Piovono kiwi a pecorelle

(19 marzo 2007) Politica

Politica.. già, è difficile parlarne. E sarò sincera sin dall’inizio, io non ne capisco granché. O per meglio dire non la seguo granché. D’altra parte fa un po’ tutto parte della politica.. Perché ne parlo? Perché ho cominciato a parlarne nell’ultimo post. Perché mi hanno scritto un commento dicendo che non capiscono la politica. E perché ne ho discusso con altra gente, e oggi dai nonni c’è stata la solita discussione politica tra mio padre e mio nonno, che non è che non capisca niente, ma mi pare giunga troppo spesso a conclusioni sbagliate. Perché vorrei correggere quel che ho scritto, no non correggere, completare…

Ho attaccato la lega e la sua campagna. Ma discutendone fuori ho capito che non ho tenuto conto di diverse cose. Sono partita con un certo presupposto e non ho nemmeno pensato che potesse esserci dietro qualcos’altro. Ho fatto come con la scrittura, non ho ragionato, ho scritto e detto quel che mi passava per la testa. Non ho intenzione di ritirare tutto, perché non ho cambiato idea, ho semplicemente ampliato il mio pensiero. Non sono nemmeno tanto sicura che il pensiero che sta dietro la volontà sia tanto nobile.

Ebbene… Ho scritto che dietro alla frase "Lavoro: prima ai ticinesi" ci fosse solo razzismo. Ho un po’ esagerato. Perché è vero che in Ticino c’è tanta disoccupazione anche a causa dei pendolari che vengono pagati di meno. È vero che molti capo-azienda scelgono prima gli stranieri, perché costano meno. Ma non c’è solo quello. Come ho già detto, tanti ticinesi non si degnano neppure di pensare alla possibilità di fare certi lavori più manuali. Neppure se sono disoccupati. E ne ho una prova concreta, non è una leggenda metropolitana. Quindi il problema è da ambo le parti, non solo da quella delle grandi ditte e aziende che assumono, appena possono, degli stranieri. Certo, in questo ambito si può fare qualcosa. Ma sono ancora convinta che dietro a quello slogan ci sia anche razzismo. E sarà difficile che mi facciate cambiare idea su questo. Perché non mi vergogno a cambiare idea, penso infatti che chi si tiene sempre stretta la sua idea non va molto avanti. Ammetto quando sbaglio, ho ammesso di aver esagerato, ma l’idea di fondo (almeno questa volta) me la tengo.

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