Piovono kiwi a pecorelle

(5 ottobre 2007) Manuel Vázquez Montalbán – Ho ammazzato J.F. Kennedy

La vita è una continuità di movimenti verso il successo, lui e io sappiamo che come estrema risorsa possiamo compiere un movimento vietato alla stragrande maggioranza degli abitanti del formicaio: il movimento di portare la mano sotto l’ascella, togliere la sicura alla pistola, puntare e infischiarcene di quel che diranno gli altri.
 
 
E il resto, il resto del mondo è silenzio e il meglio che possa fare è rimanere in silenzio.
 
 
Sant’Agostino, una volta, passeggiava lungo una spiaggia.
Viveva uno dei suoi momenti di maggior esitazione, pieno di dubbi e domande sul mistero della vita e della morte. Spirito liberale e democratico, sant’Agostino si interrogava su tutto, perché questo dev’essere l’atteggiamento di onestà intellettuale. Passeggiava, ripeto, lungo una spiaggia, quando si imbatté in un bambino che riempiva d’acqua una buca nella sabbia. Continuava a fare avanti e indietro con un secchiello di plastica. Una e più volte. Una e più volte.
"Che cosa fai, piccolino?" domandò il santo.
"Voglio mettere tutto il mare in questa buca."
"Ma," disse il santo, sorridendo davanti a tanta meravigliosa purezza e ingenuità, "questo è impossibile."
Il bambino diventò serio e gli rispose:
"Ancor più impossibile svelare i disegni di Dio".
Svelare, svelare; nella radice di questa parola giace la stessa saggezza. Sollevare il velo che ci separe dalla verità è la strada per raggiungere la saggezza. Ma ogni uomo lucido sa dell’esistenza di un velo posto troppo lontano e sa che bisogna conservare un aldilà di mistero il quale impedisce di sollevare l’ultimo velo. Questa è l’umiltà che ha reso grande il nostro popolo. L’umiltà di lasciare a Dio la spiegazione ultima del nostro agire e di non cadere nel peccato di desiderare la consapevolezza del grande Veggente dell’Eternità.

 

 
"Tutto ha inizio quando scopri che sei l’essere più immotivato di questo mondo. Che hai perduto una guerra, un paese, la faccia, tutte le patrie convenzionali. Lo scopri semischiacciato dall’orografia di Manhattan, sotto incombenti grattacieli che minacciano la tua inesistente ossatura da verme. Il freddo è più freddo del freddo, l’angoscia ha lasciato ormai il tuo stomaco, ce l’hai ormai ai piedi, diventati di orribile piombo. È l’anno quaranta a New York. Assurdo. Bussavo di porta in porta. Passavo di abbraccio in abbraccio nella mia qualità di ex combattente della brigata Lincoln. Tante, tante promesse, finché qualcuno comincia a dire cose sensate. Allora mi giurai che non avrei più sofferto il freddo, né quello fisico né quell’altro, mai più. Che non avrei perso niente, mai più. Che non avrei più avuto paura. Che non avrei più avuto in gola, a soffocarmi, la sfera del mondo. Che avrei ritrovato un nome e un cognome, ritrovato il sorriso sulle labbra dei ragazzi degli ascensori, il rispetto negli occhi dei poliziotti."
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