Piovono kiwi a pecorelle

Kiwians 5

Vi assicuro che ieri mattina stavo andando a studiare. Mi sono solo fermata un attimo sulle scale a salutare Brian, e in un attimo ha occupato le mie gambe. Liberandole due minuti prima della lezione. Giorni pigri questi; parola della settimana “laziness”. Ma non posso certo trattare male il gatto della scuola!

Sette settimane ormai.. Fra poco più di una settimana saranno passati due mesi dal mio arrivo in Nuova Zelanda. E ci saranno gli ennesimi addii, con l’augurio che alcuni di quelli siano arrivederci. Fra una settimana partirò all’arrembaggio dell’Isola Sud, prima di tornare al nord per pasqua. Ma sono sette settimane ora, e la lista dei danni aumenta: due paia di occhiali da sole rotti, un asciugamano dimenticato sul bus al ritorno da un weekend (e finalmente e fortunatamente ritrovato ieri dopo quasi due settimane), aspettare l’ultimo bus dimenticando le chiavi da una compagna (e conseguente primo taxi), dimenticato il passaporto a casa una sera…in una città dove non entri da nessuna parte nemmeno a 80 anni se non hai il passaporto con te, figuriamoci io che sembro avere dieci anni in meno, e vai di (secondo) taxi; il tatuaggio autoinflittomi è durato più di tre settimane dopo Taumarunui.

Il tempo passa. Divisa tra nostalgia di casa e il desiderio di restare qui, scoprire nuovi paradisi e avere nuove avventure. E ascoltando ogni tanto musica italiana su radio100iso mi sento un po’ più a casa. Io che la musica italiana la ascolto sì e no. Tra uscite giornaliere, weekend e scorribande non so proprio da dove cominciare. Sono state settimane piene di nuove esperienze, visioni (perché sembrano proprio visioni), scoperte, emozioni di tutti i tipi: gioia, euforia, delusione, pace, nostalgia, curiosità, allegria, frustrazione, spensieratezza. Un bel mix dovuto alle persone, ai luoghi, alle avventure, agli addii e ai nuovi arrivi, al non poter fare e vedere tutto. Al non poter restare in paradiso. All’averlo trovato.

Devonport: un sabato pomeriggio sul traghetto e via attraverso la baia a nord della città. Dieci minuti e si arriva alla penisola di Devonport con una strada molto carina piena di negozietti e ristoranti che dal porto conduce a Mount Victoria. Uno dei due vulcani della penisola pieno di funghetti (piccoli caminetti secondo me di tane hobbit) e con l’ennesimo fortino militare dei tempi delle guerre del secolo scorso. Poi direzione Takapuna, un po’ più a nord, per una passeggiata rilassante sulla spiaggia dove alcune stupende villette fanno un po’ invidia.

Auckland, come ormai penso ho detto e ridetto, si trova in una zona altamente vulcanica, con all’incirca 53 vulcani di ogni grandezza che formano le bellissime colline della città. Ovunque ci si situi si può sempre vedere un colle-vulcano da qualche parte. I più visitati sono probabilmente One Tree Hill e Mount Eden, ma il più spettacolare (e quello che su qualunque spiaggia tu sia .. lo vedi) è Rangitoto. Rangitoto è l’ultimo vulcano eruttato, intorno ai 600 anni fa, ed è credo l’unico ancora attivo. Mentre Wellington e Christchurch soffrono sotto i terremoti, Auckland è quindi solo in attesa di essere spazzata via dalla faccia della terra dal suo gioiello in mare. Fortunatamente non si aspettano eruzioni per forse altri mille anni. L’isola di Rangitoto è molto protetta e la si raggiunge con mezz’ora di traghetto: il paesaggio è composto da alberi e rocce vulcaniche nere. È quasi spettrale, o lunare, nel suo surreale silenzio senza cicale, senza alcun rumore di sottofondo se non quello dei turisti umani. Solo qualche insetto, e poi finalmente in cima qualche uccello e qualche raro cinguettio. Dopo aver scalato il vulcano, McKenzie Bay è fantastica per fare un bagno sulla spiaggia nera e tranquilla, e alla fine l’isola deserta senza cibo né acqua a disposizione non è risultata così deserta, ma con pure qualche casetta in zona attracco traghetto. In questa avventura di un giorno (saltando scuola) abbiamo constato che le ragazze europee sono decisamente più abituate al “freddo”. Mentre io e una ragazza francese stavamo benissimo, il resto del gruppo congelava sul traghetto e nessuno è entrato in acqua con noi.

Waitakere Regional Park: prima di salpare per vulcani mi sono fatta un giro per la zona a Ovest di Auckland. Il parco regionale di Waikarere è una zona forestale meravigliosa che spunta sul mar di Tasmania (quello tra Nuova Zelanda e Australia) dove si trovano le spiagge di Piha e Karekare. La visione è stupenda, l’acqua pure: peccato siano (specialmente Piha) le spiaggie più pericolose della Nuova Zelanda. Nell’entroterra di entrambe le spiagge si trovano delle piccole cascate, ma sinceramente ho apprezzato di più il paesaggio del bosco che le cascate stesse. Piha è la spiaggia dei surfisti, Karekare invece è famosa per il film The piano, la cui scena iniziale è girata su questa spiaggia quasi deserta. Restando sui set: Waitakere è stata la location per i telefilm di Hercules e Xena teoricamente ambientati nell’antica Grecia (ormai…15 anni fa?).

Poi l’ultimo viaggio è stato in paradiso: Bay of Islands. La baia delle isole. Ben 144 isole di tutti i tipi e dimensioni formano questa semplicemente meravigliosa baia. Non per nulla è chiamata anche il paradiso della Nuova Zelanda. Mi sono ritrovata a vedere paesaggi mozzafiato, a provare il sandboarding e il parasailing, a nuotare nell’oceano, a vedere i delfini nuotare con i miei compagni di barca un attimo dopo essere stata fatta risalire a bordo, a imparare portoghese, giapponese, … ah sì: inglese! A sentirmi fuori dal mondo e fuori dal tempo per quanto era bello e pieno di pace. A trasformare un’esclamazione nata non mi ricordo dove (forse su One Tree Hill) in un nuovo motto: let’s get lost! Bay of Islands si trova poi a due orette da Cape Reinga, la punta più a nord della North Island, davanti al quale Oceano Pacifico e Mar di Tasmania si incontrano e si scontrano formando disegni nell’acqua. Appena più a sud di Cape Reinga, sulla costa Ovest parte la 90 mile beach: oltre 100 chilometri di spiaggia quasi incontaminata e deserta, non fosse per i bus turistici che la percorrono dopo aver fatto tappa alle dune di sabbia per un po’ di sandboarding. La vista dall’alto, lì a nord, che sia dalle dune, parasailing o dalla cima di un’isola, è semplicemente spettacolare. I colori, i disegni, l’aria piena di pace. Pace che mi trassmette anche l’oceano e il vento su traghetti e battelli. Questo senso di libertà che sto cominciando a capire e conoscere, ho già capito che mi mancherà parecchio una volta di nuovo lontana dall’acqua aperta. Mi consolerò con i laghetti di montagna, come quello sotto la cascata vicino a Bay of Islands che mi ha visto attraversare a nuoto il laghetto e sentire gli spruzzi dall’alto. Un bagno sotto una cascata: ora posso dire di aver fatto anche questo. Per di più in compagnia di due anatroccoli che mi hanno accompagnata nella traversata per poi sparire non so dove. Sono uscita sfinita dall’acqua, ma rigenerata e soddisfatta. E il giorno dopo bagno nell’oceano, camminata per un’isola con vista a 360° sulla baia, volo sopra la baia.

Di ritorno verso Auckland la voglia di non tornare in città, di restare in quel paradiso. Voglia condivisa dai compagni di viaggio. Ma in fondo mi sono affezionata a questo luogo dove tutti salutano e ringraziano gli autisti, dove i posteggi fuori casa spesso ospitano barche barchette barconi accanto alle macchina. Dove c’è gente che guida la barca per strada fino alla prossima spiaggia per entrare in acqua, senza bisogno di macchina e rimorchio. Dove le cicale cicaleggiano tutto il giorno e la notte, riportandomi alle mie avventure in Sardegna. Dove il fantastico cielo stellato mi mostra un Orione perennemente a testa in giù e tante sconosciute stelle tra cui sono solo riuscita a riconoscere un sagittario. Dove il tempo cambia ogni cinque minuti e la gente commenta: this is Auckland! la città dalle quattro stagioni in un giorno. Dove continuo a essere un’allieva diligente (o quasi) che ha problemi con il futuro: che sia per via che voglio godermi il presente e sono affascinata dall’antico e al futuro non ci voglio troppo pensare o mi vien male?

Sabato invece ho scoperto un’altra meraviglia a un’oretta da Auckland: Long Bay. Spiaggia, parco, scogliere, sentieri per passeggiare, spiagge di pietra e un sacco di rocce per arrampicare ai piedi delle scogliere. L’acqua del mare fantastica. E il bus solo 4$, per più di un’ora di viaggio fuori città. A Long Bay ho ritrovato la mia voce mentre gli altri erano in acqua e io mi arrampicavo da sola sui sassi sotto le scogliere. Un momento di pace, liberatorio e intenso, pieno di energia che mi ha fatto ritrovare anche la fiducia nella mia voce che credevo di star perdendo. Quanto mi manca cantare! Eppure canto tutti i giorni, ma mentre cammino per strada.

È già marzo. E finalmente grazie a Wondy che ha ricercato per conto mio in patria ho la conferma che i mulinello girano in senso inverso rispetto all’emisfero sud. Non è una leggenda! D’accordo, avrei potuto fare una ricerca su internet. Ma non è affascinante come fare uno studio sul campo. Dopo sei settimane ho visto per la prima volta la fontana di Albert Park funzionare! Il mio Albert Park scomparso prima in un chinese lantern festival (per il nuovo anno cinese) e subito dopo in un pride festival pieno di bancarelle. Mi piace, ma sono ormai due settimane che regna il “caos” lì e un po’ mi manca il tranquillo e bellissimo albert Park dei nostri pranzi. I miei piedi cominciano a mostrare il segno dei miei sandali. Forse dovrei tirare fuori le ballerine. Imperturbabili poi i miei piccoli amici lividi che non so bene come (tranne per Bay of Islands) mi appaiono sorridenti e misteriosi su gambe e braccia. Ogni giorno passao davanti a un albero di mele cotogne con il biglietto “free picking – good for jam” e mi chiedo ogni volta se dovrei provarne una. Ogni giorno con il bus passo davanti a un take away con la scritta “we will open february” e sto cominciando a chiedermi se leggo bene il calendario o se capisco giusto quanto c’è scritto. In compenso mi sto abituando all’uso della tecnologia qui: un app per i mezzi di trasporto pubblici con gli orari e con le effettive partenze da ogni singola fermata, un app per i conti in banca per controllare i miei soldi e spostarli da un conto all’altro.

E stanotte ho scoperto che forse i kiwi vivono anche ad Auckland…

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