Piovono kiwi a pecorelle

Sogni natalizi

L’orologio della stazione segna le sei e un minuto. Le 18:01. Fuori è buio, siamo in inverno. Il calendario ci dice che domani comincia l’ultima stagione dell’anno. In realtà non si capisce mai bene se fuori sia gelido oppure siano dieci comodi gradi autunnali. Ma qui dentro è bello caldo, mentre il treno viaggia verso casa. Alle orecchie le cuffie, per strada stelle, cascate e fiumi luminosi. C’è carenza di alberi di Natale. Ho passato l’infanzia a contarli in viaggio verso i parenti per le feste e poi di ritorno a casa. Quest’anno ho fatto fatica a entrare in ambiente natalizio. Sarà il tempo, sarà che ho per la testa altri viaggi. Ci ho messo un po’ a sentire il Natale, e ora.. Ora, cuffie alle orecchie, occhi dritti nel buio.. li cerco invano questi alberelli. Quasi non ce ne sono. Sono in crisi anche loro? Eppure io quest’anno alla fine sento finalmente che fra pochi giorni celebreremo la luce, la speranza, l’amore. Forse gli alberi, quelli di Natale, hanno deciso di festeggiare tutti tra loro. Per questo non ce ne sono per strada. tranne pochi affezionati. L’orologio di un’altra stazione segna le 18:32. Basta, in galleria chiudo gli occhi e me li immagino, gli alberi di Natale che festeggiano tutti assieme.

Ci sono abeti rossi, abeti bianchi, qualche pino, larici, pure dei ciliegi spogli di foglie, degli agrifogli, … Alcuni imponenti, altri più umili, quelli più anziani e vissuti in mezzo a giovani scalpitanti rampolli. Ma tutti sono arrivati agghindati a festa, ghirlande, bocce, angeli, candele, lucine, … Hanno tutti scavato in cantina per trovare il loro abbigliamento perfetto e preferito. I più poveri stanno tra i più ricchi, i più tradizionali tra i più all’avanguardia. I giovani ammirano l’abbigliamento così strano e antico di alcuni anziani. I vecchi cercano di capire quei colori psichedelici dei più piccoli. Tutti sorridono. Quasi tutti.. In un angolo c’è un piccolo abete vestito solo dei suoi verdi aghi che si nasconde. Con sguardo ammirante vorrebbe tuffarsi in mezzo a quel ben di dio di luci, colori e altre decorazioni. Anche lui vorrebbe essere un albero di Natale. In fondo è un abete rosso, praticamente l’albero di Natale per eccellenza. Ma, non si sa come, non ha trovato da nessuna parte un abbigliamento per le feste. Se ne sta lì nascosto in un angolo, vergognandosi di sé stesso. Poi un imponente abete con delle festose decorazioni rosse lo vede, gli si avvicina, lo saluta. E gli avvolge una ghirlanda rossa intorno. Il piccolo abete rosso è sorpreso. Un anziano larice li accanto nota la scena e gli dona qualche boccia blu. Un grande sorriso fa risplendere il suo verde brillante e un pino coetaneo gli porge tre piccoli angeli argentati. Il piccolo abete ora è tutto orgoglioso del suo abito e senza più vergognarsi comincia a girare con i suoi nuovi amici. Non ha nemmeno bisogno di candele o lucine: con questi piccoli doni è diventato l’albero di natale più luminoso tra i presenti.

Ora l’ambiente è perfetto. Apro gli occhi, la galleria è finita, il mio sguardo cade fuori nel buio. Due alberi di Natale mi sorridono, uno giallo, uno blu.

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