Piovono kiwi a pecorelle

Schmitt e il bambino di Noè

Il mio primo incontro con Eric-Emmanuel Schmitt credo sia stato, ormai diversi anni fa, quando mi è capitato di leggere “Oscar e la dama in rosa”. Quelle parole scaturite come dal cuore di un bambino, così semplici e così sincere, mi hanno subito profondamente colpita, la me adolescente. La breve storia di un bambino, Oscar, malato terminale alla scoperta della vita. Il secondo incontro con la poesia della vita di Schmitt è stato, inizialmente a mia insaputa, alla visione del film “Monsieur Ibrahim e i fiori del corano” con il grandioso Omar Sharif.  Da quando ho scoperto essere tratto da un suo libro mi piacerebbe leggere il libro, ma finora non ci sono ancora riuscita. Poi ho incontrato nuovamente Oscar e la sua dama in rosa a teatro in un monologo che mi ha fatto ridere e piangere. Non ho potuto fare a meno di andare alla ricerca del libro e rileggerlo.. nuovamente meravigliata. Sono successivamente passata anche per la mente malata e contorta presente ne “La Scuola degli Egoisti”. E, grazie a un regalo di Natale, per la mente di un ragazzino di Tokyo alla ricerca di sé stesso ne “Il lottatore di sumo che non diventava grosso”. Stavo poi frugando tra i libri in cantina quando ho letto di nuovo il suo nome: Eric-Emmanuel Schmitt. “La mia vita con Mozart”, una serie di lettere a Mozart che rendono visibile la vita di un ragazzo e poi uomo tramite tante immagini, ha bisogno di concentrazione perché si riesca a comprendere questa vita. Infine l’ultimo arrivato che mi parla del figlio di Noè.

Eric-Emmanuel Schmitt è uno scrittore belga le cui opere sono lette e anche rappresentate in tutto il continente. La sua poesia che permea qualunque personaggio esca dalla sua penna è talvolta di una semplicità sconfortante, talvolta contorta e complicata, talvolta fluida, talvolta un susseguirsi di immagini che abbisognano di concentrazione per mantenere o creare un filo logico. Sempre però questa poesia ti lascia spiazzato nella sua sincerità e profondità.

Il bambino di Noè parla di un bambino ebreo durante la seconda guerra mondiale che si ritrova improvvisamente in un collegio cristiano, senza genitori e senza poter essere ebreo. O almeno senza poterlo essere in parte. Quelle parole scritte così pesanti, immaginate in bocca a quel bambino diventano improvvisamente parole di speranza, sincerità, forse anche perdono e gratitudine. Una vita che vuole rappresentare un popolo. Un’ulteriore opera di Schmitt che nonostante la crudeltà che può racchiudere ti lascia alla fine un sorriso, e serenità.

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