Piovono kiwi a pecorelle

Kiwi notes go overseas – India

Delhi (part 1)

India. Devo dire che dopo tre giorni a Delhi non abbiamo visto granché. Culturalmente però abbiamo cominciato ad addentrarci essendo a un matrimonio corto (solo due giorni) e di media grandezza (solo 400 invitati). Diretti dall’aeroporto all’hotel in taxi di sera (un’ora nel traffico che nonostante abbia molte più macchine che a Bali l’ho trovato meno caotico) e non più usciti dall’albergo. Ma ci sentiamo un po’ dei vip qui: cartello con il nome in aeroporto, taxi organizzato, albergo a non so quante stelle che ti ci perdi dentro e mam e sir tutto il tempo, bagagli portati dal fattorino dal taxi fino alla stanza, … E poi l’attenzione data da tutti quanti a noi visi pallidi. Sette in totale sui 400 invitati a un matrimonio, già una marea a dire il vero (una sensazione per loro). Potrei abituarmi benissimo ai meravigliosi buffet di cibo indiano infiniti (a orari assurdi, gli indiani e il tempo ho già capito che è alquanto relativo). Il matrimonio è stato molto interessante. Tutti i rituali erano affascinanti, anche se il fatto che non capiamo la lingua rende un po’ complicato capire cosa stia succedendo. Fortunatamente ogni tanto avevamo un “traduttore”, mentre altre volte la gente ci coinvolgeva senza tante spiegazioni. Ogni tanto ci siamo ritrovati sul lato sbagliato: sposo e sposa sono molto separati fino a dopo l’ultima cerimonia che è il matrimonio in sè, anche in diversi rituali. Noi eravamo probabilmente gli unici invitati a conoscere entrambi gli sposi, ma eravamo in sè ospiti della sposa e ogni tanto eravamo un po’ confusi riguardo a dove potevamo e dovevamo essere. Allo stesso tempo però tutto quanto aveva un che di sciallo che non ci ha fatti sentire fuori luogo: la gente guardava e non guardava, stava attenta o meno, chi al telefono, chi a mangiare, chi a parlare tra di loro. Perlopiù erano la famiglia e gli amici stretti a seguire tutto quanto. Vista la durata (ogni tanto anche una o due settimane) e il numero di matrimoni che ognuno ha probabilmente già visto è comprensibile che non seguano con attenzione tutto quanto. Noi abbiamo trovato l’organizzazione molto simile ai nostri, i singoli rituali invece molto particolari, interessanti e colorati. La sposa semplicemente stupenda e altri vestiti e acconciature per ogni cerimonia. Il fidanzamento consiste nell’accoglienza dello sposo da parte della famiglia della sposa, la sposa invece ha poi un rito di preparazione al matrimonio dove c’è solo lei. Il matrimonio in sè è un’ora o più di rito in hindi, ma prima lo sposo arriva a cavallo e con musica, poi arriva la sposa. Molto molto molto semplificato. Da noi c’è un noioso singolo rito e poi si magna!

 

Delhi (part2)

Venerdì siamo usciti dall’albergo. Sapevo che lì fuori sarebbe stata tutta un’altra storia. Il contrasto tra le festività in un albergo che non ci potremmo permettere e la vita per le strade di Old Delhi l’ho sentito abbastanza forte. D’altra parte però, forse perché me lo aspettavo, non mi ha realmente scossa. Ovvio: vedere la povertà in giro, le case dove vivono che in parte sembrano cadere a pezzi, la sporcizia per le strade, tanti mendicanti, persone che dormono per strada in mezzo al caos… non è tanto bello. Ma è talmente denso per le vie, un sacco di gente, rickshaw, tuc-tuc, scooter e di vita che va avanti che si è troppo occupati a farsi largo tra tutto questo e a non inciampare ogni due passi per realizzare pienamente cosa ci sia attorno. Poi quando ci si ferma per due secondi si apre un mondo. Diverso, sconvolgente, ma vivo e colorato. Quello che mi ha parecchio sorpreso è stato quanto in fretta abbia cominciato in qualche modo a sentirmi a mio agio. Una volta capito come funziona ci siamo buttati dentro. L’altra sorpresa è stata l’assenza di turisti bianchi. E fortuna che mi avevano avvisata, perché già sentirsi osservati tutto il tempo mette in parte a disagio. Ma essere accalappiata nei posti turistici dai giovani e bambini per fare foto insieme (mam, photo?) è una cosa alquanto strana! Non mi sento fuori luogo, ma so che per loro sono una sensazione: ragazza bianca con gli occhi chiari… anche se non quanto una bimba bionda di 6 anni! Lei era la star assoluta.
Nell’albergo, anche se è un semplice alberghetto, siamo serviti e riveriti. Invece dei gecko qui cinguettano gli scoiattoli. E contrattare con i locali per i prezzi non è così semplice come a Bali. Ma ce la caviamo. E mo’ si parte alla volta di Agra.

 

Agra

Il treno era puntualmente due ore in ritardo. Così ci siamo potuti godere tanti di quei avvii di Windows 98 e del vecchio Mac come suono iniziale per gli annunci nella stazione di New Delhi che siamo quasi tornati indietro nel tempo. Sul treno un signore indiano ci ha raccontato quanto la società indiana sia cambiata, di come al suo matrimonio tutti gli occhi erano puntati su di lui e non al cibo, ai telefoni e agli amici come abbiamo visto noi, e di come stanno acquisendo le “qualità” sbagliate dalla cultura occidentale. Mi ha pure detto che il mio tatuaggio non dovrebbe sparire così in fretta, una settimana è troppo poco. Direi che mi lavo troppo le mani, troppa crema, troppo disinfettante ecc. E probabilmente ci vorrebbe un olio o qualcosa per mantenerlo. Alla prossima occasione mi informerò bene.
Agra. In due persone ci hanno detto ad Agra c’è solo il Taj,  per il resto assolutamente nulla, non vale la pena spendere due notti lì. Io sono contenta di aver passato due notti lì (nonostante in albergo a Old Delhi mi sentissi più a mio agio). Fatehpur Sikri il primo giorno (in bus) e poi il Taj mahal il secondo (a piedi) che ovviamente ci siamo alzati alle sei per vederlo all’alba e ha deciso di essere immerso nella nebbia. Qualcosa si intravedeva.
Il divertimento per le foto con gli stranieri ha cominciato a far spazio a un po’ di angoscia per via che non potevo godermi le visite senza il pensiero che gli indiani che ci giravano intorno stessero aspettando di chiedere per una foto. Tutti gli autisti di tuc tuc e rickshaw hanno cominciato a rendermi nervosa non accettando un no come risposta. Il solo pensiero di guardare nei negozietti già mi stressava, così alla fine sono tornata a casa miracolosamente con una sciarpa solo perché il negozietto era isolato e accanto all’hotel. Ogni luogo dove si entra (hotel, metro, luoghi turistici, …) bisogna passare per metal detector controlli e raggi x. Insomma bella, affascinante, il matrimonio era fantastico, interessante e spettacolare, amo il cibo (già sono in astinenza!), ma alla fine mi ha entusiasmata più Bali già solo per il fatto che non fossi così stressata. Meno denso. E un altro punto a favore di Bali è che se anche mi sentivo più al sicuro in mezzo al traffico di Delhi che al traffico balinese lì non mi sento in pericolo ad andare in giro da sola. In ogni caso per entrambi i paesi ci vorrebbe più tempo per conoscerli bene, ne abbiamo avuto veramente troppo poco.

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