Piovono kiwi a pecorelle

Kiwians 10 – South Island

Diario di viaggio, diario di bordo. Tre settimane a spasso per l’isola sud della Nuova Zelanda: on the road in New Zealand’s South Island. Niente programmi, qualche idea di dove andare, dieci cambiamenti di programma almeno. Tre settimane di me, con me stessa, l’isola e gli sconosciuti per strada. Vi trascrivo qui di seguito il mio diario di viaggio, tralasciando tutti i pensieri più generali ed elaborati che ho già scritto appena tornata.

DOMENICA 15.3.2015 – WELLINGTON

E sono di nuovo in viaggio. Ovviamente ho dimenticato la mia sciarpa e il the di timo appena arrivatomi per la tosse che mi sto portando dietro. Ma il resto penso di averlo con me. Prima tappa sul lato opposto dell’isola nord: Wellington, la capitale, dove il tempo cambia come ad Auckland e dove sto errando senza vera meta tra parlamento, cimiteri, giardini botanici, … L’unica sicurezza sono due giorni qui, poi l’incognita South Island. E per fortificarmi un bel hot lemon, honey & ginger!

Dopo essermi persa per il giardino botanico ho scalato Mount Victoria, con la vista sulla città, aprofittando del bel tempo, viste le previsioni piovose per domani. Poi ritorno all’ostello via waterfront.

LUNEDÌ 16.3 – WELLINGTON

La pioggia è arrivata, e non solo. Un gran bel vento e un bel calo di temperatura pure. Ma fortunatamente avevo prevenuto: programma di oggi museo! Il museo nazionale di Wellington ha 6 piani, copre la storia neozelandese, maori, terrestre, … Un interessante percorso di diverse ore, a entrata gratuita. Mi sono ritrovata a dare comunque un offerta prima di uscire dal quel posto dopo qualche ora diventato freddo. Ritorno in ostello per aggiungere un qualche strato di vestiti e per sostituire l’ombrello con la giacca per la pioggia, poi di nuovo fuori sotto la pioggia alla ricerca della partenza del traghetto. Ma guarda un po’: era proprio sotto l’ostello! Che genio, come al solito.

MARTEDÌ 17.3 – WELLINGTON – PICTON

Traghetto – Ho lasciato la mia prima tappa dietro di me. Non so ancora se passerò nuovamente di qua al ritorno o se mi deciderò a prendere un volo. In ogni caso non mi è costato molto salutare Wellington. Sarà che tutti ne avevano parlato così bene che mi ero aspettata troppo, sarà che non vedo l’ora di girare per quelle lande meridionali. Avrei potuto perdermi ancora a lungo per il parco botanico o Mount Victoria; e Zealandia e Kapiti Island probabilmente sarebbero stati bellissimi. Ma la cittadina non mi ha detto granché all’infuori del parco, del museo e del lungomare particolare con gente strana e pazza e simpatici posti.

Ora sono in attesa di arrivare in una nuova terra, dove ho già capito che potrei restare nello stesso luogo per una settimana. Ma ce la farò ad andare avanti. Prima però devo arrivare a Picton, visto che il traghetto per via del maltempo è partito un’ora e mezza dopo e ci metterà un’ora e mezza in più. Così la mia idea di partire presto la mattina e avere ancora mezza giornata a Picton si è un po’ dispersa nel vento e nelle intemperie dello stretto di Cook. Ma una simpatica chiacchierata con un’anziana signora sudafricana mi fa passare il tempo più velocemente, e dalla tempestosa Wellington arrivo nella soleggiata Picton.

Picton – Dopo aver trovato un’ostello e aver fatto un giro nella cittadina ho continuato la passeggiata fino a Bob’s Bay, lungo il fianco del Victoria Domain (ma alla fine oltre a essere la regina cosa ha fatto questa Queen Victoria?) che si fa strada lungo il Queen Charlotte Sound.

Oggi è San Patrizio, e non so perché qui lo festeggiano ovunque. In ogni caso una pizza in un pub irlandese in paese mi procura una chiacchierata con una coppia che abita in Australia e il loro contatto (nel caso finissi mai dalle loro parti).

MERCOLEDÌ 18.3 – QUEEN CHARLOTTE TRACK

Oggi la prima tappa del Queen Charlotte Track. Partenza in battello da Picton direzione Ship Cove (dove ha attraccato captain Cook un qualche secolo fa). Non ancora salpati e già avvistiamo un gruppo di delfini nel porto. Li andiamo a salutare, restiamo un’attimo ad ammirarli e poi continuiamo. Picton si trova nei Marlborough Sounds, una serie di fiordi a nord dell’isola sud. Navigare in mezzo a queste lingue di terra e queste isole è affascinante, e il prossimo avvistamento non si lascia aspettare: dei dolcissimi pinguini blu (nativi della Nuova Zelanda, si trovano solamente qui e sono i più piccoli pinguini al mondo) galleggiano tranquillamente nell’acqua come fossero in vacanza. Un giro attorno a loro per salutarli e poi si continua. Ultima fermata Ship Cove: scendo, faccio un giro e poi mi incammino per il sentiero. I colori sono semplicemente meravigliosi: quella serie infinita di tonalità di verde, di marrone e quel blu intenso dell’acqua che si confronta con l’azzurro del cielo… I weka, ennesimo volatile non volante di questa assurda terra, sono solo interessati al cibo o a squadrarci. Non una parola per chiacchierare un po’: noiosi!

GIOVEDÌ 19.3 – HAVELOCK

Havelock è… una strada! Minuscolo, eppure pieno di bar, ristoranti, negozi, … Mi sono resa conto di essere un po’ in ritardo sul piano di marcia, ma se non mi perdo per strada ancora dovrei starci dentro. Faccio fatica a capacitarmi che è già giovedì. Oggi non ho combinato nulla: relax e bus per Havelock a mezzogiorno. Che poi dalle 12:15 è diventato 12: 35. Ma sono troppo svizzera, devo abituarmi che non sono nel posto sbagliato se i bus non arrivano. La tappa qui me l’ha consigliata la donna dell’ostello per poter andare al Pelorus River domani a fare kayaking. Prima serata a cucinare in ostello.

VENERDÌ 20.3 – PELORUS BRIDGE

Kayaking tour saltato. Sono andata a fare una passeggiata nel bosco in compagnia di numerosi simpatici e curiosi fantail, poi sono riuscita comunque a raggiungere Pelorus Bridge e fare dei giri nei paraggi. Mi sarebbe piaciuto fare di più, ma avendo con me tutti i bagagli (zaino e tracolla) non ho voluto strafare. Infatti già così le mie spalle si sono lamentate parecchio. Però alcuni bei posti li ho trovati lo stesso. E un giro sopra una piccola cascata me lo sono pure permesso. Nel mio errare per i sentieri ho anche incontrato il pazzo proprietario dell’ostello di Picton, e ho scoperto che i ponti sospesi non sono i miei preferiti.

SABATO 21.3 – NELSON

Arrivata ieri sera dopo una simpatica scarrozzata in bus, mi sono trovata in un’ostello non di mio gradimento. Nonostante la bella chiachierata con un francese in viaggio per le vigne del mondo con la sua classe di enologia dell’uni, la svogliatezza già sentita al telefono la mattina mi si era confermata all’arrivo. Così stamattina per prima cosa i-site per prenotare bus e ostello a St Arnaud per domani, dopodiché ho trovato un altro ostello più accogliente, bello e pulito. E poi mi sono goduta questa accogliente cittadina. Dopo un giro al mercato, dove mi sono spennata con un cd di un pianista di strada e con un maglione di alpaca visto il freddo, sono partita alla volta del centro della NZ! Su per la collina dove ho trovato una bella vista e bello caldo, da lì lungo il fianco di un altro colle ho camminato fino alla zona del mio ostello, sempre sopraelevata e con vista su città e mare, dopo una bella discesa ho raggiunto Miyazu garden, il giardino giapponese, prima di tornare a riposare nella mia stanza.

DOMENICA 22.3 – ST ARNAUD

Sono arrivata in questo paesino disperso tra le montagne del Nelson Lakes National Park. Ho fatto in tempo a fare un salto sulle sponde del lago Rotoiti e salutare le anatre che mi volevano mangiare un dito, e poi fare il giro sbagliato (molto più lungo di quello che mi avevano consigliato) nella foresta semplicemente stupenda. Dopo due buone orette a passeggio sono tornata in tempo in ostello per osservare la pioggia cadere fuori dalla finestra.

LUNEDÌ 23.3 – ST ARNAUD

Il mix di colori qui è incredibile, appena si prende un sentiero si entra in un altro mondo. Un mondo pieno di sfumature spettacolari, di forme imprevedibili, di cinguettii e canti svariati, di creature che svolazzano intorno e solo ogni tanto si lasciano catturare in uno scatto. Non ho fatto grandi scalate, ma con questo lago nella nebbia ne è valsa lo stesso la pena venire fin qui nel nulla. Semplicemente magico.

Domani dovrei avere un passaggio, se non fino all’incrocio per prendere il bus, almeno fino a Nelson di nuovo. Ieri invece mi sono ritrovata a parlare schwitzerdütsch, accorgendomi che già lo sto perdendo: continuavo a piantarci dentro parole in inglese. Ho la sensazione di essere quasi un’estranea da casa. Sono qui da due mesi eppure l’Europa mi sembra così lontana; non solo fisicamente, ma pure temporalmente e mentalmente. Questo luogo mi riempie di nostalgia: nella sua bellezza mi riporta a terra, io qui sola a camminare per così tanto tempo nella natura. Dopo più di una settimana in giro per conto mio. Nonostante tutte le nuove conoscenze ho tanto tempo per pensare. Parecchio.

In ogni caso dopo una settimana ho anche capito che qui gli ostelli che offrono la colazione sono un grande lusso e piano piano mi sto organizzando per cene e colazioni e risparmiare un po’. E mangiare un po’.

MARTEDÌ 24.3 – NELSON

L’oasi di pace di St Arnaud l’ho ormai lasciata alle spalle. Ma anche qui a Nelson è tranquillo al Shortbread Cottage e nei Queens Gardens). Domani mi aspettano dieci e passa ore di bus per arrivare a Fox Glacier. Oggi sono tornata qui con un kiwi del nord che mi ha fatto risparmiare un giorno. Una camminata lungo il fiume e tra le casette di legno prima di tornare nell’ospitale ostello. Qui i backpackers sono veramente alla buona: nome di battesimo (non sempre giusto) e siamo a posto. Prima del traghetto era ancora d’obbligo il passaporto. Se poi non sono presenti lasciano biglietti di accoglienza, oppure a chiamarli ci si può mettere comodi. E si fanno conoscenze interessanti da tutto il mondo: dopo la signora dal Sud Africa, la coppia australiana, il francese che sta girando il mondo per studiare le vigne, ho conosciuto due ragazze canadesi, una coppia svizzera, un’anziana coppia scozzese, una ragazza australiana (educatrice), …

E mentre cerco di capire come funziona il cricket, ormai alle semifinali della coppa del mondo, attorno a me le case sono tutte costruite di legno, con listelli a coprire le pareti di non so ancora cosa, e solo poche case di lusso sono costruite con i mattoni, in pietra o cemento. In assenza di zanzare poi ci sono dei simpatici moscerini succhiasangue che con le prime sei fastidiosissime punture mi hanno già tolta dalle loro amicizie.

MERCOLEDÌ 25.3 – PUNAKAIKI – HOKITIKA

Traversata in Intercity della West Coast, da Nelson a Fox Glacier. Con breve fermata a Punakaiki a vedere i pancake rocks (mi viene fame a parlare di pancake..) e a Hokitika dove c’è una spiaggia stupenda, con sabbia chiara, grandi onde e tante sculture di legno, ma che ovviamente ho scoperto solo alla fine quando dovevo tornare al bus. Tutta la Westcoast è stupenda! Da qualche parte nell’entroterra la polizia ha fermato il bus per chiederci aiuto nel trovare una macchina a quanto pare caduta in un dirupo lungo quella strada (avvistata da una passeggera di un altro bus giorni prima). Missione compiuta e polizia avvisata del punto esatto.

GIOVEDÌ 26.3 – FOX GLACIER & LAKE MATHESON

Oggi sono stata al ghiacciaio, poi al lago. Ovviamente avrei dovuto invertire i due perché al pomeriggio Mount Tasman e Mount Cook, per cui è così famoso il Lake Matheson in cui si specchiano maestosamente, erano immersi nelle nuvole. Posso essere sincera? Mi ha affascinata di più la camminata nella valle fino al ghiacciao che il ghiacciaio stesso. Gli unici tour possibili in questo periodo sono quelli… costosi! Comunque stupenda camminata, anche se finita in stanchezza e mal di testa. E non c’è niente da fare: ormai se qualcuno mi parla di “bush” sono già pronta per attraversarli. A Fox la prima foresta pluviale, tutto ricoperto di verde, muschio e altre piante ricoprono gli alberi che si intrecciano tra loro formando nuove piante. E ogni bush è così diverso! In pochi chilometri può cambiare completamente.

VENERDÌ 27.3 – WANAKA

Oggi ho deciso di risparmiare un po’ e fare autostop. Ovviamente mi ha preso su un ragazzo tedesco. Girando qui per il sud sento quasi più tedesco che inglese. In ogni caso ho rispolverato un po’ il mio tedesco (e ci ho messo un po’!) e ho fatto un viaggio in compagnia una volta tanto. Destinazione per entrambi Wanaka: i laghi di Wanaka e Hawea sono semplicemente stupendi. Le montagne e l’acqua hanno dei colori bellissimi! Vedrò di godermi questi luoghi magnifici anche con il maltempo in arrivo.

SABATO 28.3 – WANAKA & ARROWTOWN

Stamattina abbiamo scalato il Mount Iron nella pioggia e nella nebbia. Una volta in cima ha cominciato a schiarirsi e scendendo dall’altra parte si è improvvisamente aperto tutto: arcobaleni vari e una vista spettacolare sui due laghi hanno preannunciato delle belle giornate. Tornati a terra siamo ripartiti assieme allla volta della mitica Arrowtown, una bella e interessante fermata, per poi continuare verso Te Anau all’inizio dei fiordi. La strada dai laghi fino a lì era anch’essa stupenda! E poi cucinato e mangiato in compagnia, che bello! E buono!

DOMENICA 29.3 – MILFORD SOUND & GERTRUDE WALK

Sempre in compagnia una crociera nel fiordo poi una camminata lungo l’inizio del Gertrude Walk. Arrivati fino alla cascata abbiamo pranzato chiedendoci dove fosse finita la svizzera incontrata sul battello con cui volevamo fare la camminata ma abbiamo perso nel posteggio di Milford Sound. Poi abbiamo guardato il cielo e deciso che non avremmo affrontato la scalata fino in cima e siamo tornati indietro. Fortunatamente visto il diluvio arrivato poi. L’acqua più cristallina che mai, il sentiero continuamente diverso e più impegnativo e bello di altri. Niente di faticoso, ma ci ha visti arrampicare e saltare in giro un po’ più del solito. Poi qualche altra breve fermata sulla via del ritorno a Te Anau dove distrutti abbiamo ritrovato le due ragazze con cui avevamo chiacchierato la sera prima.

LUNEDÌ 30.3 – KEPLER TRACK

Oggi abbiamo percorso una piccola parte del Kepler Track, fino a Rainbow Reach e di nuovo indietro. Abbiamo incontrato due pensionati che si occupano delle trappole per le faine e ci siamo fermati un po’ a chiacchierare. Poi il mio compagno di viaggio tedesco mi ha riportata a Te Anau e ci siamo salutati. Di nuovo da sola, dopo quattro giorni in sua compagnia, strano. Uno di quegli incontri che sembrano la cosa più normale del mondo: dopo due giorni ci siamo meravigliati ci conoscessimo da così poco tempo, e le altre due ragazze si sono meravigliate più di noi. Mi è dispiaciuto salutarci, ma le nostre mete sono diverse, e sono anche contenta di essere di nuovo da sola. Continuerò a rincorrere il sole e farmi rincorrere dalla pioggia per conto mio. Ovviamente: poco dopo essermi sistemata nella mia nuova stanza è arrivato il primo compagno di camerata, tedesco.

MARTEDÌ 31.3 – DUNEDIN

Prossima trasferta in bus. Stavolta solo 5 ore, in cui l’autista ogni due per tre continuava a sbracciarsi per salutare gli altri autisti di bus e camion che incrociavamo. Ed erano parecchi. Dunedin? Più collinosa di Auckland! Il nome significa Edin sulle colline ed è un miscuglio tra Edinburgh e un’altra cittadina di cui non ricordo esattamente il nome.

MERCOLEDÌ 1.4 – DUNEDIN

Dunedin si è dimostrata molto più intrigante di quanto mi è sembrata inizialmente. Una cittadina scozzese per bene con edifici che mi hanno fatto tornare in mente che voglio girare la Scozia! Il centro e tutta la zona che porta all’uni sono deliziosi. L’università mi ha anche fatto tornare voglia di studiare di nuovo, da quanto è bello l’edificio. Il parco botanico ci sarei stata parecchie ore in più se ne avessi avuto il tempo. Peter dell’i-site è semplicemente il vecchio simpatico ultra gentile e competente signore. Mi sono ritrovata a dormire a Hogwartz. Mi sono ritrovata a fare su e giù per le colline. Mi sono ritrovata a fare un bel tour nella mozzafiato Otago Peninsula con Sean come bravissima guida e un’altro kiwi come compagno di viaggio e pieno di informazioni sugli albatros, lavorando lui alla colonia. Mi sono ritrovata anche a due passi dai leoni marini e dai pinguini, e a tre dalle foche. E ovviamente tra le pecore. I colori come sempre bellissimi, spettacolari. E alla fine mi sono ritrovata a cena con il compagno di tour kiwi e il suo amico indiano in un ristorante indiano (per una sera mi sono permessa qualcosa in più). Prima di tornare poi in ostello, perché domattina ho il bus… presto!

GIOVEDÌ 2.4 – CHRISTCHURCH

Christchurch mi ha sorpreso positivamente. Non mi aspettavo niente da questa città, solo risultata una tappa d’obbligo. Invece ha del fascino. Il terremoto di qualche anno fa l’ha trasformata, forse anche devastata. Più che una città sembra un’enorme cantiere. Tutto è in costruzione o ristrutturazione, dovunque ancora macerie. Tra gli edifici nuovi, ricostruiti o mezzi distrutti ci sono infiniti buchi. Il centro è fatto di negozi, take away e banche situati in prefabbricati e container colorati. Dovunque street art, in generale una città piena d’arte e che sembra offrire tanto. Colori e musica, in mezzo ai container e ai graffiti. Per la prima volta da quando sono in viaggio mi sono fermata ad ascoltare un po’ di buona musica per strada. Credo almeno per un’ora. Ah già, ho una compagna di stanza tedesca e una svizzera un po’ schizzata. E per via del weekend di Pasqua trafficato ho prenotato tutto fino ad Auckland, tranne il traghetto.

VENERDÌ 3.4 – CHRISTCHURCH & KAIKOURA

Oggi diverse ore nel parco botanico di Christchurch. Enorme! E a differenza del resto della città qui non si vedono segni del terremoto. Ma ho preferito altri parchi botanici visti prima: questo è molto europeo. Poi dall’artistica Christchurch ho preso il bus, ammo’, con la mia compagna di stanza tedesca, senza metterci d’accordo siamo pure finite nello stesso ostello a Kaikoura.

SABATO 4.4 – KAIKOURA

Oggi kayaking tour dalle foche, giretto nel mercato, poi passeggiata lungo l’oceano prima che arrivasse il mio compagno di viaggio del Sud anche lui a Kaikoura, alla fine i nostri viaggi si sono incrociati di nuovo. L’ultima sera, dopo tre settimane, sono uscita la sera dopo cena e mi sono ritrovata al pub con due compagni di viaggio tedeschi. È stato un bel finale per questo viaggio!

DOMENICA 5.4

Primo giorno di autunno qui. Cambio orario. Pasqua. Tra mezz’ora circa lascio l’isola sud, in orario stavolta. Le emozioni in contrasto: triste di lasciare queste terre e queste esperienze che mi hanno portato nuove immagini, nuove persone, nuove amicizie, nuove foto… Nuovi lati di me, forse. E vecchi. Ma tanti sorrisi, anche tra le incognite, tra i momenti di frustrazione o in cui mi sentivo sola. Sono stanca, fisicamente. E non vedo l’ora di essere di nuovo ad Auckland, perché mi manca un sacco. La città, le persone, casa. Oggi mi ritrovo sul viaggio verso casa in attesa sul traghetto a scrivere con la penna che ho trovato sul traghetto all’andata e con un maglione, tre vestiti estivi e una chitarrina in più. E un po’ di soldi in meno. Stanca morta. E felice. Con un ciondolo di giada chiamato la spirale della vita che dopo avermi stregata ho scoperto significare e augurare nuova vita o inizio, crescita, armonia e pace. Ah è Pasqua e in NZ pare esserci un easter liquor act per cui sul traghetto oggi c’è il divieto di vendita e consumo di alcolici.

Dopo quasi due mesi di ritorno qui ancora penso con meraviglia a St Arnaud, Wanaka e Dunedin. Ai colori, alla gente incontrata, alle nuove amicizie e agli incontri sfuggenti. Ma interessanti e arricchenti. Alle emozioni provate talvolta di sconforto, confusione, insicurezza, incognita, talvolta di meraviglia, stupore, pace, vita. In mezzo al freddo e al caldo.

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