Piovono kiwi a pecorelle

(15 gennaio 2007) Please: listen to me now!

Quante volte mi sono sentita dire di parlare di più, quante volte mi è stato intimato di partecipare di più. Eppure quando parlo, mi si dice di tacere. Che si decidano… D’accordo, il problema è che io ascolto. Ascolto e accumulo. Quando poi mi capita l’occasione, parto in quarta con un discorso incasinato, e alla fine non ho mai detto quello che inizialmente volevo dire. Quindi ascolto, che male c’è? Da piccola mio padre diceva sempre che non riuscivo ad ascoltare, ed era vero. Mi intromettevo nei discorsi chiedendo cose che non c’entravano affatto, o dicendo ciò che mi era appena venuto in mente. Dà fastidio alla gente. Piano piano ho capito che ascoltare non è naturale, ho capito che ascoltare è una dote. Ascoltare può aiutare molto più di mille parole. E mi sono capovolta, non mi intrometto più da nessuna parte, se non sono quasi sicura di non interrompere nessuno. Ma nemmeno questo va bene, perché gli altri mi guardano male, o si sentono a disagio. Io ascolto, e non penso ci sia altro da dire.
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