Piovono kiwi a pecorelle

(17 luglio 2005) G8

c’è chi però non è d’accordo… e giustamente (i grassetti, corsivi e sottolineature sono miei)

 

 

 

 

14 giugno 2005
The Guardian

La truffa del G8
Debito cancellato o racket delle estorsioni?

George Monbiot

 

 

 

Porre
condizioni di questo genere agli aiuti è già abbastanza grave. È come
dire: "Vi daremo un pochino di soldi se ci darete i vostri gioielli
della corona". Ma legare questa logica alla cancellazione del debito
equivale a dire: "Smetteremo di prendervi a pugni in faccia se ci
darete i gioielli della corona". Il piano del G8 per salvare l’Africa è
poco più di un racket delle estorsioni

 

 

Un’aura di santità
sta scendendo sugli uomini più potenti della terra. Sabato i ministri
delle finanze di sette nazioni appartenenti al G8 (la Russia non è
stata invitata) hanno promesso di cancellare i debiti che i paesi più
poveri hanno contratto con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario
Internazionale. Chi potrebbe negare che la cancellazione del debito è
una cosa buona? Poco importa se molto di questo debito – soldi prestati
dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale per

corrompere
dittatori – non avrebbe mai dovuto essere stato contratto sin
dall’inizio. Poco importa se, in termini di risorse saccheggiate,
lavoro rubato e ora di danno causato dal cambiamento climatico, il
ricco deve al povero molto più di ciò che il povero deve al ricco.
Alcune delle nazioni più povere hanno speso più per ripagare il debito
che per il loro sistema sanitario o educativo. Qualunque sia l’origine
del problema, tutto ciò è osceno.

Voi vi aspettate
che io adesso scriva qualche "ma": non vi deluderò. Il "ma" arriva
quando si legge il paragrafo 2 della dichiarazione dei ministri delle
finanze. Per candidarsi alla cancellazione del debito, le nazioni in
via di sviluppo devono "contrastare la corruzione, spingere lo sviluppo
del settore privato" ed eliminare "gli impedimenti agli investimenti
privati, sia nazionali che esteri".

Queste sono
chiamate "conditionalities". Le conditionalities sono le regole che i
governi devono seguire per poter ricevere aiuti, prestiti e
cancellazione del debito. A prima vista sembrano una buona idea. La
corruzione fa zoppicare le nazioni povere, specialmente in Africa. Il
denaro, che avrebbe potuto permettere a chiunque un livello di vita
dignitoso, ha invece reso incredibilmente ricchi un manciata di uomini.
Le nazioni potenti sono giustificate nel cercare di scoraggiare tutto
ciò.

Questa è la
teoria. In verità la corruzione raramente è stata vista come una
barriera ad aiuti esteri e a prestiti: diamo un’occhiata ai soldi che
abbiamo elargito, direttamente e attraverso Banca Mondiale e FMI, a
Mobutu, Suharto, Marcos, Moi e a tutti gli altri truffatori di
serie A. Robert Mugabe, il re demonio dell’occidente, è stato
meritatamente tagliato fuori e dimenticato dalle nazioni ricche. Ma ha
causato meno sofferenze ed è stato meno corrotto del rwandese Paul
Kagame o dell’ugandese Yoweri Museveni, entrambi citati ripetutamente
dalle nazioni dei G8 come praticanti del "buon governo".
I
loro eserciti, come dimostrato dall’Onu, sono in gran parte
responsabili del disfacimento della parte orientale della Repubblica
Democratica del Congo (Rdc), pagato con 4 milioni di vite umane, ed
hanno rubato impunemente miliardi di dollari in risorse naturali.
Tuttavia la Gran Bretagna, che ospiterà il summit dei G8, rimane il
loro maggior finanziatore grazie agli accordi bilaterali, e si è
rifiutata di chiedere il loro ritiro dalla Rdc come condizione per
ricevere aiuti esteri.

La differenza,
naturalmente, è che Mugabe non ha limitato i suoi attacchi alla
popolazione nera; egli ha anche sottratto case, terreni e proprietà ai
fattori bianchi e ha confiscato i loro beni all’estero. Kagame, invece,
ci ha entusiasticamente rifornito di materie prime necessarie ai nostri
telefoni cellulari e computer: materie prime che le sue truppe hanno
rubato alla Rdc.

D’altra parte, la
corruzione pura è tollerata e anche incoraggiata. Venticinque paesi
hanno finora ratificato la convenzione Onu contro la corruzione ma
nessuno di questi è membro G8. Perché? A causa delle nostre
multinazionali che se la cavano molto bene. Nel Regno Unito le grandi
aziende possono, del tutto legalmente, corrompere i governanti africani
se operano attraverso il nostro (profondamente corrotto) paradiso
fiscale dell’isola di Jersey. Lord Falconer, il ministro chiamato a
risolvere una volta per tutte il problema, si rifiuta di agire. Se si
dà un’occhiata alla lista dei clienti dell’isola, molti dei quali sono
nell’indice delle 100 grandi aziende inglesi quotate in borsa, si
comincia a capire perché.

L’idea, perorata
dalla maggior parte dei nostri commentatori, che le condizioni che il
nostro governo impone possano aiutare a prevenire la corruzione, è
quanto mai ridicola. Per candidarsi a ricevere i fondi della Banca
Mondiale, il nostro cliente modello (l’Uganda) è stato forzato a
privatizzare la maggior parte delle sue aziende statali prima di poter
decidere le regole per la la loro vendita.

E’ stata una
svendita: il ministro delle Finanze ugandese aveva previsto di
raccogliere 500 milioni di dollari e invece ha raccolto solo 2 milioni
di dollari. Il rimanente (498 milioni di dollari) è finito nelle tasche
dei funzionari di governo. Senza alcuna vergogna, la Banca Mondiale ha
preteso che – per candidarsi ora alla cancellazione del debito – il
governo ugandese privatizzi il suo sistema idrico, i servizi
all’agricoltura e le banche commerciali, di nuovo senza un minimo di
regolamentazione.

E qui incontriamo
il problema fondamentale delle condizioni poste dal G8. Non si fermano
alla richiesta di bloccare la corruzione, ma si immischiano in tutti
gli aspetti del governo sovranazionale. Quando i ministri delle finanze
parlano di "buon governo" e di "eliminare ciò che impedisce gli
investimenti privati", quello che intendono è commercializzazione,
privatizzazione e la liberalizzazione del mercato e dei flussi di
capitali. E tutto ciò significa nuove opportunità per il denaro
occidentale.

Ma soffermiamoci
ancora un attimo sull’Uganda. Verso la fine degli anni ’80 il Fmi e la
Banca Mondiale costrinsero il governo a imporre delle "tasse
sull’utente" nel campo della salute e dell’educazione primaria. Il
risultato è stato quello di creare nuovi mercati per il capitale
privato. La presenza scolastica, soprattutto per le ragazze, ha avuto
un tracollo. Lo stesso vale per i servizi sanitari, specialmente per i
poveri delle campagne. Al fine di evitare una possibile rivoluzione,
Museveni reintegrò l’educazione primaria gratuita nel 1997 e la sanità
di base gratuita nel 2001. Le iscrizioni alle scuole elementari
balzarono da 2.5 milioni a 6 milioni e il numero di pazienti esterni
quasi raddoppiò. La Banca Mondiale e il Fmi – che le nazioni G8
controllano – si infuriarono. All’incontro dei donatori nell’aprile del
2001, il responsabile della delegazione delle banche disse chiaramente
che, visto il cambiamento di politica, riteneva ormai il ministro della
Sanità ugandese come un "cattivo investimento".

C’è
chiaramente un conflitto di interessi in questa relazione. I governi
del G8 dicono di voler aiutare i paesi poveri a svilupparsi e a
competere con successo. Ma detengono potenti interessi commerciali a
determinarne il loro fallimento, perché vogliono dare alle nostre
aziende la possibilità di impadronirsi dei loro servizi pubblici e di
ottenere prodotti a prezzi stracciati. Le condizioni che imponiamo alle
nazioni povere tengono queste nazioni al guinzaglio, un guinzaglio
molto corto.

Questo non è
l’unico conflitto. La dichiarazione dei ministri delle Finanze del G8
insiste su un punto: che siano la Banca Mondiale e il Fmi a monitorare
i progressi delle nazioni indebitate e a decidere se alleviarle del
loro debito o meno. La Banca Mondiale e il Fmi, naturalmente, sono le
agenzie che hanno più da perdere in questa possibile redenzione. E’ nel loro interesse che la cancellazione del debito avvenga il più lentamente possibile.

Porre condizioni
di questo genere agli aiuti è già abbastanza grave. E’ come dire: "Vi
daremo un pochino di soldi se ci darete i vostri gioielli della
corona". Ma legare questa logica alla cancellazione del debito equivale
a dire: "Smetteremo di prendervi a pugni in faccia se ci darete i
gioielli della corona". Il piano del G8 per salvare l’Africa è poco più
di un racket delle estorsioni.

Credete
ancora che i nostri leader, novelli santi, si siano guadagnati le loro
aureole? Se pensate di sì, vi siete bevuti una vagonata di sciocchezze.
Sì, dovrebbero cancellare il debito. Ma dovrebbero cancellarlo incondizionatamente.

 

http://www.zmag.org/Italy/monbiot-debitoracket.htm

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