Piovono kiwi a pecorelle

Appunti di viaggio kiwiani

 

DAY ZERO

Che cosa meravigliosa arrivare in un giorno in un mondo nuovo. Attraversare tempo e terre sconosciute e giungere chissà dove.

Che brutta cosa però attraversare tutto il mondo, arrivare a stare a testa in giù, conoscere chi sta al nostro opposto … eppure non sapere minimamente cosa ci sia su quella strada percorsa così di volata.

Oggi è venerdì, credo. Non ho idea di che ore siano. Non è importante, ma mi sento un po’ confusa al riguardo. Non saprei nemmeno bene a quale fuso affidarmi: casa? Singapore? Nuova Zelanda? Qua in ogni caso c’è il sole, è giorno, e mancano poco meno di cinque ore e mezza alla mezzanotte tra venerdì e sabato. Qualche fuso più in là, s’intende. Lontano sotto di me saltano canguri e si arrampicano koala. Ma chi li vedrà mai? Io ho un’altra destinazione… la terra dei kiwi, delle pecore, dei raminghi e delle barche a vela. Una terra dapprima colonizzata da una popolazione polinesiana, poi colonia europea, prima con gli olandesi, poi gli inglesi. Una terra che sta dall’altra parte del mondo e vanta come lingue ufficiali la lingua europea degli ultimi colonizzatori, la lingua indigena maori e il proprio linguaggio dei segni. Una terra grande sei volte la svizzera e con poco più della metà dei suoi abitanti.

A dire il vero non ho idea di cosa veramente mi aspetterà. Ma non è importante. Nonostante l’agitazione sono fiduciosa e felice. Perché ho una casa meravigliosa che mi aspetta al mio ritorno.

PS credo di aver mangiato un kiwi albino..

DAY ONE

Ho perso il conto delle persone che mi hanno detto di aver sentito che il paese è molto simile alla Svizzera. Il clima, il paesaggio, … Il primo impatto con Auckland è però stato: umido! Tropicale da queste parti. Non è esagerato, ma l’odore di umidità, le palme e la vegetazione varia che c’è in giro è quello che da noi si vede e si sente nelle serre dei giardini tropicali.

C’è una cosa che mi ha fatto sorridere al mio arrivo: l’aeroporto di Auckland cinguetta! E non solo quello ho scoperto poi. Stamattina al mio risveglio c’era un gran concerto fuori dall’albergo. Una meraviglia.

Poi finalmente ho visto Auckland alla luce del giorno. Mi aspettavo una terra piatta, essendo la città circondata su tre lati dall’oceano. Invece no. È tutto collinoso per via di tutti i piccolo vulcani, e verde. Una distesa di verde immensa. E in mezzo le case. In lontananza il centro con i suoi palazzi, il resto case casette casettine bellissime! L’umidità è alta, il sole brucia, l’aria scorre in un venticello fresco. E io mi sono già innamorata di questo posto, di queste persone, sono già stata adottata dalla mia piccola ospite, e penso proprio che farò una dormita in mezzo al pomeriggio.

ALLA SCOPERTA DI AUCKLAND

Tre, quattro giorni. Mi sembrano un’eternità. Così tante impressioni, nuove immagini, nuove conoscenze. Sono stata portata in giro e a mangiare di qua e di là. Ho cominciato la scuola. Ed è estate. Mi sono adattata con i vestiti, ma faccio ancora un po’ di fatica con il pensiero che sia estate, e gennaio.

Il centro città è verde quanto la periferia! Con la differenza che il verde sta in mezzo a moderni e alti palazzi. E non sto parlando di parchi. Ce ne sono parecchi di tutte le dimensioni, ma le piante, gli alberi sono ovunque. E ho già scoperto perché tutto questo verde e perché tutti questi enormi alberi. Fino a circa tre anni fa ogni tipo di pianta era protetta. Ciò significa che per tagliare qualsiasi albero o cespuglio si doveva richiedere un permesso speciale. Indi per cui non si tagliava. Il risultato è che camminando sui marciapiedi è meglio fare attenzione a dove si mettono i piedi: il cemento è alquanto ondulato per via delle radici. E non è una leggera ondulazione come da noi. Qui a momenti diventa collinoso quanto la città.

La fauna aerea vanta parecchie specie di volatili variegati e variopinti. Solo qualche passero, qualche piccione e l’infinità di gabbiani di varie dimensioni e molto socievoli mi ricorda vagamente che sono ancora sullo stesso pianeta.

Le strisce pedonali sono un concetto molto astratto qui. Sulla strada non è segnato granché. In compenso gli omini verdi camminano. Voglio dire, camminano veramente! Si muovono! E anche se i neozelandesi guidano alquanto bruscamente, mi sento molto sicura su queste strade. Sia in macchina o in bus, sia a piedi: hanno un’attenzione molto alta. E di solito sono fermi per farti passare ben prima che tu riesca a guardare da entrambe le parti. O magari è per la mia confusione ancora presente riguardo a quale lato devo prima guardare per attraversare.. Mi abituerò anche a questo.

Mission Bay. Sembra essere la spiaggia più popolare e popolata di Auckland. Fino a cinque anni fa non esisteva. Le tonnellate di sabbia che formano la splendida spiaggia di questa baia arrivano da una qualche baia (o spiaggia o che) più a nord.

La gente è molto cordiale e allegra, c’è tranquillità ed entusiasmo. Ed è decisamente contagioso. Si sente sicurezza. E il tanto temuto accento incomprensibile.. è più che altro una parlantina tanto veloce. A farsi ripetere le cose che non si capiscono funziona tutto a meraviglia. È uno degli accenti che più capisco. Però mi sa che è meglio non fare confusione con i kiwi. Perché ci sono i kiwi, i kiwi e i kiwi. Sono tre cose diverse! In ogni caso la popolazione è molto variegata. Molte popolazioni asiatiche ed europee so ritrovano qui tutti insieme. L’unica pecca è la grande quantità di svizzeri che sto trovando a scuola… fortunamente ancora nessun ticinese: io da brava sono una ticinese doc, mica ho sangue svizzero tedesco. Only italian and english! No german, no french. No no.

Qui fa un’ estate vera. Troppo calda in realtà per loro. Non sono abituati qui a questo caldo. E il tempo cambia molto velocemente. Da pioggia a sole cocente. Ma c’è quasi sempre un bel venticello e il sale dell’acqua e dell’aria è miracolosa per la mia pelle. Assieme probabilmente al sollievo di essere qua davvero e delle belle sorprese trovate.

See you soon!
PS lunedì qua si festeggia. Questa sorprendentemente giovane città il 26 di gennaio compie 175 anni! Dovrei studiare un po’ di storia..

 

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