranquillo con churrasco gaucho (barbeque brasiliano del sud) e poi di nuovo in strada tra panorami che mi ricordano assurdamente la Nuova Zelanda: i colori, la vegetazione, … meraviglioso! Gramado e Canela (le capitali europee del Brasile con le colonie italiane e tedesche) con cascate (nel parco di Caracol), cafe colonial (prezzo fisso e cibo a volontà), krepe brasiliana (una bontà), e tanto troppo cioccolato (non avrei mai pensato di poter dire che ogni tanto c’è troppo cioccolato… ma comunque quella crêpe al cioccolato prawer e fragole era troppo grande ma meravigliosa). Stavo pure per fare un salto a casa, ma i negozi di cioccolata Lugano avevano appena chiuso! Qual tristezza.
Secondo giorno canyons al confine tra lo stato di Rio Grande do Sul e la vicina Santa Caterina. Vista splendida e miriadi di maligni tafani verdi che cercavano di mangiarmi attraverso i leggins. Non tutti sono sopravvissuti a quel tentativo.
La differenza maggiore in ogni caso è io qui non sembro una turista al contrario che negli ultimi due posti. E la cosa ogni tanto è divertente quando cominciano a mitragliarmi qualcosa addosso per strada e non ho più idea di che lingua stiano parlando.
Ma ora un giorno al mare e poi si torna alla civiltà. Dopo l’India il Brasile sembra un paese tanto ricco. Eppure, oltre al fatto che è in crisi economica ora, una delle cose che associamo al Brasile sono le favelas. Non ho visto gran povertà, ma qui ho visto la differenza tra poveri e ricchi. Le villette che sembrano vuote da un lato della strada e le casupole ammassate con la gente che vive per le strade dall’altra.
Passare da un’amica all’altra, da una famiglia e cerchia di amici all’altra, è un modo nuovo per me di viaggiare e scoprire un paese. Ma vedere con i loro occhi il loro paese è interessante. E un aiuto con la lingua è anche ben accetto al momento (a parte il fatto che conoscendo tutte le famiglie che non spiccicano una parola di inglese sto imparando qualcosina qua e là). Altro dettaglio è che oltre a vivere la vita di tutti i giorni più o meno, in un paese come il Brasile mi sento (purtroppo) più al sicuro con loro. Non so quanto potrei andare a zonzo a modo mio qui. Senza sapere la lingua poi. Vedremo tra due o tre settimane. Ma ora ancora un po’ di Porto Alegre, di chimarrão (mate del sud), xis (Hamburger del sud), churrasco gaucho (grigliata del sud).

E nel frattempo mi godo la celebrità per cui nessuno chiede una selfie per collezioni strane come in India, ma tanti sono curiosi di conoscere questa misteriosa svizzera che la figlia, il figlio, l’amica, non so chi ha conosciuto in Nuova Zelanda. Allora alla prossima, Beijos gente

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