Piovono kiwi a pecorelle

La tela tra le stelle

IMG_6321Era proprio assiduo quel cittadino d’aria. Forse anche un po’ impertinente. Aveva deciso di trasferirsi su un’astronave, o per meglio dire al suo esterno. Era enorme quella navicella, non c’é che dire. Tutta azzurra, di un azzurro trasparente che si confondeva con il cielo. Quel piccolo cittadino d’aria aveva trovato un angolo dove nascondersi, e aveva cominciato a costruire la sua nuova dimora tra il vetro e quella sporgenza riflettente che gli faceva credere che la sua nuova casetta fosse più ampia di quanto fosse in realtà.. Si potrebbe credere che in quel luogo di libertà il signor Ottozampette fosse tranquillo e beato. Non si sa bene cosa gli passasse per la testa che lo tenesse legato all’astronave trovata. Sentire il vento senza muoversi di casa. Scoprire l’universo, viaggiare gratuitamente. Essere diverso dai suoi amici. O magari mostrare ai propri parenti che diventare astronauta non era un sogno così assurdo come gli dicevano da quando zampettava in giro a fatica e guardava le stelle parlando con loro e dicendo con convinzione che un giorno sarebbe andato a trovarle, quelle stelle così lontane e così sole. Avrebbe fatto loro compagnia, sarebbe diventato loro amico. Si potrebbe proprio credere che fosse felice, avendo realizzato il proprio sogno. Ma l’astronauta che guidava la navicella aveva qualche dubbio. Aveva notato subito l’intruso, pur non vedendolo mai di persona. La casetta semitrasparente si rifletteva sullo specchietto facendolo sembrare crepato. Non poteva non notare il viaggiatore di sfroso, e di conseguenza gli distrusse la nuova dimora. Eppure il nostro signor Ottozampette la ricostruì, una volta di nuovo fermi. Due o tre volte la casa gli venne distrutta dall’astronauta, che non avendo mai visto il proprietario e pensando solo alla propria astronave agì per automatismo. Ogni volta il piccolo cittadino d’aria la ricostruì, migliore e più grande di prima. Era proprio assiduo, forse anche un po’ impertinente. E l’astronauta riconobbe la sua forza. Non gli toccò più la sua casetta, ma poi toccò al vento rovinargliela parecchie volte, e la pioggia la piegò molte volte. Ogni volta l’assiduo inquilino la riparò e ricostruì. Ogni volta il cittadino d’aria decise di rimanere tale. Persistendo nel suo obiettivo ottenne la stima dell’astronauta, che dopo mesi e mesi, al momento di vederlo per la prima volta, così piccolo e trasparente come la sua casa, non poté far altro che farsi scappare un sorriso e salutarlo silenziosamente, chiedendosi se quel piccolo essere fosse conscio che rimanendo lì non avrebbe mai incontrato le stelle. Ed è ancora lì quel minuscolo e assiduo ragnetto, con la sua tela a creare sogni, quadri, sorrisi e ammirazione tra lo specchietto e il finestrino di un automobile che continuerà a volare per lui e a portarlo un po’ più vicino alle sue amiche stelle.

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